Tutto l’amore in un abbraccio

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-di Claudia Izzo-

“Siamo angeli con un’ala soltanto e possiamo volare solo restando abbracciati” recitava Luigino, il poeta nel film di Luciano De Crescenzo, “Così parlò Bellavista” e mai come adesso, in questo periodo dettato dal Covid 19, lo stiamo capendo. Stiamo probabilmente capendo davvero di chi abbiamo bisogno, chi vogliamo, quali abbracci ci mancano. Tanti, troppi, quelli evitati a causa del virus, quelli mancati, eppure sono proprio gli abbracci dati a persone a noi care a liberare nell’organismo di chi abbraccia e di chi è abbracciato la produzione di ossitocina, l’ormone della felicità che allontana lo stress, favorisce la memoria, ci trasmette quel senso di benessere che ci riconcilia alla vita.

L’importanza degli abbracci ben l’hanno capito nella Casa di Riposo di Castelfranco Veneto dove, proprio in periodo Covid, è stata creata La stanza degli abbracci, dove il paziente attraverso un telo di plastica può abbracciare i propri cari. Un telo che protegge entrambe le persone, ma le avvicina al tempo stesso, distruggendo quel vuoto che dall’inizio della pandemia i pazienti si portano dentro. Un modo, questo, per salvaguardare il benessere psicologico ed emotivo non solo dei pazienti ma anche dei loro cari, perché, come ricorda lo scrittore Fabrizio Caramagna : “Verbo abbracciare. Un verbo aperto. Privo di muri. Verbo che mostra luce. Verbo che innamora”.

Perché un abbraccio può darci la forza di lottare anche contro il virus.

 

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