Trump e la Storia, pessimi amici

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Cercasi corsi serali di Storia- di Claudia Izzo-

Può costruire muri, dividere mondi, ritirare eserciti e lasciar bombardare popoli che fino a ieri erano amici. Questo gli viene concesso dal mondo, perchè, si sa, il potere americano primeggia su tutto come la bandiera a stelle e strisce alla Casa Bianca. Ma l’uomo più potente del mondo non può permettersi di dire corbellerie che nascondono vuoti ormai incolmabili sul suo stesso Paese, facendo raccapricciare il più impreparato studente di storia che non studia da un pò.

Il 15 ottobre infatti, il Presidente Italiano Mattarella è volato negli USA per un  incontro istituzionale riguardante l’invasione turca nel nord della Siria e i dazi che Trump vorrebbe imporre su alcuni prodotti europei, tra cui i formaggi italiani. Forse per questo il nome Mattarella sarebbe stato pronunciato più volte dal presidente americano  “mozzarella” da cui l’hashtag #PresidentMozzarella è diventato di tendenza su Twitter tra il 16 e il 17 ottobre.

Ma questo episodio è davvero niente innanzi alla Storia che va in frantumi per le parole proferite dal primo cittadino d’ America :”Gli Stati Uniti e l’Italia sono legati culturalmente da legami che risalgono a migliaia di anni, fino all’Antica Roma” , frase in cui Trump crede, tanto da volere che sia pubblicata su Twitter dove  continua a campeggiare. Insomma, un’amicizia millenaria esisterebbe tra gli Stati Uniti e l’antica Roma, dimenticando che “in un tempo in cui Roma aveva Cesare, Virgilio ed Augusto …” l’America non era stata ancora scoperta. Trump dimentica, infatti,  che il suo Paese è uno stato moderno, con una storia più recente; quel tale Cristoforo Colombo la scoprì solo nel 1492,  la Dichiarazione di Indipendenza risale solo al 1776…in realtà non è l’alleanza dei due Paesi ad esistere da millenni, ma la “comune eredità politica e culturale” che lega i due Paesi …

Le espressioni della traduttrice italiana del Presidente Mattarella che doveva tradurre quanto diceva Trump, non sono passate inosservate ai media.

Trump è solito a scivoloni;  nel discorso del 4 luglio  affermò che  “nel giugno del 1775, il Congresso creò un esercito unificato dalle forze rivoluzionarie accampate intorno a Boston e New York… Il nostro esercito ha presidiato l’aria, ha speronato i bastioni, ha preso il controllo degli aeroporti, ha fatto tutto ciò che doveva fare, e a Fort McHenry, sotto il bagliore rosso dei razzi, ha vinto”.  Trump pur di osannare la grandezza del suo Paese e del suo esercito ha dimenticato che il primo volo al mondo fu effettuato in Usa solo nel 1903, grazie ai fratelli Wright. Il secondo errore grossolano riguarda la battaglia di Fort McHenry, avvenuta nella Guerra del 1812 e non in quella d’indipendenza, che risale a qualche decennio prima. Da qui l’ironia sui social:  le immagini dei campi di battaglia che la storia ci tramanda, sono stati pubblicati con i nomi degli aeroporti più famosi d’America e il primo presiedente degli Stati Uniti è stato immortalato al ritiro bagagli.

Meglio però non fare la voce grossa con Trump, qualcuno potrebbe ricordarci che nel febbraio 2019 il nostro Ministro degli Esteri Luigi Di Maio citò in un discorso la “tradizione democratica millenaria” della Francia…

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