Terzo incontro con gli autori de “La primavera fuori. 31 scritti al tempo del Coronavirus”

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Clotilde Baccari commenta i 31 scritti de “La primavera fuori”-

Cinque i webinar organizzati dal direttore di  salernonews24 e  presidente dall’associazione culturale Contaminazioni, Claudia Izzo, dedicati al libro, La primavera fuori, 31 scritto al tempo del Coronavirus, (Il pendolo di Foucault) i cui  proventi della vendita saranno devoluti all’Azienda Ospedaliera San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, di Salerno, reparto di Terapia Intensiva, con l’acquisto di un’attrezzatura specifica.
Il libro, in vendita  presso la libreria Imagine’s Book in Corso Garibaldi a Salerno, il Portico di Lisa, l’edicola libreria Scacciaventi in Corso Umberto a Cava de’ Tirreni e contattando la curatrice, ideato innanzi alle immagini del 18 marzo 2020, dei mezzi blindati a Bergamo che trasportavano le bare con le vittime di Coronavirus, è stato al centro di cinque incontri nell’ambito dei quali la professoressa Clotilde Baccari ha approfondito i contenuti dei singoli racconti.
Durante il terzo  webinar sono stati analizzati i racconti di Brunella Caputo, Claudia Landolfi, Sabrina Prisco, Domenico Notari, incontro visibile suhttps://www.facebook.com/salernonews24notizie/videos/268583671422006
Nel racconto di Brunella Caputo, una nonna racconta la sua storia d’amore alla nipote per dimostrare che tutto passa, bisogna solo attendere; a tutti i giovani per ricordare che dagli eventi negativi si devono trarre opportunità e a tutti noi per educarci  al concetto di resilienza. Una storia d’amore che ha vissuto “Io e te” attraverso mille difficoltà e ha potuto superare anche un periodo di separazione forzato a causa della pandemia che l’ha vista separata dal suo amore bloccato in Brasile dove solitamente vivevano . L’unico strumento di congiungimento, le video chiamate che scandivano  ogni momento della vita fino ai lavori di potatura dell’ibisco e  della lavanda e l’abbeveramento dei colibrì che abitavano il loro giardino, Beija-Flor, così si chiama il colibrì in lingua brasiliana e  significa che -bacia il fiore-. Alla fine, alla domanda della nipote ” il nonno oggi come è come giardiniere?” la protagonista  risponde ”Ha potato le  rose  ma non gli viene come con l’ibisco e la lavanda”; è una storia di resistenza dell’amore attraverso significativi simboli: il  colibrì simboleggia l’amore per la vita e la gioia di vivere, la capacità di superare le difficoltà e di evitare i pericoli. Anche l’ibisco e la lavanda nel racconto hanno  valore di simbolo: fiori a cui, nel racconto, è stata rivolta molta cura ed attenzione in momenti molto difficili per i protagonisti. Un lavoro, fatto con amore, con tenacia, con la volontà di sopravvivere alle avversità ,che ha  dato  come frutto, una competenza conquistata grazie alle difficoltà e alla tenacia  per la sopravvivenza . La rosa è un fiore regale  che con difficoltà sopporta le traversie metereologiche mentre  l’ibisco e la lavanda sono fiori tenaci, come i protagonisti del racconto e come lo sarà la giovane donna cui la storia viene narrata .Il racconto è un inno alla resilienza.

Il racconto di Claudia Landolfi è un decalogo per vivere seguendo non solo il conformismo, le logiche del lavoro, del profitto, ma  per vivere con il cuore e con l’anima per una volta come parte di questo universo ..”come la foglie in trasformazione perenne , per una volta raccogliere tutto ciò che è vivo: un seme, una parola, un abbraccio e soffiarci dentro per ampliarlo….farlo con coraggio sentendoci protagonisti”. Si avverte la condanna, di leopardiana memoria, alle false illusioni del progresso  che uccidono insieme all’amore  anche l’uomo, perché Claudia sembra condividere in pieno quel messaggio sempre attuale di Pascal che, opponendosi a Cartesio, a Platone, agli agnostici  e al dualismo radicale tra anima e corpo, percorre l’idea dell’uomo ragione e cuore; “noi  conosciamo la verità non solo con la ragione ma anche con il cuore, cuore  e ragione sono in sinergia”.  Il messaggio è  vivere la vita con il pensiero del cuore.

Un modello matematico ipotizza quanti gradi di separazione ci sono tra un individuo sano e un contagiato…Sabrina Prisco nel suo racconto riflette sulla repentinità del contagio e la inconsapevolezza che ne abbiamo. Il ritorno del protagonista da un viaggio aereo, una hostess con i primi sintomi di contagio, un susseguirsi di incontri, una serie di fermate tra negozi, bar, un avventore al banco che aspetta la sua consumazione, il treno affollato, un passaggio in macchina di un amico e poi l’incontro con il suo amico carabiniere, la visita a suo padre Matteo con la moglie e il figlio neonato che il nonno vuole conoscere … nonno e nipote, due mondi lontanissimi e speculari: la vita segata dalla nascita del piccolo Matteo e la serena separazione dalla vita del nonno Matteo che non ce l’ha fatta a sfuggire al Covid. La casualità, l’imprevedibile, le occasioni, il caso che traccia la nostra vita. Tutto narrato con agilità discorsiva straordinariamente calibrata che carpisce l’attenzione dell’autore fino alla fine.

Nel racconto di Domenico Notari, ancora una volta, come tante in questo periodo di  pandemia, la colpa del contagio per colpa di una festa. Questa volta per festeggiare il fidanzamento del figlio  di Vincenzo Notari con Clotilde Petrone. Lo sfarzo di una famiglia del primo novecento che da una economia fondiaria passa  un sistema fondato sulla libera proprietà, quella dei Notari: nel grande salone di casa con affreschi liberty, il cuoco dei conti Carrara per eccellere  nelle  pietanze, il pavimento alla maniera pompeiana, il gigantesco lampadario di Murano, una descrizione di matrice verista ,colorita di naturalismo nell’ attenta introspezione dei personaggi e nell’accorata descrizione scientifica del cromatismo della spagnola che uccise buona parte della famiglia Notari: il nero, il rosso, il blu, l’elitropio, il colore della morte. Morirono tutti gli uomini  della famiglia, rimase solo la signora Enrica che pagava  il  peccato della  sua superbia, dell’arroganza del suo sfarzo e  insieme a lei  le tre figlie le cui vite e i propri caratteri vengono descritti verghianamente, con il peso della colpa di aver ceduto alla ostentazione e alla superficialità. Il messaggio vuole raccomandare  la saggezza delle scelte nella tutela della propria e della altrui incolumità.

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