Sulla follia di Putin

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Spigolando sulla rete, ci si imbatte ancora, per fortuna in qualche voce fuori dall’osceno coro dei pseudo giornalisti televisivi proni alla vulgata americana sulla tragedia che si sta consumando in Ucraina. Una voce che sembra dettata dalla ragione più che dal manicheismo imposto dall’alto che prevale oggi nella nostra informazione, sedotta incredibilmente dalla follia della guerra. È questa voce discordante quella del professor Franco Cardini, storico e saggista, specializzato nello studio del Medioevo. Leggere quanto affermato a proposito della presunta follia di Putin, mi ha alquanto riconciliato con la realtà.

A proposito del discorso tenuto dal presidente russo, sulla Piazza Rossa, in occasione delle celebrazioni del 9 maggio, a ricordo della vittoria sovietica sul Terzo Reich del 1945, molti hanno voluto vedere nel tono e negli argomenti una sorta di cedimento, sintomo della difficoltà in cui  si sarebbe venuto a trovare Putin a causa del fallimento di quello che aveva ipotizzato essere una sorta di blitzkrieg e che invece rischia di trasformarsi in un pantano, a causa della imprevista e tenace resistenza ucraina. Fallimento legato alla presunta scarsa salute mentale dell’autocrate di Mosca.

In proposito scrive invece Cardini:

Era prevedibile che Putin avrebbe escluso, nel suo discorso, un conflitto globale: non ha motivo e non avrebbe nemmeno i mezzi per estendere la guerra. Quest’idea che, se non lo fermiamo, si prede la Danimarca, la Moldavia e via dicendo è pura fantascienza, non potrebbe neppure se volesse. Anche se sentiamo definire Putin come un pazzo, egli non è affatto matto, anzi mi sembra più equilibrato lui che Biden.”

Ma il professor Cardini non si ferma qui, va oltre affermando che Putin è in realtà assai più affidabile di Biden. Purtroppo il russo è caduto nel tranello che da tempo l’America di Biden gli tendeva. Quell’America con cui si vuole continuare ad identificare l’intero Occidente, mentre in realtà l’Europa è altro rispetto agli USA ed i loro interessi non sono coincidenti.

Secondo Cardini, la tagliola preparata dagli americani alla Russia di Putin presenta due denti. Infatti in qualunque modo Putin avesse deciso di reagire all’abbaiare della NATO sulla porta di casa (cfr Papa Francesco) sarebbe rimasto incastrato. Se infatti avesse deciso, come ha fatto, di intervenire militarmente, lo avrebbero accusato di essere un criminale e lo avrebbero paragonato ad Hitler.

Se invece avesse deciso per la inazione, come accaduto in occasione della Georgia o della stessa Ucraina nel 2008, gli avrebbero organizzato, probabilmente contro una nuova rivoluzione arancione, nel tentativo di scalzarlo dal governo.

Tra i due mali, Putin ha scelto il primo, poiché se non avesse reagito avrebbe perso credito in patria e creato uno scontento che non si può permettere. L’intervento militare è stato per lui la scelta del male minore. Di fronte a lui si trovano i guerrafondai d’oltreatlantico che hanno svelato il loro vero volto in occasione della disponibilità espressa da Zelenskij, circa la rinuncia alla Crimea, al fine di avviare una trattativa con l’invasore.

Immediatamente è intervenuto Stoltenberg, segretario della Nato che ha smentito il presidente ucraino, affermando che i membri della NATO non avrebbero mai accettato la rinuncia alla Crimea.Intervento quello di Stoltenberg che non si può definire altrimenti che vergognoso.

Esso ha ribadito, ancora una volta, che quella in corso è una guerra condotta per procura dagli americani contro Mosca, guerra in cui essi non vogliono perdere i loro soldati e che hanno deciso di combattere “eroicamente”  fino all’ultimo ucraino.

A questo punto, un sano realismo dovrebbe suggerire agli europei di sganciarsi dalla politica americana, condotta da un folle, quale sempre più si dimostra Biden.

 

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