Soprattutto le interviste sono una questione di stile

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Porta a Porta, tra critiche e polemiche- di Claudia Izzo-

“Diciotto mesi sono tanti” ha affermato Bruno Vespa, “poco più di un flirt” aggiunge la vittima, “18 mesi sono un bel flirtino, però, eh!”, replica Vespa.

18 mesi è la durata della storia che Lucia Panigalli ha vissuto con colui che vorrebbe essere il suo carnefice. Ma spetta ad un giornalista dire che 18 mesi sono tanti per una storia? Alzi la mano chi di questi tempi non si è trovato in una storia da cui dover fuggire o non conosce qualcuno a cui qualcosa di simile sia capitato…

Facciamo un passo indietro. Lucia Panigalli è stata ospite il 17 settembre scorso della fortunata trasmissione “Porta a Porta”, condotta da Bruno Vespa.

Scrivere di quanto visto sembra un dovere, per capire davvero l’importanza dei media ai nostri giorni, l’uso che se ne fa, il potere che hanno. Lucia Panigalli il 16 maggio 2010 è stata aggredita nella sua abitazione da un uomo con passamontagna, coltello e guanti in lattice. Una storia come tante, si penserebbe. Ma lo si penserebbe davvero se fossimo noi le protagoniste dell’aggressione? Una nostra amica? Una nostra sorella? Una nostra figlia? E’ d’obbligo dunque immedesimarsi nella situazione. L’uomo a volto coperto la prende a calci e pugni e la colpisce con un coltello che non riesce ad affondare nel collo della vittima. Le sussurra lievemente “Ti uccido”.

Due parole. Due parole soltanto, ascoltate nel terrore più cupo senza la possibilità di guardare in faccia il proprio carnefice. La donna scoprirà, riuscendo a smascherarlo, che si tratta del suo ex. L’ennesimo caso di un uomo che non riesce ad accettare la fine di una relazione.

Per il giudice è tentato omicidio e Mauro Fabbri viene condannato a 8 anni e mezzo di carcere. Omicidio non portato a termine, ma Fabbri in carcere si rivolge ad un sicario bulgaro. Prova attraverso quest’ultimo a mettere a segno il colpo, pianifica una finta rapina in villa finita male per coprire il vile femminicidio.  Il bulgaro però, a sorpresa, denuncia il tutto, ma Fabbri non è punibile, lo dice l’articolo 115 del nostro codice penale. Il piano è rimasto ad un livello intenzionale, progettuale, non si è cioè tradotto in realtà e per la nostra legge non è punibile. Oggi Fabbri, dal 29 luglio è libero per “buona condotta” ed abita a pochi chilometri da Lucia che vive sotto scorta con l’incubo di essere ammazzata. “E’ come vivere con un cancro in attesa di morire…”

Lo stile non è acqua e le interviste, fanno uscire il meglio o il peggio del giornalista e dell’intervistato, questo lo si sa. Dopo l’intervista di ieri i social insorgono per il poco tatto usato da Vespa. Come dar loro torto, con tutto il rispetto per il ruolo e l’anzianità della professione, ma si può esordire con un sottofondo musicale del tipo “Bang Bang- My baby shoot me down” (Il mio tesoro mi ha colpito)… ?

Tutto così forzatamente cinematografico, in una società che vive di immagini e sensazionalismi. Il sorrisetto sul volto del giornalista spiazza e sgomenta. Parlando di Fabbri, Vespa dice : “Si era messo d’accordo con qualcuno per fare una certa azione ai suoi danni, ma non l’ha fatta quindi per la giustizia è innocente”… perché non definire un tentato omicidio come tale? La timidezza di Vespa approda tutta qui.

Ed ancora “Certo che l’aveva ridotta piuttosto male, ma posso chiederle di che cosa si era innamorata?” Come se nessuno al mondo si sia innamorato mai di persone sbagliate che ben hanno saputo mascherare il proprio essere! “Ma era così innamorato di lei da non volerla dividere con nessuno se non con la morte? Finché morte non ci separi, come si dice! ed ancora “Se avesse voluta ucciderla, l’avrebbe uccisa, dai.”…

Credo sia una questione di stile approcciarsi con empatia a chiunque mostri il dolore della propria anima, soprattutto se questo dolore viene messo in piazza, parlando al cuore degli italiani e delle istituzioni, sperando che qualcosa cambi, che la Legge punisca in modo esemplare i responsabili, perché non si può vivere prigionieri delle follie altrui. Bisogna essere consapevoli che chiunque può essere preda di aggressioni.

Rivedendo la puntata,  è una questione di stile.

Sarebbe stato  preferibile vedere meno ghigni, sorrisetti, ironia.

 

 

 

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