“Si alla DAD considerato il momento”. L’intervista alla docente Annamaria Petolicchio

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-di Claudia Izzo-

In questo momento ancora delicato per i tanti contagi Covid 19 che continuano a registrarsi, molti genitori e docenti si schierano a favore della didattica a distanza per le scuole superiori, entrata ormai nel nostro linguaggio come DAD.

Un insegnamento a distanza che, inserito nelle scuole la scorsa primavera, ha messo a dura prova docenti, allievi e anche genitori, eppure tra mille difficoltà per molti docenti è riuscito a non spezzare quel filo di continuità didattico, creando un ponte tra insegnanti e allievi e cautelando tutti dal virus. Una parentesi che tale dovrà restare in un momento di emergenza. Intanto il Tar ha sancito la ripresa in presenza delle attività didattiche nelle scuole superiori, prima però di chiudere i suoi uffici, proprio per rischio Covid fino al 30 Aprile! Intanto, mentre docenti e genitori appongono firme per una petizione a difesa della DAD per evitare probabili contagi, il Presidente della Regione Campania, dopo essersi consultato con gli esperti dell’Unità di Crisi per l’emergenza Covid 19, invita i dirigenti degli istituti scolastici ad una didattica mista, sia a distanza che in presenza, bocciando l’ipotesi degli ingressi scaglionati. Da Napoli intanto è già partita dai docenti del Liceo Classico Pansini una lettera al Presidente della Repubblica Mattarella di scegliere un metodico didattico solo.

Ne parliamo con la professoressa Annamaria Petolicchio, docente di materie letterarie presso il Liceo Gallotta di Eboli e docente a contratto presso L’Università degli Studi di Salerno.

Professoressa, DAD si o DAD no?

Considerato il momento contingente, DAD sì e poi c’è da aggiungere che non si capisce perché i docenti non siano stati inseriti all’interno del personale da vaccinare. Quindi sicuramente DAD.

E’ indiscutibile che non siamo abituati alla tecnologia tout court, ma secondo me la DAD va a rispondere alla didattica per competenze a cui appartengono le teorie formative ed educative attuali; dunque è un mezzo che permette di favorire le competenze. Sicuramente manca a tutti l’elemento relazionale, ma la DAD ha permesso di sollecitare gli studenti, in sicurezza. Partiamo da un presupposto: noi docenti ci siamo dovuti mettere in gioco per trovare le strategie che in questo momento potessero essere più efficaci per la riprogettazione delle attività curricolari. Non cambia solo il fatto che non si è in aula, cambia l’interazione, cambiano le metodologie, non solo lo strumento.

Secondo lei i ragazzi hanno perso qualcosa?

Da un punto di vista educativo non ritengo che i ragazzi stiano perdendo opportunità; è cambiato il medium, il dialogo educativo è diverso perché diverse sono le circostanze. Anche tornando a scuola nulla sarebbe come prima, la spensieratezza non ritorna con la presenza in aula, tutto ciò deve essere letto come una battaglia per la sicurezza.

Cosa è cambiato da parte dei docenti?

E’ cambiato che una prova di conoscenze non la puoi sottoporre a ragazzi cha hanno Internet a portata di mano, i ragazzi sono bombardati da informazioni che provengono dalla rete, quindi ora è importante che sviluppino un proprio pensiero critico, questo significa un impegno maggiore da parte del corpo docenti. Siamo ancora più raggiungibili oltre ad esserci investiti del ruolo di accoglienza nei confronti dei ragazzi cercando, insieme, di superare il momento. Siamo un supporto per loro. Il pomeriggio poi si organizzano gruppi di studio dove i ragazzi si sostengono vicendevolmente. Insomma, la DAD ci ha posto innanzi ad un bivio, o si mettevano in pratica metodologie didattiche più vicine agli studenti o li perdevamo. Quindi la DAD dà la possibilità di creare una vera sollecitazione all’ascolto, trovare escamotage per interessare; la perdita di concentrazione è facile come la perdita della motivazione da parte dei ragazzi. Il docente deve aprirsi all’ascolto.

Come vi siete organizzati come scuola?

Il pomeriggio noi facciamo degli sportelli, consigliamo libri, diamo spiegazioni, facciamo approfondimenti.

La soddisfazione più grande?

Un ragazzo che dopo vari incontri pomeridiani mi ha chiesto se, appena possibile, potevo accompagnarlo in libreria per l’acquisto d libri. Credo che la DAD ci abbia comunque offerto opportunità che credo in molti abbiano saputo cogliere. Sperimentando le diverse piattaforme educative sotto la guida attenta e sollecita della nostra dirigente abbiamo lavorato in vista di una nuova emergenza sanitaria già prima dell’estate per non farci trovare impreparati innanzi ad una nuova ondata e così è stato.

Come docente universitario come vede la situazione?

Tutto il corpo docente di ogni ordine e grado si è mobilitato; la nostra deontologia professionale crede nella formazione. In qualità di docenti ci siamo sentiti punti di riferimento, una sorta di bussola per evitare che i nostri ragazzi perdessero la rotta. La DAD funziona con l’università, nessuno si lamenta di esami a distanza, didattica a distanza e sedute di laurea a distanza. Se poi stiamo a casa con la DAD e poi ci affolliamo nei centri commerciali, qualcosa non torna, ma questo dipende dalla responsabilità di ognuno di noi.

Cosa le manca di più?

Non vedo l’ora di incrociare lo sguardo di tutti i miei allievi non solo attraverso lo schermo. Penso poi a tutti coloro che raggiungono la nostra sede da Controne, Petina, Sicignano prendendo mezzi di trasporto pubblici. Non metto in discussione la sicurezza all’interno della scuola perché i protocolli vengono rispettati, il problema è ciò che succede nel tragitto casa-scuola, scuola-casa, anche perché la maggior parte dei giovanissimi è asintomatica.

Come sarà dopo questo periodo Covid?

Credo che ci troveremo innanzi ad una normalità che sarà comunque diversa da quella pre-Covid. Tutto questo credo che debba servirci a focalizzarci sulle priorità, senza dare per scontato niente. Questa situazione non ha fatto altro che scoperchiare il vaso di Pandora… Con il Covid 19 sono affiorate criticità già esistenti prima nella scuola: mancanza di edifici con areazione a norma, classi con anche 30 allievi, aule piccole. Quindi DAD sì per questo periodo emergenziale in cui poi tutti si sono scoperti esperti in metodologia, didattica e virologia, ma noi dobbiamo proteggere i nostri ragazzi.

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