San Nicola, Samichlaus, Sinterclaus o Santa Claus

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di Giuseppe Moesch*

Il mese di dicembre è forse quello a maggiore densità di ricorrenze popolari, sacre e profane; molte sono espressioni dello stesso culto o desiderio, in particolare della luce e del suo crescere a partire dai giorni del 21 o 22 di dicembre.

È anche il mese che abitualmente viene considerato come quello della fine del vecchio anno e l’inizio del nuovo dopo la festa di Samhain oggi più nota come Halloween.

A partire da quella festività a ricordo dei defunti si trovano un susseguirsi di ricorrenze tra le quali quella di San Nicola, della Immacolata Concezione, di Santa Lucia, fino al Natale e al Capodanno, per chiudere in bellezza con la festa dell’Epifania.

In tutte quelle occasioni vi è l’abitudine di offrire dolciumi e doni ai bambini ed a seconda delle aree geografiche dette abitudini afferiscono a differenti ricorrenze, come avviene nel giorno dei morti in molte località italiane.

Tra le prime ricorrenze vi è quella di San Nicola, assai viva nelle regioni centro settentrionali d’Italia e d’Europa.

Siamo abituati a considerare San Nicola come il protettore di molte città italiane, oltre 270, tra le quali la più nota è Bari, e di interi Paesi come patrono della Russia, della Grecia e della sua terra natale la Turchia, ma il culto per questo Santo ha dato il via ad un fenomeno assai pervasivo nella cultura popolare di tutto il mondo, ovvero quello di Babbo Natale, anche se la strada per arrivarci è stata assai lunga.

Nicola nasce a Patara nella Turchia meridionale antica e ricca città della Licia, per poi trasferirsi a Myra altro importante centro poco distante vicino all’attuale città di Demre. Sono di grande interesse le tombe rupestri della cultura Licia di quella città il nostro Santo divenne vescovo.

Era molto attivo e generoso, figlio di un facoltoso cristiano, che alla morte gli lasciò una notevole fortuna, dilapidò tutto distribuendolo ai poveri, e negli annali della chiesa è ricordato come fiero oppositore rispetto all’eresia di Ario. Non è certo che abbia partecipato al concilio di Nicea, ma la tradizione che afferma tale convinzione precisa anche che in quella sede avrebbe schiaffeggiato Ario e per questo, su decisione di Costantino, fu incarcerato, privato dei paramenti da vescovo, e lasciato al giudizio degli altri vescovi. Si narra che durante la notte ebbe l’apparizione del Cristo che gli confermò la correttezza delle sue posizion e gli restituì i paramenti e gli donò il libro delle sacre scritture, e così lo ritrovarono i carcerieri l’indomani intento a leggere vestito da vescovo.

Qualcuno sostiene che la sua elevazione al seggio vescovile fu dovuta al caso. Morto il vescovo di Myra, e non essendoci un candidato idoneo già pronto, i preti avessero deciso di nominare come loro pastore il primo prete che fosse entrato in chiesa, e fu proprio Nicola che ebbe quell’occasione.

Tra le opere di generosità vien ricordata, con il simbolo delle tre palle, con cui viene ritratto, la consegna di tre gruzzoli d’oro in tre sacchetti, a forma di palle, lasciati nelle scarpe delle tre figlie di un suo vicino di casa che caduto in miseria, aveva deciso, per la sopravvivenza della famiglia, di indirizzare le ragazze alla prostituzione.

Il santo oggi è patrono di marinai, pescatori, vetrai, farmacisti, profumieri, bottai, arcieri, bambini per averne resuscitati tre uccisi e messi sotto sale da un macellaio per rivenderli come carne, ragazze da marito, prostitute, questi ultimi due gruppi per il gesto delle tre palle, scolari, avvocati, nonché dei prigionieri e delle vittime di errori giudiziari, dei mercanti e commercianti ed alcuni gli attribuiscono anche il patronato sui ministranti, ed infine dei ladri a seguito di una delle tante storie che si raccontano sul suo conto.

Si narra infatti che un barbaro di ritorno da una scorreria durante la quale aveva sottratto una immagine venerata del Santo considerato potente protettore, equivocando sul significato, l’avesse messa davanti alla sua bottega carica di mercanzia, allontanandosi certo che nessuno avrebbe sottratto nulla. Accadde invece che alcuni ladri, resisi conto dell’assenza di controlli rubassero tutto, e che al ritorno del titolare questi si accanisse con frustate sull’immagine. Il Santo scovò i ladri e li convinse a riconsegnare tutto il maltolto facendo capire la propria potenza sia ai ladri che al commerciante che si convertì al cristianesimo con l’intera famiglia.

Dopo la morte fu sepolto nella chiesa che aveva amministrato e da subito vi fu un culto molto sentito, che portò, alla fine dell’anno mille, 66 marinai tra i quali due preti, in un periodo di grande attenzione alle reliquie di santi, a decidere di rubare il corpo per portarlo a Bari da dove erano patite le navi degli armatori Dottula.

Era un periodo nel quale era assai fiorente il commercio di parti anatomiche di uomini e donne morte in santità, ma anche di oggetti ad essi appartenuti; molti truffatori si aggiravano per l’Europa, provenienti dai luoghi santi, offrendo cimeli che riempirono molte chiese.

In non pochi casi addirittura alcuni corpi furono smembrati per distribuirne òe parti in vari luoghi di culto e si giunse persino a bollire i corpi dei defunti per facilitare le operazioni di smembramento.

Per la fretta i marinai baresi decisero di prendere le ossa più grandi, le traslarono a Bari dove alla fine fu eretta una nuova chiesa per il culto di quello che sarebbe diventato il compatrono della città.

Pochi anni dopo alcuni marinai veneziani partiti per la crociata, decisero di ritornare a Myra, per cercare gli avanzi, cioè le rimanenti piccole ossa che ritrovarono sotto un altare secondario, che raccolsero con molta cura e che traslocarono a Venezia nella chiesa di San Nicolò del Lido, alla fine della laguna dove giungeva e terminava la festa dello sposalizio con il mare da parte dei Dogi. Da allora il Santo divenne protettore della flotta della Serenissima.

Altri frammenti del corpo del Santo furono dispersi in altri luoghi, una mano a Vico del Gargano, un frammento dell’omero a Rimini ed una falange a    in Lorena nel villaggio di Port dove fu costruita una grande basilica dedicata a Nicola, che diede alla località il nuovo nome di Saint-Nicolas de Port.

Fu la moglie di Ottone II, l’imperatrice Teofano, che subentro come reggente alla morte del marito, ma che si definì imperatore, che diffuse il culto del Santo che già aveva preso piede in Italia e ne permise la diffusione nel resto d’Europa.

Non è difficile capire perché sia divenuta tanto popolare questa venerazione per un Santo molto terra terra nell’immaginario collettivo, anche se teologicamente molto significativo.

La figura del Santo che ci è pervenuto nelle tradizioni e nelle rappresentazioni popolari è quella di un uomo anziano, buono con una folta barba bianca e con i paramenti da vescovo, che porta il 6 dicembre doni ai bimbi buoni.

Arriva accompagnato da un asino o da un pony, con un sacco che contiene i doni, tradizionalmente frutta e dolciumi, e normalmente seguito da altri comprimari tra i quali una figura assai importante, ovvero un simbolo delle caratteristiche opposte a quelle del Santo, con una veste scura, dal viso sporco, capelli irsuti e incolti, simbolo del male, ha con sé un sacco, ed è armato di una scopa e talvolta di una frusta, oggetti con i quali colpire i bambini discoli; in alcune aree la minaccia e di chiuderli nel sacco e di portarli via con sé.

Nei piccoli villaggi mitteleuropei ancora oggi si può assistere all’arrivo del Santo che si reca di casa in casa, preceduto dal rumore assordante dei campanacci agitati da altri accompagnatori, Trychlers in Svizzera, che schiamazzano, facendo un rumore infernale suonando campanacci di varie dimensioni, portano lanterne ed annunciano l’arrivo dei due personaggi principali, che hanno di fatto una funzione educativa.

La figura dell’accompagnatore negativo che assume il nome di Schmutzli, nella Svizzera tedesca, mentre il Santo viene detto Samichlaus, può essere collegato ad altre figure di aiutanti nazionali perfino più terrificanti come il perfido Père Fouettard nella Svizzera romanda, lo spazzacamino Knecht Ruprecht in Germania, o l’altro spaventoso Krampus in Austria e il ladro di bambini Zwarte Piet nei Paesi Bassi.

Le giornate antecedenti la festa sono giorni d’attesa e di magia; i nonni ed i genitori spingono i bambini a lucidare con cura le scarpe da mettere fuori della porta di casa.

La ragione di tale procedura è collegata al ricordo del dono dei tre gruzzoli donati dal Santo per le tre figlie del vicino di casa e lasciate nelle loro scarpe o forse nelle calze che da allora vengono sospese eventualmente al camino, come si farà anche in occasione della Befana.

I bimbi che sono stati buoni durante l’anno riceveranno allora un sacchetto, il Ckaussack, che conterà mandarini, cioccolata, frutta secca e biscotti di panpepato, talvolta a forma di uomo rappresentante il Santo.

Allo scopo di farmi imparare più lingue straniere, ed a causa della origine svizzera della mia famiglia paterna, ho frequentato la Scuola Svizzera di Napoli e ricordo ancora la leggera ansia che mi assaliva mentre ripetevo la poesia o la canzoncina che come tutti gli altri bambini avrei dovuto recitare al momento della mia chiamata da parte del vecchio Samichlaus, Accompagnato da un bruttissimo Schmutzli; ero consapevole infatti di tutte le marachelle commesse nell’anno e che il grande vecchio che avevo davanti aveva segnato nel suo librone, informazioni segretamente fornitegli dai mei genitori.

Ero attonito per come fosse in grado di sapere tante cose sul mio conto, e quando a seguito delle sue richieste, e guardando il suo terrificante collaboratore, mi impegnavo a procedere sulla retta via, mi sentivo liberato quando mi consegnava il sacchetto che sanciva la sua benevolenza e la mia assoluzione.

Aggiungo che anche mia figlia, molti anni dopo, ha vissuto le mie stesse esperienze. essendo ancora oggi viva la tradizione, e con un cero orgoglio l’ho vista rivestire, da più grande, la parte di Schmutzli, perché in fondo quella rappresentazione del male è forse solo l’anelito dell’uomo a cercare altre verità.

*già Professore ordinario presso la Facoltà degli Studi di Salerno

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