Salerno, demolita la Villa Tortorella: quando finisce un’epoca

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-di Claudia Izzo-

Tutto cambia. Diciamo che a questa conclusione ci siamo arrivati un pò tutti, chi prima chi dopo. La ciclicità delle stagioni ci insegna che il tempo trasforma i paesaggi per poi ritornare puntualmente all’assetto originario. Nella vita però i punti fissi, quelli che noi ritenevamo tali, a volte non lo sono per sempre. E’ il caso di persone, situazioni, luoghi e perché no, edifici, a cui siamo legati o che hanno fatto da sempre parte del nostro orizzonte.

Si può provare autentico, immenso dispiacere per la distruzione di una struttura? Credo di si, l’ho provato sulla mia pelle e l’ho letto nello sguardo di molti.

In questo stesso momento in cui scrivo e da giorni assisto, involontariamente e quotidianamente, all’abbattimento della villa Tortorella nel cuore del quartiere Carmine. Testimone involontaria della demolizione di una struttura storica risalente all’incirca agli anni 30 dello scorso secolo, edificio unico, in zona ed in città, nel suo genere.

Le cose cambiano, lo abbiamo detto, e di una proprietà privata i proprietari possono certamente disporre come credono. Ma ciò che di tutto questo cambiamento mi ha colpito è stato il dispiacere autentico degli abitanti della zona. I quotidiani lavori di demolizione a cui dai piani alti si assiste in toto, ci ricorda come tutto possa essere distrutto in poco, come la vita cambi, i nostri interessi e le nostre priorità, e di conseguenza i nostri stessi orizzonti.

La villa presente già sulle cartoline in bianco e nero del 1938 spiccava in tutta la sua bellezza con le sue forme eleganti, il suo raccontare di vita vissuta e dì storie, per poi convergere nella Storia vera. Su una di queste cartoline è possibile vedere infatti giovani fanciulle intente in un saggio ginnico fascista e, sullo sfondo, proprio la villa che nella sua fierezza era testimone del trascorrere del tempo e imponeva con grazia la sua presenza su territorio.

Insomma, questa demolizione ha fatto sì che tutti nel quartiere ammettessimo quanto vi fossimo affezionati, quanto un edificio, anche altrui, nella sua architettura d’altri tempi, potesse divenire un qualcosa di bello da vedere, un luogo su cui fantasticare la vita nel trascorrere del tempo, una testimonianza architettonica di un periodo storico che, come ogni cosa, se non protetta da ogni tipo di minaccia, è destinata a morire.

 

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