Sabato LIBRI: “Napòlide” di Erri De Luca

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-di Claudia Izzo-

Non ho saputo mai reggere un tema senza finirne fuori. E’ un vizio che la scuola mi ha mortificato senza riuscirne a estirparlo. Era la frase più vergognosa da leggere a commento del compito scritto: sei andato fuori tema. Per uno che scrive cose sue di Napoli, ma lontano da lì, fuori tema è la premessa. Napoli è il tema e io ne sono fuori

L’ultimo capitolo del libro “Napòlide” di Erri De Luca parla di un Natale in solitudine, di un bicchiere di vino che non si solleverà verso nessuno. Parto dal finale  perché un libro dopo essere stato scritto è del lettore e noi lettori diventiamo così liberi di attraversarlo e viverlo come ci pare. Il capitolo dal titolo “Pasta” è intessuto di  malinconia e chiude  un libro intenso, crudo, vero, come solo Erri De Luca sa fare.

Napoli è la città che quando vai via ti finisce sotto pelle, perché a volte bisogna andar via, come Erri De Luca che si definisce non apolide, ma napòlide di diritto, lui che si è raschiato dal corpo l’origine, per consegnarsi al mondo, senza più attecchire altrove… perchè chi nato a Napoli si stacca, perde la cittadinanza. E’ napòlide…”

98 pagine queste di Erri De Luca con una Napoli descritta dentro e fuori l’anima, e se “le città coincidono con un amore, si è cittadini per virtù di abbracci” , Napoli invita all’amore anche se la Napoli del dopoguerra è un luogo accartocciato scolpito sul viso di Eduardo che diventa la “mappa topografica della città”. E’ questa la città in cui  il libeccio trova corpo in  Masaniello, portando con sè “un popolo di onde”, la città che dopo averla vista, si può anche morire, queste le celebri parole con cui Conrad conclude il suo racconto del 1906, ambientato in città. La città si trova tra il meridiano quattordici che sulla smorfia ricade sull’ubriaco e il parallelo ventuno, per la smorfia, il coltello… ed ecco perché a Napoli Caravaggio fuori da una locanda cadde in un agguato … il ferro nel suo sangue tiepido di vino.

La Napoli descritta è la Napoli di Giancarlo Siani, il giornalista coraggioso ucciso dalla camorra perché, anche se Erri De Luca dice di non amare la professione del giornalista perchè non sa fare domande, Siani resta il simbolo del coraggio. Tra le pagine ecco Maradona che Napoli ha avuto “non come un re, ma come un anello al dito, quello nuziale”, perchè i re si rispettano, gli amori si amano.

De Luca con la maestria che lo contraddistingue ci conduce tra le pieghe dell’anima di questo popolo tellurico che, in quanto tale, fu inventore della Tarantella, dove il Vesuvio è più certo della stella cometa con il suo bavero bianco nel freddo di alcuni inverni. E qui, in questa terra di diavoli, tra francesi predoni e i Savoia portati dai Mille, è la canzone napoletana a far da colonna sonora alla vita, quella che gronda di cuori strapazzati, quella che rende la vita più intensa e pregna.

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