Russia-Ucraina: perché in certi casi bisogna essere drastici

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di Pierre De Filippo-

“Nessuno si azzardi a dire che la Russia è stata provocata. Reagiremo tutti insieme con sanzioni durissime”. È un Di Maio quasi churchilliano quello che parla a sera. Deciso, determinato, categorico come c’è da essere in questi casi.

Il G7 riunito era uscito con un coro unanime: “Condanniamo l’invasione russa nel modo più aspro. Affermiamo il nostro inamovibile appoggio e la nostra solidarietà al popolo ucraino”, mentre Josep Borrell, l’Alto rappresentante UE per la politica estera, annuncia sanzioni economiche verso la Russia già a partire dalla giornata di domani.

In serata parla anche Joe Biden ed è categorico: quello russo è un attacco premeditato che merita unanime condanna. Imporrà delle sanzioni economiche durissime ma non un solo militare americano andrà in Ucraina. Per ora.

Le sanzioni riguarderanno l’export, soprattutto quello tecnologico, dazi al commercio e la finanza. Per ora, ancora nessuna decisione sul fondamentale sistema Swift di cui in pomeriggio si era ampiamente discusso. Il sistema Swift consente e facilita le transazioni bancarie ed estrometterne un Paese equivale a porlo ai margini dell’economia globale. Una paria.

Ma, come è noto, le transazioni si fanno in due ed è per questo che più Paesi – Germania ed Italia in primis – sono più prudenti sul tema.

Johnson no, lui ha parlato al Parlamento ed è stato chiarissimo. Ha finanche detto che, se malauguratamente il governo di Kiev dovesse capitolare – cose che fonti internazionali non escludono che possa avvenire già stanotte – Londra sarebbe disposta a dargli ospitalità.

Si perché l’incedere della guerra non è particolarmente felice per gli ucraini: Mosca ha già ampiamente superato le due repubbliche indipendentiste nel Donbass e, ad ampie falcate, corre verso Kiev, dove ha già fatto proprio un aeroporto.

Stessa cosa dicasi per la città di Chernobyl, dove ancora sono depositati stoccaggi di materiale radioattivo che i russi potrebbero fare loro.

Insomma, una situazione che non lascia ben sperare.

Putin lo ha detto a chiare lettere nel messaggio alla nazione che ha anticipato l’aggressione di stanotte: l’Ucraina non è che una identità geografica – come disse dell’Italia Metternich qualche secolo fa – creata da Lenin ma guai a pensare che possa avere vita propria o una indipendenza sostanziale.

“Chiunque tenti di crearci ostacoli e interferire sappia che la Russia risponderà con delle conseguenze mai viste prima”. Lo ripeta bene e ad alta voce l’amico Putin perché poche cose sono così intollerabili dell’arroganza e della prepotenza.

Ci sono dei momenti, degli attimi di storia in cui non è lecito perdere del tempo a tergiversare, a chiedersi se la soluzione prospettata sia o non sia la migliore possibile, ad avere dubbi amletici.

Ad un attacco indiscriminato, immotivato, medievale e folle di chi ancora crede che l’imperialismo sia ammissibile nel Terzo millennio si risponde con la compattezza e l’orgoglio di chi sa di stare nel giusto.

Non vi siano tentennamenti, non vi sia pietà per chi non ne ha avuta per gli altri.

Per Putin “le conseguenze mai viste” saranno quelle che il mondo libero dovrà impartirgli dopo che tutto questo scempio sarà finito.

E c’è da essere convinti che questo, per lui, sia l’inizio della fine.

Inizi la sua marcia, la Siberia lo aspetta.

 

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