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Referendum 2 giugno 1946: le donne al voto senza rossetto

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-di Claudia Izzo-

Tra le macerie della Seconda Guerra Mondiale, dopo 22 anni di dittatura fascista,  il 2 giugno 1946, con un referendum gli italiani furono chiamati a scegliere tra Monarchia e Repubblica. Due schede, la prima per il referendum istituzionale, la seconda per l’elezione dei deputati dell’Assemblea Costituente.  Tanti uomini erano ancora nei campi di prigionia, esclusa al voto la provincia di Bolzano, annessa alla Germania dopo la Repubblica di Salò.

All’indomani del periodo fascista, dopo aver visto i nostri uomini morire al fronte e le nostre donne reggere dolori e figli, dopo gli scempi più disumani commessi dalla follia del dittatore nazista, complice comunque l’assenso del Duce, con l’Italia liberata da coloro che portarono sigarette, cioccolata, calze di nylon, canzoni americane e un nuovo assetto al nostro Paese messo in ginocchio dalle pessime alleanze italiane e dalla dittatura stessa, con queste premesse si arrivò, tra dolore e voglia di rinascita, alle elezioni del 1946.

Qui il voto lo conquistarono finalmente anche  le donne, anche se avevano esercitato il loro diritto il 10 marzo 1946 per le amministrative ma solo in alcuni comuni.  Il 2 giugno invece le donne si recarono in massa alle urne, ricucendo in frantumi quelle speranze delle suffragette italiane dell’800. Non una concessione, ma una conquista. E’ con la resistenza che le donne si impongono alla Storia: sono partigiane, staffette, organizzano la resistenza civile, diventano protagoniste di scioperi, delle lotte per i loro diritti civili e politici, sono in prima linea nella liberazione di Napoli. Si trattava di dare al Paese una nuova forma di Stato.

Il 2 giugno 1946 l’evento si fa epocale, le donne furono dunque chiamate al voto, per giunta invitate a presentarsi alla cabina elettorale senza rossetto sulle labbra. Le schede, infatti, dovevano essere incollate umettandole con le labbra e quindi le donne avrebbero potuto lasciarvi delle tracce di rossetto  senza volerlo, rendendo nullo il voto.

Il voto più conservatore con preferenza per la Monarchia si ebbe al Sud: 900 mila voti pro  Re e 250 mila pro Repubblica. In tutta Italia 12.717.923 cittadini furono favorevoli alla Repubblica contro i 10.719.284 per la Monarchia. I sostenitori della Monarchia, convinti che si fossero avuti brogli elettorali, diedero vita  a scontri che causarono anche vittime, come a via Medina, a Napoli.

All’elezione dei membri per l’Assemblea Costituente fu la Democrazia Cristiana  ad ottenere la maggioranza con 207 deputati  su 556, seguiti da socialisti e comunisti.

Furono 21 le donne elette alla all’Assemblea Costituente, con a Capo dello Stato, il napoletano  Enrico De Nicola, mentre Alcide De Gasperi fu il primo Presidente del Consiglio. Intanto l’ex re Umberto II lasciò volontariamente il paese diretto nel Sud del Portogallo.

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