Quei 500 bauli, vuoti quanto loquaci

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-di Claudia Izzo-

Piazza Duomo di sabato, qui campeggiava uno striscione al grido di “Un unico settore, un unico futuro”. L’immagine fa riflettere. E’ qui, nel cuore di Milano  che, improvvisamente, sono comparsi  ben 500 bauli, nessun gioco di magia, anche se una magia sarebbe gradita a cambiare le sorti di un intero comparto e non solo …

Si tratta invece dei bauli che si usano per racchiudere tutta la strumentazione degli spettacoli dal vivo. E qui erano irrimediabilmente vuoti. Bauli vuoti. Così hanno deciso di protestare le migliaia di organizzatori del settore, tra artisti, facchini, tecnici, organizzatori di eventi che, tutti vestiti in nero, hanno rappresentato i 570mila lavoratori del mondo dello spettacolo, ormai a rischio a causa della pandemia ancora in atto.

Una contestazione, una denuncia, un urlo silenzioso e disperato  per chiedere al Governo nuove possibilità di ripartenza in questo periodo attanagliato dal Coronavirus in cui ben il 95% degli eventi è stato cancellato. Bisogna ricordare quante persone lavorano dietro ogni spettacolo, quante professionalità si intrecciano, ora messe spalle al muro dal Covid-19. Un allarme serio e grave per tutto il comparto.

Appena qualche settimana fa, lo stesso grido per risvegliare le coscienze in nome della musica e dell’arte si è levato da Salerno con il progetto “Sospesi”. Ideato dalla giornalista Valeria Saggese, dallo stilista Peppe Volturale e dal fotografo Lello D’Anna,  lo spettacolo-manifesto si è  tenuto al Teatro Augusteo di Salerno  ed  il ricavato è stato interamente destinato al fondo istituito dalla Fondazione di Comunità salernitana per supportare i lavoratori della cultura e dello spettacolo in difficoltà. In scena a Salerno: Antonio Onorato, Aldo Vigorito, Alessandro La Corte, Marco Gallotta, Michela Chirico, Pierdomenico Di Benedetto, Francesca Simonis, Aldo Capasso, i danzatori della scuola di Antonella Iannone, le modelle dello stilista Volturale. Onore al merito.

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