Quarantena Covid -19: prigione o rifugio?

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di Claudia Izzo-

Il Covid- 19 è entrato nelle nostre vite travolgendole. Parlo di coloro che hanno visto un loro caro andare in ospedale senza fare più ritorno a casa. Quegli stessi che sono stati caricati nei mezzi militari. Destinazione: la cremazione. E’ così che si è conclusa l’esistenza di tanti. Ieri, parlando con un imprenditore mi ha detto: “i miei amici del Nord non esistono più. Falciati”. Questo è quello che dovremmo ricordare invece di lamentarci.

Parlo di coloro che il lavoro non ce l’hanno più o lo perderanno a breve, perché dopo questa quarantena non tutto sarà come prima, per i liberi professionisti, per gli imprenditori si tratterà di fare il punto dell situazione e ricominciare. Una nota pasticcera salernitana ieri: “abbiamo avuto un danno di più oltre cinquantamila euro”.  Molti chef non hanno  riaperto la loro attività ora sperando in una ripresa migliore più in là. Alcuni fra loro avevano aperto da pochi mesi, avevano scommesso tutto in un locale che aveva voglia di crescere. Un’infermiera mi parla di notti pesanti senza mezzi di protezione, di problemi nel gestire i pazienti, di malattie che non vanno in vacanza per far posto al Covid. Un medico del Cotugno mi racconta che a volte non torna neanche a casa per evitare il tragitto Napoli-Salerno e per essere già sul posto l’indomani, pronto ad affrontare altri casi. A casa c’è un bimbo che l’aspetta facendo disegni; sul virus ha piazzato una corona, ma non è un re buono, la corona – gli dice il suo papà – è quella che gli uomini e le donne in camice bianco devono togliergli.

Ecco che la propria casa diviene per alcuni un rifugio a tanta incertezza, per altri una prigione in relazione alle storie delle nostre vite. C’è chi ha il marito violento, il matrimonio finito, chi supera tutto in un abbraccio ogni giorno. Intanto i ragazzi seguono lezioni in videochiamata, sopra la maglietta, sotto hanno il pigiama. I professori aprono agli allievi angoli della loro casa, fanno lezione attraverso lo schermo. Gli uffici diventano virtuali, a casa battiti di tastiera a go-go. Non c’è quasi più nulla che non passi per uno schermo ed una tastiera.

Per quanto riguarda le distanze, gli spostamenti fuori regione qui in Campania, senza un motivo urgente, sono da evitare, tante le situazioni da dover gestire con la bella stagione in avvicinamento, con i bimbi piccoli, gli anziani che necessitano di cure, la voglia dei più giovani di incontrarsi, la voglia delle persone di vedersi. Niente come questo virus è capace di farci capire come tante cose siano state date per scontate nel tempo… quelle passeggiate distratte con i propri cani con lo sguardo incollato al cellulare, gli incontri fatti con superficialità perché si doveva scappare, quei sorrisi non regalati perché, se non è oggi è domani. Si era nei luoghi in attesa di essere altrove per sbrigare altre faccende, altri appuntamenti. Le scadenze sono tante, le spese di una famiglia, di più. E se non si  corre non si concretizza.

Ecco, ora più che mai, il vedersi diventa un bisogno e si  comprende che il domani non è automatico, non è scontato, non è certo. Ci si accorge delle persone che realmente ci mancano, non quelle comparse che ci camminano accanto senza entrare in contatto con le nostre anime, ma quelle che della nostra vita fanno parte. Chiamatele come volete. Forse non sono congiunti, forse sono gli amici di sempre, quelle persone che la fratellanza se la sono guadagnata sul campo non all’anagrafe. A mancare è l’amica di Isernia, che con il coro gospel ha realizzato un video per sentirsi vicina a tutta l’Italia in questo momento, è l’amica di Firenze con cui si partorisce via cavo un progetto al secondo per non perderlo questo tempo, forse sono gli amici con cui si progetta il futuro dell’associazione decidendo di incontrarsi in rete pur di incontrarsi o l’amica che tra bimbo piccolo, videochiamate a scuola con i propri allievi non rinuncia mai a qualche messaggio giornaliero su Whatsapp.

Ricominciamo a sorridere con lo sguardo, a non dare nulla per scontato, a stare più lontani fisicamente ma più vicini con il cuore,  a non perdere le speranze, a cercare di resistere in un momento in cui l’economia va a picco ed il dolore della morte ci cammina accanto. La parola d’ordine è resistere. Una parola che brilla di domani.

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