Quanto vale la vita di un Vigile del Fuoco?

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Dolore e rabbia- di Claudia Izzo-

“Quanto vale la vita di un vigile del fuoco”?… E’ questa la domanda che lo scorso giugno Antonino Candido si poneva ed affidava ai social, pensando ad un suo collega, anche lui Vigile del Fuoco,  deceduto nell’adempimento del suo dovere. Oggi, ironia della sorte, questa domanda se la pone l’Italia tutta proprio pensando ad Antonino Candido,  una delle tre nuove “vittime del dovere”insieme a Matteo Gastaldo e Marco Triches, morti a causa  di una esplosione avvenuta nella notte scorsa in una cascina disabitata a Quargnento, nell’alessandrino.

Alla prima esplosione nella cascina ne ha fatto seguito una seconda, mentre i tre Vigili del Fuoco erano dentro, che ha provocato il crollo della struttura. Tra le macerie sono state rinvenute diverse bombole di gas, messe secondo alcuni,  in modo da far esplodere la palazzina.

” Una tragedia voluta e deliberatamente determinata” per la Procura di Alessandria. Tutto nel giro di poco tempo: il boato, le grida di aiuto, la morte che sopraggiunge con il suo silenzio assordante. Al vaglio degli inquirenti la pista legata al risarcimento assicurativo ed ai dissidi tra il proprietario della struttura ed il figlio. Tutte ipotesi da verificare. Per il momento restano soltanto tre morti  e tanto dolore.

Antonio Candido, 32 anni, aveva intrapreso lo stesso mestiere del padre, Vigile del Fuoco, per salvare gli altri. Da Reggio Calabria si era trasferito in Piemonte e qui, da poco, si era sposato e viveva ad Albenga con la moglie. Matteo Gastaldo di anni ne aveva 46 e viveva a Gavi con la moglie e la piccola figlia. Marco Triches era di Alessandria, sposato con un bimbo piccolo. Tre uomini uniti dall’altruismo, dal coraggio;  chi si era prodigato per le vittime del terremoto nell’alessandrino, chi aveva salvato una donna che aveva tentato il suicidio. Tre nomi, un unico destino. Infame.

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