Quando le favole non sono a lieto fine

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-di Claudia Izzo

Non sempre ciò che riteniamo essere favole hanno un lieto fine, semplicemente perchè, il più delle volte, non sono favole.

Così fu per Lady Diana, appartenente ad una delle più antiche e importanti famiglie britanniche, strettamente connessa con la famiglia reale da diverse generazioni;  l’agnello sacrificale per la monarchia britannica. Quest’ultima cercava infatti, una fanciulla nobile e soprattutto vergine, per il rampollo reale e Lady Diana, a differenza della scaltra quanto vissuta Camilla Parker Bowel, lo era.

Diana, bambinaia e  assistente presso l’asilo nido Young England, incontra il principe ad una battuta di caccia a Bakingham Palace con la sorella con cui Carlo aveva avuto una relazione. Lei ha 16 anni, lui 29. Si rividero altre volte nell’ambito di svariate manifestazioni. Più volte ospite della famiglia reale, Diana fu decretata idonea al ruolo  a cui doveva assurgere: era la prescelta per diventare Regina d’Inghilterra.  Il ruolo in questione non fu mai suo e anziché Regina d’Inghilterra divenne Regina di cuori, dei cuori di tutti gli inglesi che seppe conquistare con la sua semplicità.

Il 24 febbraio 1981 fu annunciato al mondo il fidanzamento di Carlo e Diana, suggellato da uno zaffiro di 12 carati con attorno 14 diamanti, gioiello oggi al dito della  duchessa di Cambridge, Kate Middleton, moglie del primogenito di Diana, il principe William.

Il 29 luglio 1981 nella cattedrale di San Paolo a Londra il matrimonio fu trasmesso in mondovisione, seguito da 750milioni di persone, 2000 invitati e 600mila persone riversate nelle strade di Londra per seguire il passaggio in carrozza della sposa verso la cattedrale. Diana ha 20 anni. Indossa un abito in taffetà di seta color avorio adornato da pizzi antichi ed ha dietro di sè uno strascico di 7,62 metri.  All’altare, la neo-principessa invertirà  per errore i primi due nomi di Carlo, pronunciando “Philip Charles” invece che “Charles Philip”, e non farà voto di obbedienza al marito, una scelta voluta da entrambi.

Darà alla luce  William Arthur Philip Louis,  e due anni dopo Harry Charles Albert David. La  sua vita è stata costellata di impegni umanitari, campagne internazionali per il bando delle mine antiuomo, operatrice benefica, ha visitato malati in tutto il mondo e appoggiato campagne per la difesa degli animali, la prevenzione dell’AIDS e contro l’uso delle armi.

Depressione, autolesionismo, bulimia nervosa: Lady Diana fu per sempre  la Principessa triste per antonomasia, disperata in un matrimonio infelice, con un marito da sempre nelle braccia del suo unico grande amore, Camilla Parker Bowles.

Il resto della triste storia la conosciamo tutti con il divorzio nell’agosto del 1996 e la brutale morte della Principessa del Galles, ancora avvolta da un fitto mistero, avvenuta a Parigi nel tunnel sotterraneo del Pont de l’Alma, il 30 agosto del 1998. Tutto condito da scandali e copertine di tutto il mondo.

E se il tragico fato ha eleminato Lady Diana dalla scena, la terribile beffa vedrà oggi  l’amante di sempre, Camilla Parker Bowles; già regina consorte del Regno Unito  in seguito all’ascesa al trono del secondo marito Carlo III, divenire regina.

Se quella di Carlo con Diana non aveva nulla che si addicesse ad una favola d’amore, bisogna riconoscere che il rapporto dei futuri incoronati di oggi, nonostante si siano attirati l’antipatia di mezzo mondo, è un rapporto che, tra parentesi matrimoniali più o meno brevi, va avanti dal 1971.

Tutto ciò dimostra che non è quasi mai oro ciò che luccica, che  il tempo è solo un particolare, che si può diventare re e regina anche a 75 anni, che si può essere felici ben oltre i 30 se due cuori vivono l’uno per l’altro, perchè il segreto delle favole è solo l’amore. E quello o c’è o non c’è.

 

 

 

Foto de la visita a Toledo (España) de Carlos de Inglaterra y Diana Spencer. Acompañan la Reina Sofía y la Infanta Cristina, así como Vicente Antonio Rodríguez Redondo.Patrick McKleinschuss Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0

Public domain Lady Diana

Elke Wetzig (Elya) Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0

 

 

 

 

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