Presepe napoletano: da luglio a dicembre, i venditori ed il loro simbolismo

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Nel nostro exursus sui venditori del presepe napoletano siamo, la volta precedente arrivati a giugno. È dunque ora la volta del mese di luglio. Esso è rappresentato sul nostro presepe dalla figura del venditore di pomodori. Nel mese di luglio, infatti, la raccolta del pomodoro nei campi è a pieno regime e le attività che ad esso erano legate procedevano oramai a ritmo serrato. Il pomodoro infatti, se non lavorato subito, tende a deperire con grave danno economico. Un tempo le donne di casa erano intente a preparare le conserve da mettere in dispensa ed  utilizzare nei mesi a venire. Un tempo, il pomodoro era definito oro rosso, per l’importanza che esso aveva nell’economia del Mezzogiorno e la Campania era la terra in cui si producevano le migliori qualità quali il San Marzano, ormai quasi scomparso.

Ed il legane tra Napoli ed il pomodoro nasce e si consolida proprio durante il XVIII secolo che è il periodo in cui prende corpo la tradizione del presepe napoletano. Infatti il pomodoro era stato portato in Italia, alla metà del Cinquecento, dagli Spagnoli che lo avevano scoperto nelle loro colonie, in America del Sud. All’inizio quello strano ortaggio non suscitò particolari entusiasmi poiché non si legava bene a nessun cibo. A Napoli invece, ben presto fu associato ai maccheroni di cui i suoi cittadini erano ghiotti, apprezzati anche a corte. Il suo consumo conobbe, quindi, un rapidissimo incremento proprio nel regno dei Borbone. E dunque la sua presenza sul presepe non suscita meraviglia alcuna.

Segue poi il mese di agosto, mese del solleone e della gran sete che la calura provoca. Quale sollievo dunque, il poter affondare i denti in una succosa fetta di melone. Ed a rappresentare dunque agosto sul presepe ecco il venditore di meloni. Nella calura di agosto il melone la fa da padrone.

Del melone si legge anche nella Bibbia. Infatti gli Ebrei in fuga dall’Egitto dovettero attraversare le aride distese del deserto del Sinai ed erano tormentai dalla sete. In quei momenti rimpiangevano i succosi meloni che si potevano mangiare nel paese da cui  stavano fuggendo. Il frutto, per la sua forma quasi ovoidale, rappresenta in molte culture l’uovo cosmico, cioè l’inizio e la fine di ogni cosa. Esso è un archetipo cosmogonico che compare nei miti di molte antiche culture. Ad esempio, nella mitologia greca dall’uovo di Leda, fecondato da Zeus, nacquero i dioscuri Castore e Polluce, simbolo dei due poli della creazione.

Il mese di settembre è rappresentato nel presepe dal venditore di fichi. Questo è infatti il mese in cui tale frutto giunge a maturazione col giusto grado zuccherino. I fichi migliori sono dunque quelli che si raccolgono in settembre. Il venditore di fichi è però associato anche alla morte. Infatti, il frutto che è giunto alla sua maturazione viene staccato dall’albero che lo ha nutrito e dunque muore. Ma ai fichi sono attribuiti altri due significati, alquanto divergenti tra loro. Infatti il fico può essere visto come simbolo di fertilità e benessere o, al contrario di peccato e di lussuria. Insomma, potremmo dire che esso rappresenta la conoscenza del bene e del male. L’abbondanza straordinaria della  produzione della pianta di fichi e, al tempo stesso  la scarsa cura che richiede,  fatto apparire agli occhi dell’uomo questa pianta come “la pianta generosa e benefica per antonomasia”.

Segue ottobre, notoriamente il mese del vino. L’uva è stata da sempre considerata simbolo di ricchezza e abbondanza. Ancora oggi essa viene posta sul tavolo del cenone di fine anno quale augurio di salute e prosperità. Ottobre è il mese della vendemmia e l’uva raccolta finisce sia sulle tavole per essere consumata fresca, sia nei torchi per la produzione del vino. L’importanza della vite è riconosciuta persino nella Bibbia dove si racconta che, il primo uomo a piantarla fu Noè, scampato dal diluvio. Ma essendo inesperto, nel bere il succo dell’uva, finì per ubriacarsi. Sul nostro presepe il vino ha un duplice significato. Esso rappresenta la perdizione di quanti ne fanno un uso smodato e tale aspetto è rappresentato dalla figura dell’ubriaco o dell’oste che assumono una valenza infernale. All’opposto, il vino correttamente usato rappresenta la verità e la vita che originano dal sangue sgorgato dal sacrificio di Cristo, immolatosi sulla croce. Infatti ancora oggi, nella celebrazione dell’Eucaristia il vino consumato rappresenta l’alleanza dell’uomo con il Signore.

Il mese di novembre è rappresentato dal venditore di castagne. In questo mese arrivavano in città i venditori provenienti dalle zone di produzione come ad esempio Montella, presso Avellino. Il veditore di castagne rappresenta il corretto utilizzo del tempo. Esso sta a significare la previdenza e l’oculatezza. Le castagne infatti, raccolte al loro tempo, vanno correttamente conservate poiché rappresentano un cibo che può consumarsi per tutta la durata dell’anno. L’albero di castagno rappresenta invece l’unione del maschile e del femminile. Il maschile è rappresentato dalla possanza del fusto e dalla rigogliosità della chioma, il femminile dal frutto che è nutrimento e cioè vita.

Arriviamo infine al mese di dicembre. Simbolo del mese è il pescivendolo.  Esso allude alla comparsa di Cristo sulla terra. Già infatti al tempo delle catacombe, il Signore era indicato con un pesce dalla parola greca Ichtus, che significa Gesu Cristo figlio di Dio Salvatore. Ma anche nel Vangelo i richiami ai pesci non mancano, dal miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, a quello di Cana, ove Gesù trasformò l’acqua in ottimo vino. E non si dimentichi che Gesù rese pescatori Simone ed Andrea.

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