Per Francesco Colucci

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-di Alfonso Amendola*
Un anno. Un anno fa ci lasciava Francesco Colucci. E ci manca il fragore della sua risata, la sua passione riversata in ogni cosa, il suo impegno professionale, la sua capacità di donare corpo alle visioni, le sue letture sulla fisica quantistica, i suoi viaggi per seguire gli amati The Cure, la mano sempre tesa verso gli altri, la spudoratezza delle sue barzellette, il suo sguardo sempre amicale e risolutivo (anche quando la tensione soffiava forte).
E, accidenti, ci mancano tutti i brindisi con l’immancabile Martini! Francesco Colucci fu brillantissimo studente di comunicazione. Si laurea nel 1998 con una tesi sperimentale di puntuale severità scientifica dal titolo “Mediateca dell’intelligenza collettiva. Le nuove tecnologie della comunicazione tra identità e sviluppo” (premiata non solo con la lode ma anche con la dignità di pubblicazione online). Ma prima ancora di laurearsi è entusiasta motore di un progetto innovativo che allea le migliori intelligenze e sensibilità del suo percorso di studi: “Supermedia” (artefici di originali campagne pubblicitarie di grande impatto, creatività e rigore professionale).
Ma Francesco (qui in una rimediazione grafica che Luca Lanzetta ha voluto donare al “Salernonews24”) è stato esplosivo in ogni suo tragitto professionale, in ogni sua scelta operativa, in ogni suo procedere emozionale. Quando felice come non mai esultava per i granata (anche perché una volta Toi Fipao lo sei per sempre). Quando decise di far politica (quella vera, tutta ideale mista ad azione). Quando nel 1999 iniziò a guidare l’Ufficio rapporti con la stampa e promozione d’Ateneo dell’Università degli Studi di Salerno. Senza dimenticare lo straordinario capitolo fondativo di Unis@und la webradio d’Ateneo e la sua ultima carica professionale che lo vedeva impegnato nella comunicazione e nei rapporti con i media dell’ADISU di Salerno.
E attorno, sempre, un trionfo di vera condivisione e senso del futuro. Costantemente immerso in un dialogo con colleghi, dirigenti, docenti, professionisti della comunicazione, giornalisti, artisti, studentesse e studenti. E una miriade di amici. E allora eccola un’altra grande forza di Francesco: il senso della collettività. E soprattutto la convinzione che la felicità esiste solo se condivisa (e questo ben lo sanno l’intensità di Mariagrazia e la gioia senza fine delle sue due bambine).
Ma se dovessi dire qual è la cifra più profonda per “omaggiare” Francesco ancora una volta utilizzerei la categoria della poesia. Le tante poesie scritte in maniera sparsa e donate come intimo e complice momento d’incontro. E quante cose avrebbe ancora scritto Francesco con colori pastello magari guardando il mare (“il mare è facile, c’è poco da inventare”). E quali e quante cose, ancora, ci avrebbe detto Francesco. Questo sorridente signore così concreto e volatile, intelligente e fiabesco, ironico e autentico fuoriclasse del pensiero. Noi siamo qui a ricordare anche un suo insegnamento (infinitamente caro ad Oscar Wilde): far le cose seriamente senza mai prendersi troppo sul serio. E ragionando, sempre, dentro un soave piano di fluidità ed effervescenza. Senza barriere, barricate, dottrine apriori e bolse ideologie.
Ciao a te Francesco. Un abbraccio da noi commedianti cresciuti con il mito della fin-de siècle e le luminescenze “post-moderne”. Ti salutiamo sotto il cielo grigio delle ultime apocalissi sociali e materiali. Ma guardando sempre le dogane celesti.
Noi abbiamo il felice “obbligo” di ricordarti e di scrivere su quaderni preziosi la tua storia. Una “bella storia” che racconta al mondo la generosa vita di un uomo.
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*professore associato di Sociologia dei processi culturali e Internet studies, Università di Salerno

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