Per Draghi è iniziato il countdown

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di Pierre Di Filippo-

Per Draghi è iniziato il countdown. Sia che venga alla fine eletto inquilino del Quirinale – dovesse accadere, succederebbe tra circa otto mesi – sia che arrivi alla fine del mandato, nel 2023, il tempo di Mario Draghi alla Presidenza del Consiglio dei Ministri sta terminando. Inesorabilmente.

Serio, rigoroso, autorevole e capace, Draghi ha dato alla politica italiana quella svolta per la quale lo avevamo chiamato, lo avevamo invocato, lo avevamo pregato.

Dalla campagna vaccinale – il cui cambio di passo è sotto gli occhi di tutti – alla risolutezza con la quale ha chiesto che venissero riaperti alcuni dossier – “per far inserire l’immigrazione come punto all’Ordine del Giorno al Consiglio Europeo ho dovuto solo chiederlo…” – fino alla stima, riconosciuta e meritata, delle altre cancellerie europee, cosa che pochi altri inquilini di Palazzo Chigi hanno potuto vantare in passato.

Comprensibilmente.

Cosa resterà degli anni Ottanta? Si chiedeva il buon Raf. Cosa resterà della politica di Mario Draghi? Ci chiediamo noi. Resterà qualcosa del pragmatismo col quale sta affrontando le questioni, tante e difficili, che si è trovato a dover gestire? Resterà qualcosa della franchezza, più volte evocata soprattutto in politica estera che, sempre, deve affiancare la necessaria diplomazia?

Cosa sarà la politica italiana dopo Draghi? E questo è un bell’interrogativo che vale la pena porci, soprattutto adesso, quando ancora possiamo salvare il salvabile.

A sinistra, è l’affaire Movimento 5 Stelle a farla da padrone: le beghe tra Grillo – il garante – e Conte – il leader – pare non prevedano, almeno per il momento, una schiarita chiarificante, tenendo bloccati un po’ tutti. Ci hanno provato Patuanelli, Licheri e la Taverna a ricomporre la frattura, ci ha provato Luigi Di Maio, con la sua mellifluamente irpina cadenza ma, ad oggi, senza grande successo.

Si vocifera della volontà da parte di Conte di fondare un suo partito. Chi lo ha fatto ci ha rimesso le penne; noi glielo sconsigliamo e lui poi non dica di non essere stato avvisato.

Sapere cosa intende fare il M5S sarà importante anche per quel PD che si è, forse troppo rapidamente, affidato mani e piedi ad un alleato che, per anni, gliene ha dette di ogni.

E a destra la situazione non è tanto migliore: tra i due partiti maggiori – la Lega e Fratelli d’Italia – vi sarebbe solo qualche decimale di differenza. Un bel problema.

I soldi e il potere rendono le persone avide e smemorate, rancorose e vendicative; è, questo, per la destra il quadro peggiore, con Berlusconi ormai relegato ai margini ed esperimenti simpaticamente fallimentari – Coraggio Italia – buoni a fare presenza.

Cosa accadrà e cosa dovrebbe accadere?

Accadrà che, probabilmente, la coalizione di centrodestra riuscirà ad ottenere un buon risultato, forse sufficiente a permetterle di governare senza fare accordi e accordicchi con altri, senza prestare il fianco ad alleati spocchiosi e recalcitranti.

E che ne sarà dell’Italia? Sarà davvero la via di Damasco quella che ha imboccato Salvini? Oppure tornerà ad urlare un giorno sì e l’altro pure contro la matrigna cattiva che risponde al nome di Unione Europea?

E la Meloni? Mitigherà le sue idee o resterà coerentemente e cocciutamente mummificata sulle sue posizioni?

Vedremo.

E la sinistra? La sinistra ha meno possibilità di imporsi, sconta il fatto di aver governato tanto in questi anni e di essersi, puntualmente, azzoppata da sola. Sconta l’ambiguità endemica del Movimento che, partito col Vaffa, s’è ritrovato suo malgrado a fare i conti con la realtà.

Abbiamo bisogno, questa la mia soluzione, di – per citare il professore Cassese – idee fondanti dalle quali ripartire; idee sul futuro, sulla società, sulla demografia, sul rapporto tra pubblico e privato, tra lavoro e lavoratore, tra lavoro e datore e tra datore e lavoratore, sul rapporto tra uomo e clima e tra uomo e internet.

Soprattutto – e mai come in questi giorni pare essere vero – tra persone e persone.

Prevalga, dopo Draghi, il buon senso, la razionalità, la serietà, l’onesta – soprattutto quella individuale –, l’abnegazione e l’interessa per la collettività.

Prevalga tutto ciò nel cittadino perché solo così tutto ciò prevarrà anche nelle istituzioni.

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