Parigi riscivola nella paura con un’aggressione di matrice islamica

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Ci risiamo. Nuovo attentato a Parigi. Nuovi accoltellamenti mentre da tre settimane si è aperto il processo agli autori ed ai  complici dei terroristi dell’attacco del 7 gennaio 2015 alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo. L’orario dell’attentato di oggi è lo stesso di quello del 7 gennaio 2015, 11,30. Un processo, quello in atto, per la strage e per la libertà di stampa messa in ginocchio.

Innanzi al palazzo dell’ex sede del giornale satirico Charlie Hebdo, fuori alla sede della società di produzione di produzione televisiva Premiérs Lignes Television, tra Rue Nicolas Appert e rue Gaby Sylvia, al civico 10, poche ore fa un’aggressione da parte di un uomo con machete.

Alcuni giovani dipendenti della società stavano fumando in strada. La loro colpa, forse, è di essersi fermati innanzi alla targa che omaggia le vittime di Charlie Hebdo. Quattro i feriti tra cui una donna, due in condizioni gravi per cui la prognosi non è ancora stata sciolta.

L’aggressore è scappato con un complice, dileguandosi verso le metropolitane. Da poco uno dei due è stato fermato, ancora sporco di sangue, in Place de la Bastille.

Era piovoso il gennaio 2015 quando giornalisti e fumettisti del famoso giornale satirico Charlie Hebdo furono trucidati da un gruppo di terroristi islamici, a loro volta uccisi dalla polizia.

12 morti e 11 feriti. Giornalisti e fumettisti uccisi in redazione, mentre erano al proprio lavoro, disegnando con pungente ironia il mondo che ci circonda.

La scritta “Je suis Charlie” fece il giro del mondo, sugli striscioni nelle piazze francesi, negli interminabili cortei accanto alla Senna, per le strade del mondo, nei titoli dei giornali,  sulle bacheche dei social, ai cuori di tutti.

Il processo per la strage 2015 sta continuando con divulgazione di efferatezze, con ferite fisiche e psicologiche dei superstiti che sotto stretta sorveglianza vivono ancora a Parigi, in rifugi  da cui vengono fatti sgombrare anche in quindici minuti, perché sono ancora bersagli da colpire per le organizzazioni islamiche. Intanto, la redazione del giornale satirico continua ad esistere ma in un luogo segreto, in uno stabile blindato e sotto stretta vigilanza. Strano per un paese repubblicano e laico con libertà di stampa, strano per un mondo che non può subire  barbarie simili, in un mondo che si schiera contro  l’islamizzazione.

Ed i giornalisti e fumettisti di Charlie Hebdo fanno sapere

“Noi non ci addormenteremo mai, non rinunceremo mai ai diritti fondamentali…”

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