Pandemia e crisi economica, una storia nuova?

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-Con i soldi di chi? -di Michele Bartolo

La pandemia da Covid 19, dopo aver messo a dura prova il nostro sistema sanitario, si è trasformata in una emergenza economica che ha drasticamente ridotto  i bilanci delle famiglie,  ha messo in ginocchio il settore turistico ed alberghiero e, in definitiva, ha determinato le condizioni per una vera e propria recessione.

In questo quadro, si è posta la necessità di aiutare l’economia italiana ed evitare un collasso economico e sociale. Dapprima si è guardato all’Europa, al cosiddetto Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), il cui utilizzo è stato promesso dopo molti tentennamenti. Ma senza voler entrare nel merito delle polemiche sull’efficacia di  tale strumento, materia per economisti, ciò che si comprende è che  si tratta di un prestito, elargito da una Istituzione sovranazionale a cui abbiamo versato fondi per decenni, da rimborsare ed inevitabilmente condizionato da  controlli sulle politiche di contenimento del debito pubblico, da anni  collegate al presupposto indefettibile di riforme strutturali,  in realtà sempre sostituite da periodiche manovre di cosiddette lacrime e sangue, operate sulla pelle dei cittadini.

Si sono registrate, poi,  donazioni  di  alcuni rappresentanti della Chiesa, anche se in molti casi si è trattato dei proventi derivati dai versamenti dell’8 per mille, quindi, in ultima analisi, soldi sempre dei cittadini onesti, laboriosi e puntuali nel pagamento delle tasse.

Il testimone è passato ai nostri governanti, chiamati a rimediare alla scelta scellerata dei tagli alla sanità, che ha sicuramente determinato  l’affanno nella gestione dell’emergenza. I politici di governo, però, di qualsiasi colore essi siano, sono sempre portati a varare misure che possano essere convertite in voti, come è stato, da ultimo, per  il reddito di cittadinanza, con conseguenti promesse di bonus, sgravi fiscali, prestiti a fondo perduto, salvo poi verificare in concreto la rigidità dei requisiti per l’accesso a tali forme di finanziamento.

Ma la strada più semplice, quella di ridurre drasticamente stipendi e privilegi delle alte cariche dello Stato, di ministri, parlamentari, alti dirigenti della pubblica amministrazione e delle società partecipate, calciatori, personaggi dello spettacolo e tutto l’annesso entourage di riferimento non è stata neanche presa in considerazione, non essendo sufficiente ciò che è successo per riportare ad equità e moralità sperequazioni economiche così evidenti, da lungo tempo mortificanti per tutti i  lavoratori ed ancor più per coloro i quali, come medici, infermieri, poliziotti, carabinieri, rischiano quotidianamente la vita per il loro prossimo.

Dove si troveranno allora i soldi reali?  Non ci sorprenderemmo  se dal cilindro uscirà la covid tax, la mini patrimoniale, il contributo di solidarietà oppure la tassa Robin Hood, con la quale si ruba ai presunti ricchi per dare ai presunti poveri.

Non bastano le tasse patrimoniali  nascoste che abbiamo in Italia, dall’IMU, alla TASI, al bollo auto, al canone RAI, all’imposta di bollo sul conto corrente e tante altre. Trapela, in definitiva, l’ingiustizia di fondo insita nel tassare per una seconda volta il patrimonio che, generalmente, è stato accumulato attraverso il risparmio ed il sacrificio di generazioni ed è stato già assoggettato a prelievo fiscale.

Ma evidentemente rimane il più facile da aggredire, come peraltro è stato fatto nel 1992 dal Governo Amato, di notte e di nascosto, con il prelievo forzoso del sei per mille sui conti correnti di tutti gli italiani.

 

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