Nessun funerale per il “capo dei capi” di Corleone

Novembre 18, 2017 0 Comments Editoriale 1582 Views
Nessun funerale per il “capo dei capi” di Corleone

E’ morto Totò Riina-di Claudia Izzo-

A dare il “lieto” annuncio della morte di Totò Riina, sui manifesti che hanno tappezzato Ercolano, sono tutte le vittime innocenti della Mafia, nomi che ci riportano alla mente  stragi, esplosioni, sangue di politici, di magistrati, di mogli, di uomini delle scorte, di donne, bambini, di innocenti. Sangue di chi ha provato a cambiare il mondo.

Volutamente ho deciso di non apporre in questo editoriale foto del latitante per eccellenza perché non venga fatta ulteriore pubblicità al volto che si trovò innanzi, per il colpo di grazia, il Generale Dalla Chiesa.

La ferocia della Mafia non deve però  richiamare altro odio, pur comprendendo il tono provocatorio del manifesto di Ercolano, il nostro resta un annuncio, una notizia di cronaca, non un “lieto” annuncio. Il “Capo dei Capi”, la “Belva”, “o curtu”, come lo chiamavano, il non -pentito, il capo di Cosa Nostra, colui che ha sfidato, minacciato, ucciso politici, magistrati e gente innocente, l’uomo dai deliri di onnipotenza capace di dar vita ad un una latitanza di ben 24 anni, è morto mentre stava scontando 26 anni di ergastolo.

Fu lui il mandante, tra gli altri, dell’uccisione di Piersanti Mattarella, Presidente DC della Regione Sicilia e di Pio la Torre segretario regionale  PC  uccisi entrambi nel 1982; del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, allora Prefetto di Palermo, di sua moglie, dell’agente di scorta. Fu lui a ordinare l’uccisione di Rocco Chinnici, tra gli ideatori del Pool Antimafia. Fu dopo le dichiarazioni rese dal pentito Buscetta che l’Italia conobbe gli omicidi del politico Salvo Lima, dei giudici Giovanni Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo, della scorta, del giudice Paolo Borsellino.

E’ il 15 gennaio 1993 data in cui Riina viene catturato vicino casa, con il suo autista,  dal Capitano Ultimo dei Ros e condannato al carcere duro 41-bis.

In quel momento a vincere è lo Stato, questa la vera giustizia.

Rinchiuso nel supercarcere dell’ Asinara poi in quello di Ascoli Piceno, in quello milanese di Opera, viene operato due volte. Ma per lui, il Capo dei Capi, alla morte, nessun funerale, al massimo una benedizione privata nel caso in cui i familiari  lo dovessero richiedere, perché si sa, una benedizione non si nega a nessuno. I mafiosi che adorano il male sono scomunicati e, da scomunicato, Riina, dopo tante aule di tribunale ora siede nel tribunale di Dio.

 

 

 

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