Morire a 34 anni, sul posto di lavoro. Salerno piange Matteo Leone, l’operaio dal cuore granata, componente delle paranze

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-di Claudia  Izzo-

Una preghiera,  un pianto, un arrivederci, un giuramento di ricordo eterno: tutto questo è sembrato il suono delle sirene delle navi attraccate al porto con cui gli operatori  hanno voluto ricordare Matteo Leone, morto stanotte all’una, dopo essere stato investito da un carrello elevatore.

Morire a 34 anni mentre si compie il proprio lavoro, uscire dovendo pensare che di sera potresti non rincasare, questa è la vera rabbia perché Matteo Leone è morto senza avere colpe. Le chiamano morti bianche a voler sottolineare che si tratta di incidenti mortali che si verificano sul lavoro  “senza però che vi sia una mano formalmente responsabile dell’accaduto”. Incidenti, per capirci, cose che possono accadere. Eppure, è importante sottolineare  che dagli anni ’60 si parla di  “omicidi del lavoro, per rimarcare le responsabilità dei sistemi di produzione delle economie industrializzate e la scarsa attenzione alla sicurezza sul lavoro del sistema industriale, in particolare siderurgico e agricolo”. Perché se qualcuno muore sul posto di lavoro o è imperdonabile  distrazione o è scarsa sicurezza…

Matteo da due anni aveva vinto la sua lotta contro la leucemia mettendoci tutto il suo coraggio e la sua forza ed aveva diritto, più che mai, a riprendersela questa vita, a viverla a pieni polmoni. Lui, componente delle paranze di San Matteo e Sant’Anna, tifosissimo dei granata, grande lavoratore, non doveva morire così, come nessuno mai dovrebbe essere vittima di incidenti. Ad essere probabilmente iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo sarà colui che era alla guida del mezzo che ha investito Matteo.

Con Matteo sono 191 in Italia, 29  in Campania, le morti bianche, gli omicidi del lavoro che dir si voglia. Nel 2020 per l’INAIL si è trattato di oltre due morti al giorno nei primi tre mesi dell’anno, 560mila incidenti sul lavoro e 1.270 morti. Dati. Ma dati che non possono essere archiviati così, qui si parla di vite falciate. Di sogni distrutti. Di famiglie logorate dal dolore.

La tragica notizia di Matteo rimbalza a Napoli dove dalle 2 di stanotte, poco dopo l’ora della morte di Matteo a Salerno, è stato indetto dalle organizzazioni sindacali uno sciopero di 24 ore e viene organizzato un flash-mob per dire basta a tutto questo. In piazza gli operai indossano tute bianche, caschi antinfortunistici e maschere bianche con vernice rossa, a ricordare il sangue versato. Su un tappeto di foglie sono state disposte le foto dei morti sul lavoro, per ciascuno una rosa ed il caschetto giallo antinfortunistico. Urlano i nomi di coloro che non ci sono più già in questo 2021 e la lista è lunga….

Pochi giorni fa perdeva la vita la 22enne Luana D’Orazio, rimasta intrappolata nel macchinario, trascinata da un rullo. Ma il 2021 è iniziato in Campania già in modo violento con la morte del 54enne Alfonso Cassese,  tecnico dell’Enel, muore sul lavoro in provincia di Caserta. Salvatore Sasso, 36enne, a Bellizzi (Salerno),  Gerardo Cimmino, in provincia di Caserta, muore per un volo di dieci metri da una impalcatura; lo stesso giorno moriva, sempre in provincia di Caserta,  Carlo D’Angelo,  schiacciato dal trattore che guidava. A Napoli muore Gerardo Gramaglia, 54 anni, dipendente dell’azienda dei rifiuti Asia,  mentre eseguiva lavori edili cade e muore  Enrico Waure, 63 anni, Salvatore Brancaccio aveva invece 40 anni, investito da un  furgone. Tanti altri, troppi altri.. Alla lista si aggiungono volti e nomi,  come quello di  Matteo.

Ricoverato in ospedale, dopo vari interventi,  il cuore granata di Matteo ha superato anche un arresto cardiaco, prima di fermarsi per sempre.

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