Mondo Giustizia: ne parliamo con Nicolas Balzano, Presidente della Camera Penale di Torre Annunziata.

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L’emergenza Covid-19 ha causato proteste in tanti istituti penitenziari per la sospensione dei colloqui con i familiari. Poi è stata la volta delle scarcerazioni dei boss per motivi di salute precaria con tanto di certificati e perizie, di qui la necessità di dotare gli istituti penitenziari di strutture sanitarie in grado da poter rispondere alle necessità mediche dei detenuti. Tempi duri per la Giustizia. Ne parliamo con l’Avvocato Domenico Nicolas Balzano, Presidente della Camera Penale di Torre Annunziata.

-Penitenziari e Covid-19. Cosa pensare dell’interruzione avutasi dei colloqui dei detenuti con i familiari?

Ogni penitenziario è una polveriera e con un provvedimento crudele ma necessario sono stati impediti i collegamenti tra detenuti e famiglie. La possibilità che il virus entrasse è stato, come per le case di cura, tutt’altro che congetturale. Consentire a coloro che si avviano verso la fine della pena ad andare agli arresti domiciliari è conseguenza di buona volontà, disponendo di rimedi ad una situazione. Io proporrei che vengano scarcerati coloro che hanno un residuo di pena di un anno,  un anno e mezzo per reati che non  siano di allarme sociale. Per 48 mila posti vi sono 67 mila detenuti con dodici persone in una cella di 4/6 metri quadrati e  ci si chiede quale distanza sociale potrebbe mai esserci  in regime di affollamento promiscuo. Bisognerebbe, a mio parere, dare la possibilità di finire l’espiazione della pena in regime di arresti domiciliari per scongiurare la tragedia carceraria. Anche l’Iran, nonostante la sua dittatura terroristica, spietata e feroce, ha messo fuori quasi cinquantamila detenuti. Anche il Papa ha avuto il pensiero di rivolgere messaggi di sensibilizzazione per scongiurare la tragedia carceraria.

-Sono stati scarcerati anche boss mafiosi, per motivi di salute, ma questo risulta inaccettabile trattandosi di persone che hanno compiuto molti reati, talvolta anche efferati…

E’ stata riproposta la litania ormai logora delle contestazioni mosse all’Autorità Giudiziaria. Quando si dispone una scarcerazione si sollevano le voci delle “vergini sdegnate”, indignazioni che non accompagnano però le carcerazioni. Noi non sempre abbiamo la forza di sopportare il peso dei princìpi nei quali diciamo di credere. Vogliamo annunciare il princìpio, ma non pagarne il prezzo. Il diritto alla salute non è soggetto a violazioni nella carcerazione. Vogliamo che il princìpio resti, ma quando viene applicato ci indignamo. Pasquale Zagaria, fratello dei superboss dei Casalesi,  è certamente tra i criminali più pericolosi della scena contemporanea, malato di cancro, sottoposto a chemioterapia. Negandogli il diritto alle cure lo condanniamo a morte, abbiamo l’obbligo di tutelare il diritto alla salute. Nel carcere di Sassari, dove si trovava, per il Covid-19 non era possibile disporre il trasferimento. La legge prevede che ognuno abbia il diritto di essere curato nel circuito carcerario  o negli ospedali che hanno un collegamento con i reparti di riferimento.

Il Tribunale di Sorveglianza avrebbe dovuto assumere un provvedimento assai tempestivo, verificando se nel circuito carcerario ci fossero stati centri clinici per poter  assicurare le terapie del caso, per predisporre una modalità di cure. Un giudice non sbaglia mai quando applica la legge. Si aggiunge un pressapochismo del Ministero che ha portato a questo risultato. Il diritto alla salute non può essere confutato. Il disporre il trasferimento all’interno del circuito penitenziario dipende dal DAP, Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, non dall’Autorità Sanitaria del carcere che, in questo caso, aveva provveduto a dire che non vi erano le modalità per il trasferimento.  Il DAP ha risposto in ritardo con una sospensione provvisoria della detenzione per sei mesi per far provvedere alle cure. Il Giudice ha applicato la legge con grande cautela. Il DAP ha clamorosamente sbagliato, il Tribunale di Sorveglianza  doveva disporre d’ufficio il trasferimento di Zagaria. Il DAP avrebbe dovuto predisporre già un piano di emergenza ma nessuno sollecita indagini nei confronti de magistrato che ha sbagliato.
E’ chiaro che lo Stato di diritto combatte sempre la Mafia.

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