Lutto nel mondo dell’editoria, è morto Tullio Pironti, il boxeur che amava i libri

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La metamorfosi di un atleta-di Giuseppe Esposito-

Era nato il 10 giugno 1937 in una famiglia di librai che esercitavano quella professione da generazioni. A cominciare era stato un suo antenato Michele Pironti, magistrato antiborbonico, imprigionato insieme a Luigi Settembrini e a Carlo Poerio, futuro ministro nell’Italia unita.

Tornato in libertà dopo la prigione Michele decise di aprire una libreria. Attività che poi fu proseguita dai suoi discendenti senza soluzione di continuità.

Ma quando fu il suo turno Tullio decise di rompere con la tradizione e di tentare la carriera di boxeur. Aveva un fisico agile e scattante ed ebbe un buon successo nella categoria dei pesi welter. Sostenne più di quaranta incontri e fu anche convocato nella nazionale olimpica.

Tuttavia nel 1972 la folgorazione: il pugile decide di abbandonare i guantoni e tornare all’attività di famiglia. Ma non volle essere solo libraio, si inventò editore. Ed in questa veste divenne uno dei migliori della città di Napoli, cui teneva testa solo Mario Guida che nella saletta rossa, della sua libreria a Port’Alba, invitò i migliori scrittori italiani e stranieri, fino al triste epilogo del 2014.

Ma l’apporto di Tullio fu fondamentale, in una città che andava rivivificata come Napoli, egli contribuì a sprovincializzarla facendo conoscere autori come Don De Lillo, Bret Easton Ellis, Raymond Carver, destinati a futuro successo. Pubblicò anche, unico in  Italia, le opere di Naghib Mahfuz, lo scrittore egiziano premio Nobel per la Letteratura nel 1988.

Iniziò l’attività di editore con un libro del giornalista napoletano Mimmo Carratelli sulla strage degli atleti israeliani, da parte dei fedayn, in occasione delle Olimpiadi di Monaco del 1972. Lo stesso Carratelli curerà poi l’autobiografia di Tullio, pubblicata col titolo “Libri e cazzotti” cui diede la prefazione Fernanda Pivano. Il libro ebbe anche una sua edizione americana per i tipi della Red Hen Press e co, titolo “Books and Rough Business”.

Tra gli autori italiani pubblicò il libro di Giuseppe Marrazzo  “Il camorrista”, ispirato alla vita di Raffaele Cutolo e da cui Giuseppe Tornatore trasse l’omonimo film, interpretato da Ben Gazzara.

L’incontro con Marrazzo, il Pulitzer di Nocera, fu piuttosto difficile all’inizio e Tullio azzardò molto su un libro non ancora scritto. Si dice che per convincere a scrivere quel testo per lui, dovette dar fondo a tutti i suoi risparmi firmando un assegno da 25 milioni di lire, quale anticipo dei diritti d’autore sulle vendite future, del tutto ipotetiche. Tuttavia in seguito Tullio era solito affermare, a proposito di quel volume: “Mi è costato un occhio della fronte, ma è stata la mia fortuna come editore.”

Infine il suo osare fu premiato e sia il libro che il film che Tornatore ne trasse furono dei grandi successi. Al personaggio di Cutolo, così come presentato nelle due opere, si ispirò anche Fabrizio De André per scrivere la sua canzone “Don Raffaé”.

In piazza Dante dove era la sua libreria Tullio Pironti era diventato un simbolo al pari della statua dell’Alighieri che ivi giganteggia, oggi proprio davanti alla sua libreria. Se vi capitava di passare da quelle parti con molta probabilità vi sarebbe capitato di incontrarlo davanti alla sua bottega. A dargli una mano nella gestione dell’azienda gli erano affiancati, negli ultimi tempi i nipoti Chiara e Cesare. Ad essi saranno affidate le sorti della libreria e della casa editrice, dopo che ieri, 15 settembre 2021, Tullio ci ha lasciati, all’età di 84 anni.

Un grande vuoto si aperto in quella grande piazza. La libreria Pironti era diventata un punto di riferimento sia per la gente comune che per moltissimi intellettuali napoletani. Un altro baluardo della cultura è venuto a mancare in una città sempre stretta tra mille problemi.

I funerali saranno celebrati oggi, alle 16, nella chiesa di Santa Maria di Caravaggio, a Napoli.

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