L’orgoglio di essere meridionali ci porta oltre

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Ho appena finito di leggereNapoletanitàdi Gigi Di Fiore, un vero viaggio nell’anima di un popolo, temporeggiando sulle ultime pagine perchè, inconsciamente, non volevo che finisse. Per me che amo visceralmente Napoli, è stato un modo per rileggere ancora una volta del meridione con i suoi regni, le sue dominazioni e le sue mille imprese realizzate così anzi tempo rispetto al resto d’Italia. Un popolo di Dio, quello del Sud, oserei dire. Mi ha fatto ricordare perché ho voluto che mia figlia nascesse a Napoli, semmai lo potessi dimenticare, perchè sono felice di appartenere ad un Sud anche se non riesce a dare il giusto spazio ai suoi figli, quel Sud che amo e che vorrei diverso poichè meriterebbe quella grandezza e quella egemonia che le è sempre appartenuta.

Poi c’è chi è capace di firmare editoriali simili rivolto a noi meridionali:

Attenzione, manutengoli ingordi, a non tirare troppo la corda poiché correte il pericolo di rompere il giochino che fino ad ora vi ha consentito di ciucciare tanti quattrini dalle nostre tasche di instancabili lavoratori. Noi senza di voi campiamo alla grande, voi senza di noi andate a ramengo. Datevi una regolata o farete una brutta fine, per altro meritata”…La firma è di Feltri, il giornale è Libero, il giorno di pubblicazione il 19 Aprile scorso. L’avevo letto e volutamente ignorato. Si commenta da sè ed ha scatenato reazioni da parte dell’Ordine dei Giornalisti.

Certe provocazioni abbiamo imparato, con l’età, che non vale neanche la pena raccoglierle, ma quando anche  la televisione viene utilizzata come strumento attraverso cui continuare sullo stesso concetto, diffamando ancora una volta il popolo meridionale, non si può tacere. L’offesa arriva diretta, senza mezzi termini, da un giornalista, che non dovrebbe fomentare odio per mestiere. Un giornalista è chiamato a fare ben altro. Il tutto assume connotazioni surreali in un momento in cui l’Italia intera è messa a dura prova a causa di un virus che, se poi vogliamo ricordarlo, si è diffuso dal Nord al Sud. Un momento, insomma, in cui tutto si dovrebbe fare, tranne che perdersi in querelle “di bassa lega”.

Ieri 21 Aprile, nell’ambito della trasmissione televisiva Fuori dal coro in onda su Rete 4, si è assistito ad un siparietto davvero irriverente mentre la gente soffre in terapia intensiva, morendo in solitudine. Il giornalista che conduce la trasmissione Mario Giordano  chiede maliziosamente al direttore Feltri se vi sia “accanimento nei confronti della Lombardia“…chiede addirittura se quest’ultimo abbia colto “soddisfazione da parte di qualcuno – noi meridionali- per vedere caduti quelli che sembravano i più forti di tutti – i lombardi-.

E’ evidente – risponde Feltri- a tutti coloro che aprono gli occhi mentre vivono. Il fatto che la Lombardia sia andata in disgrazia per via del coronavirus ha eccitato gli animi di molta gente che è nutrita di sentimenti di invidia e rabbia nei nostri confronti perchè subiscono una sorta di complesso di inferiorità. Io non credo ai complessi di inferiorità, credo che i meridionali in molti casi siano inferiori”.

Davvero troppo. Scendono in campo il sindaco di Napoli, lo scrittore Maurizio De Giovanni, i politici e la gente comune contro l’assurdità delle parole, per la vacuità del delirio del bergamasco Feltri che proprio in queste ore, invece di sputar veleno dovrebbe cercare il tempo per piangere le vittime della sua terra. Dovrebbe uscire, il bergamesco Feltri, dalla caricatura di se stesso che si è accuratamente disegnata. Le sciagure, le tragedie, la morte così vicina da poterla quasi sentire, a volte fanno miracoli sugli animi più torbidi.

Un grazie invece è rivolto al presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, Carlo Verna, che nella sua lettera inviata al sindaco di Napoli parla con grande finezza e sensibilità dello spirito di Bellavista e del rumore di Feltri. Il grande Luciano De Crescenzo in questa lettera torna più attuale che mai, lui che da Napoli non se ne è mai andato davvero. Lui che con una scena girata nell’ascensore in uno storico palazzo nel cuore di Napoli è riuscito a delineare le caratteristiche di due popoli, quello del Nord e del Sud, creando una forzata presenza tra il napoletanissimo Luciano De Crescenzo ed il meneghino Renato Scarpa che finiscono per  riscoprirsi e riscoprire l’umanità che li accomuna.

Con grazia il Presidente, non potendo mettere mano direttamente a sanzioni disciplinari, afferma: “Posso solo chiedere scusa a mio nome e a quello della stragrande maggioranza di colleghi che hanno lo stesso tesserino di Feltri per il reiterato atteggiamento di vacua ostilità. Lo trovo indegno ma mi adeguo e amo Milano come Napoli di cui sono sempre rimasto orgoglioso cittadino. Con Luciano e Renato accendiamo le due candeline nel silenzio dell’ascensore, come nel film, distanti dal rumore fastidioso di Vittorio”.

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