L’inevitabile prezzo della pace

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-di Giuseppe Esposito-

Se riuscissimo a mettere da parte l’emotività con cui giudichiamo la situazione creatasi in Ucraina e con cui ci affanniamo a definire Putin un criminale ed un folle, arriveremmo ad una conclusione che, sulle prime, può apparire cinica e crudele, ma che è nella realtà dei fatti: il prezzo della pace è il sacrificio dell’Ucraina.

L’occidente non è in grado di salvarla.

Che Putin sia, poi, un criminale era cosa già nota ed evidenziatasi nel corso dei suoi interventi in Siria ed in Cecenia, dove ha perpetrato nefandezze pari o superiori a quelle a cui assistiamo oggi in Ucraina: bombardamenti e distruzioni di intere città ed uccisioni di civili inermi. Dunque è acclarato che Putin sia un criminale di guerra, al pari dei responsabili del nazismo.

Tuttavia, sulla follia dell’autocrate russo, bisogna andarci cauti.

Putin è un giocatore crudele, ma lucido. Egli ha basato quello che, a tutti, appare un azzardo su considerazioni abbastanza precise e, pare che ad oggi, i fatti stiano per dargli ragione.
In primis, occorre tener presente che il suo è un attacco all’assetto del mondo venutosi a creare alla fine del secondo conflitto mondiale, reso possibile dalla politica miope degli americani negli ultimi decenni, americani che quanto a fomentatori di guerre, non sono certo da meno del presidente russo.

Si ricordino infatti le varie guerre scatenate in giro per il mondo, solo per ragioni economiche. Si pensi all’Iraq di Saddam, al Vietnam, alla Corea ed alla Libia di Gheddafi. Si pensi inoltre a tutte le interferenze nella politica interna di molti degli stati dell’America meridionale e centrale, Cile, Argentina, Nicaragua ed altri. In quei paesi la CIA, grazie ai suoi capitali ed ai suoi agenti, ha determinato l’instabilità politica permanente e tipica ormai del Sud America. Si pensi alle sanzioni ancora in vigore contro Cuba.

Ma, tornando a Putin ed alle considerazioni che sono alla base della sua scellerata decisione di invadere l’Ucraina, egli ha pensato che l’Occidente non sarebbe mai intervenuto militarmente a difendere l’Ucraina, ed i fatti gli stanno dando ragione. Certo inizialmente credeva in una guerra lampo e si ritrova invece a dover affrontare una notevole resistenza, ma la disparità delle forze in campo gioca, in ogni caso, a suo favore.
La resa inesorabile del paese invaso pare essere solo procrastinata. È triste ma è la realtà.

L’altro fattore su cui Putin ha giocato è la paura diffusa in Occidente di un terzo conflitto mondiale e del relativo ricorso alle armi atomiche. La sua spregiudicatezza, nel caso si dovesse arrivare ad una simile decisione, paralizza l’opinione pubblica di noi occidentali.

Settant’anni e più di pace ci avevano convinto che la guerra fosse un evento oramai impossibile ed invece ci ritroviamo coi cannoni che sparano a poca distanza dai confini dell’Europa. Quella spregiudicatezza mette Putin in una posizione di vantaggio rispetto ai capi di stato occidentali.
Quanto poi alle sanzioni che l’Europa sta adottando contro la Russia, anch’esse sono state messe nel conto. Per quanti danni esse possano apportare all’economia russa, non potranno mai mettere in pericolo il potere del presidente.

Putin ha ormai ridotto le opposizioni al lumicino, tiene la Duma in una morsa di ferro e la sua controinformazione sul fronte interno ha fatto si che non siano pochi i russi che giustificano l’aggressione all’Ucraina. Si pensi che lo stesso Patriarca ortodosso di Mosca, Kirill, si è espresso a favore della guerra di Putin.

La novità a cui abbiamo assistito pare essere stata una certa compattezza sulle misure da adottare da parte dei governi europei ed anche il fatto che si sia deciso di fornire armi all’Ucraina. Ciò tuttavia non potrà risolvere il problema. Per quanto si possa armare il popolo ucraino il suo scontro contro l’armata russa pare destinato ad un probabile insuccesso. Si tenga anche conto che il rifiuto di dichiarare una no fly zone sopra l’Ucraina lascia ai russi la supremazia dell’aria. Dunque il destino militare ucraino appare segnato.

Ma c’è un’ultima arma che Putin adopera contro noi europei, essa è costituita dai milioni di profughi che si riverseranno entro le nostre frontiere. Il loro numero è tale che diventerà insostenibile e dunque spingeranno l’opinione pubblica a spingere per una accordo con l’invasore, accordo che si potrà raggiungere solo alle condizioni imposte da Putin e che gli europei riusciranno a metabolizzare.
Quest’ultimo aspetto della guerra, l’arma dei profughi, ci riporta ad una considerazione più generale, a quella globalizzazione insana voluta dal liberismo e dalla finanza internazionale, il cui potere è ormai superiore a quello degli stati e che ha adoperato appunto i capitali contro tutti gli altri paesi del mondo, al solo scopo di conseguire un profitto sempre crescente. Essi oggi adoperano contro di noi l’arma dei profughi, o dei migranti in generale, che premono oramai a milioni alle nostre frontiere creando una situazione che, a lungo andare diventerà insostenibile. I profughi troveranno il modo di passarle quelle frontiere e nei paesi occidentali si creeranno condizioni difficili da gestire.

Se non si mette mano ad una modifica delle politiche che metta fine ad un tipo di politica basata solo sul profitto e non si torna ad una più sana gestione che punti ad una equa redistribuzione delle risorse e ad una riduzione delle diseguaglianze tra i pochi ricchi, sempre più ricchi, e la maggior parte degli uomini afflitti da una povertà che cresce sempre di più, arriveremo ad una universale deflagrazione della nostra società.

Il capitalismo ha mostrato oramai i propri limiti ed ha minato persino l’ambiente mettendo in pericolo addirittura la sopravvivenza della specie umana. Urge un cambio di rotta e può darsi che la scossa di questa assurda guerra possa spingere verso una nuova era.

Cerchiamo di rendere questo incidente un’occasione di cambiamento e di evitare così un letale conflitto mondiale. Ma, nel breve, la triste realtà è costituita dall’impossibilità dell’Occidente di salvare l’Ucraina.

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