Lettera ad una donna speciale nel giorno del suo compleanno:Oriana Fallaci

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Oggi avresti compiuto 91 anni …

Voglio morire nella torre dei  Mannelli guardando l’Arno dal Ponte Vecchio. Era il quartier generale dei partigiani che comandava mio padre, il gruppo Giustizia e Libertà, Azionisti, Liberali, Socialisti. Ci andavo da bambina, con il nome di battaglia Emilia. Portavo le bombe a mano ai grandi. Le nascondevo nei cesti di insalata- scrivesti prima di morire presso la clinica Santa Chiara e  prima di esser tumulata nel cimitero degli Allori di rito evangelico tra atei, musulmani ed ebrei.

Giornalista, scrittrice, attivista e come dicevi tu, atea-cristiana. Chissà cosa hai trovato dall’altra parte. Tu, prima donna ad essere inviata speciale, coraggiosa e decisa, figlia di quell’antifascista torturato a Villa Triste per i suoi ideali antifascisti non potevi che innamorarti del leader di opposizione al regime dei colonnelli, Alexandros Panagulis.

Il poeta ribelle, l’eroe solitario, è un individuo senza seguaci: non trascina le masse in piazza, non provoca le rivoluzioni. Però le prepara.

Dalla facoltà di Medicina a quella di Lettere senza mai laurearti per seguire il fuoco sacro del giornalismo, seguendo le orme dello zio Bruno. Tu, che con la Storia ti ci sei seduta a tavolino intervistando mezzo mondo fino a toglierti lo chador innanzi a Khomeini che apostrofasti come tiranno e che ti definì quella donna, indicandoti come esempio da non seguire. Perchè è pericoloso incontrare donne come te.

Essere donna è così affascinante. È un’avventura che richiede un tale coraggio, una sfida che non annoia mai. 

Tu, così tremendamente vera. Tu, cronista sagace, ferita dai mitra della manifestazione studentesca messicana da finire all’obitorio ed essere salvata da un prete. Tu mai madre. Tu, che sapesti tratteggiare la decadenza della civiltà occidentale incapace di difendersi, minacciata dal fondamentalismo islamico.

Vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre.

Tu, firma autentica e mai scontata, sempre oltre. Tu, che hai con te nella tua bara ciò che resta di una copia del Corriere della Sera, tre rose gialle ed il Fiorino d’Oro della tua Firenze.

Ci manchi Oriana. Ci manca il tuo sguardo sul mondo e la tua Lettera 32, la tua personalità ed il tuo coraggio di svelare anche le verità più scomode e più crude, soprattutto oggi tra tanto vuoto.

Nel bene e nel male, sono sempre stati gli scrittori a muovere il mondo: cambiarlo. Sicché scrivere è il mestiere più utile che ci sia. Il più esaltante, il più appagante del creato.

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