L’articolo del 10 giugno 1985 che inchiodò la camorra e causò la morte del suo autore Siani

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-Un coraggio da leoni nel cuore di un  giornalista napoletano di 26 anni-di Claudia Izzo-

Era il 10 Giugno 1985, 35 anni fa,  quando Giancarlo Siani pubblica sul Mattino un pezzo in cui accusò il clan Nuvoletta, alleato dei Corleonesi di Totò Riina e il clan Bardellino, esponenti della “Nuova Famiglia” di voler spodestare e vendere alla Polizia il boss Valentino Gionta. Proprio queste rivelazioni pubblicate in quel  10 giugno 1985 che il giovane giornalista napoletano si era procurato da un amico carabiniere, insieme alle sue inchieste sulla commistione tra politica locale e criminalità organizzata negli appalti pubblici per la ricostruzione delle aree colpite dal terremoto dell’Irpinia del 1980 nei dintorni del Vesuvio, indussero la Camorra a farlo fuori.

Siani scrisse che l’arresto del boss Gionta, a Marano di Napoli,  avvenne grazie alla soffiata che esponenti del clan Nuvoletta fecero ai carabinieri, il prezzo che i Nuvoletta pagarono al boss Bardellino per un patto di non belligeranza. La pubblicazione dell’articolo creò un caos nel clan Nuvoletta che agli occhi degli altri boss partenopei e di Cosa Nostra facevano la figura degli infami, di coloro che andando al di là del codice d’onore della mafia, collaboravano con la Polizia. La camorra decise allora che il giovane giornalista doveva essere ucciso. Morirà il 23 settembre 1985 sotto casa sua, nel quartiere napoletano dell’ Arenella, alle ore 20.50 mentre era nella sua Citroen Méhari con capote in tela.

Colpito ben dieci volte alla testa da due Beretta 7.65.

Giancarlo Siani, classe ’59 è stato un figlio di Napoli, pieno di ideali con il sogno del giornalismo, quello duro, vero, d’inchiesta. Quello che scopriva misfatti, traffici illeciti. Siani le verità non le mandava certo a dire. Ci metteva la faccia, quella sua, di bravo ragazzo appartenente alla medio borghesia del Vomero. Giancarlo, con una  maturità classica conseguita con il massimo dei voti si iscrive alla facoltà di Sociologia presso la Federico II, fonda il Moveimento Democratico per il Diritto all’Informazione, iniziando la sua collaborazione da Torre Annunziata per il quotidiano Il Mattino di Napoli, facendo riferimento alla redazione distaccata di Castellammare di Stabia per giungere poi alla redazione centrale in via Chiatamone. Si occupa di cronaca e di camorra, approfondisce gli intrecci tra camorra  e politica, scoprendo connivenze create all’indomani del terremoto dell’Irpinia tra politici ed il boss Valentino Gionta, che da pescivendolo ambulante aveva costruito un business illegale, dal contrabbando di sigarette al traffico di stupefacenti, arrivando a controllare il mercato di droga nell’area torrese-stabiese. Le sue inchieste scavano nel torbido portando a galla misfatti e traffici illegittimi. Ci sono voluti dodici e le rivelazioni di tre pentiti per catturare i suoi assassini.

Il fratello Paolo ha un tenero ricordo di Giancarlo :” Di noi due, insieme, conservo l’immagine di una giornata a Roma, a una marcia per la pace. Io col gesso che gli dipingo in faccia il simbolo anarchico della libertà. E lui che mi sorride”

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