L’Armadio della Vergogna.

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A meno di un mese dalle celebrazioni tenutesi in tutta Italia, e non solo, per ricordare “Il Giorno della Memoria” è avvenuto qui da noi un fatto importantissimo, soprattutto per quanti non vogliono dimenticare il passato : l’apertura dell’Armadio della Vergogna.
La stragrande maggioranza degli italiani vecchi e giovani non sa nemmeno di cosa si tratti, eppure è un pezzo mortificante ed allucinante al tempo stesso che interessa, volente o nolente, la nostra Nazione. Si tratta di documenti riguardanti i crimini nazifascisti avvenuti in Italia e tenuti colpevolmente segreti per decenni. Non si è trattato di una dimenticanza, ma di un vile atto voluto dai nostri politicanti per cui va un doveroso riconoscimento ed un sentito ringraziamento alla Presidente della Camera (dalla quale politicamente parlando, mi sento molto distante) che il 15 febbraio, in un colloquio avuto con il Presidente dell’Unione della Comunità Ebraiche Renzo Gattegna, ha fatto da preludio all’apertura ufficiale del cosiddetto “Armadio della Vergogna”.
La Presidente Boldrini ha commentato il provvedimento affermando che “un Paese veramente democratico non può aver paura del proprio passato”. Giustissimo. Lo dobbiamo alla memoria dei nostri combattenti della Prima e della Seconda Guerra Mondiale, innanzi a cui ci siamo inchinati, deferenti e riconoscenti, rendendo omaggio ai magnifici soldati del Piave ed ai martiri di Cefalonia, ai giovani che operarono e morirono ai confini con l’Austria ed agli entusiasti giovani di El Alamein, senza distinzioni e senza etichette. Lo storico momento della rivelazione dei documenti era atteso da lungo tempo e contribuisce a compiere un passo decisivo verso la chiarezza e la presa di coscienza delle vicende che portarono alle responsabilità italiane negli anni della dittatura, delle persecuzioni e dello sterminio. Ritengo si tratti di un fatto estremamente positivo perché, forse non sarà possibile istituire nuovi processi contro i responsabili dei crimini accertati, ma il materiale si rivelerà comunque prezioso. Il mio auspicio è che questa pubblicazione dia il via a studi più approfonditi su questa triste stagione, fornendo nuove risposte. Proprio per questo noi abbiamo il dovere di porci delle domande e quella più essenziale riflette il rapporto tra morale e politica : fino a che punto è lecito far prevalere l’interesse del momento, cioè la stabilità e il quieto vivere, obiettivo della politica, a scapito della giustizia sul passato, compito della morale?
L’Armadio della Vergogna, come lo denominò il giornalista della RAI e dell’Espresso, da poco scomparso, Franco Giustolisi, fu ritrovato a Roma, per caso, nella sede della Procura Generale Militare, protetto da un cancello chiuso a chiave e con le ante rivolte verso il muro. Conteneva un grande registro con ben 2273 voci, su cui era annotato tutto e conteneva 695 fascicoli con i nomi dei responsabili, nazisti e fascisti di Salò, delle stragi commesse in Italia tra il 1943 ed il 1945, da Marzabotto a Sant’Anna di Stazzema fino alle fosse Ardeatine. L’armadio era stato occultato in nome della “Ragione di Stato”. Ora i documenti sono tutti consultabili nell’ archivio della Camera dei Deputati. Qui si tratta di rintracciare, ove ancora possibile, vecchi incalliti delinquenti, che si macchiarono di delitti contro l’umanità, secondo le leggi internazionali DELITTI IMPRESCRITTIBILI. Col provvedimento oggetto di questo scritto si avrà la possibilità di esplorare la responsabilità dei soggetti che furono compartecipi nei crimini del nazifascismo . C’è già qualche studioso della materia che è fiducioso che da quelle carte potranno emergere ad esempio elementi su chi organizzò e rese possibile la fuga di Kappler da Roma si rese responsabile dei crimini compiuti all’interno della Risiera di San Saba.

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