Home Editoriale La transizione verso le intelligenze artificiali in un mondo a due velocità

La transizione verso le intelligenze artificiali in un mondo a due velocità

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di Antonino Papa-

Il progresso, comunemente identificato quasi sempre come tecnologico, intendendo con tale termine in senso lato l’evoluzione in ogni ambito, viaggia ad un ritmo in costante accelerazione che a me piace definire “tendente alla velocità della luce”.

Tradotto in parole semplici significa che il tempo che intercorre tra una nuova scoperta e la precedente si assottiglia sempre di più.

Se volessimo immaginare figurativamente “l’idea di progresso” pensate ad un’auto in forte e costante accelerazione alimentata tramite l’energia derivante dalla sua stessa velocità che le consente di aumentare non solo la velocità stessa bensì anche “l’accelerazione”; questo semplice parallelismo spiega, appunto, la distanza sempre più ravvicinata tra un’innovazione e la precedente fino ad ottenere un progresso continuo e senza interruzioni temporali.

Nella realtà di ogni giorno, soprattutto in ambito commerciale, questa rapidità d’innovazione ha generato una competizione senza fine tra i principali players di mercato in ogni settore.

Pensate, ad esempio, agli smartphone e loro relativi brands che sfornano modelli nuovi al ritmo di 2 all’anno, a volte addirittura 3, idem per il settore automotive con continui restyling (non solo esteriori) e così in ogni ambito, praticamente un prodotto appena acquistato è considerato superato dopo pochi mesi e ciò ha fatto fiorire un enorme mercato parallelo dell’usato, ed anche invenduto, per coloro che non possono, o non vogliono, spendere ingenti somme per inseguire il progresso.

Naturalmente le stesse dinamiche si verificano anche in contesti molto più delicati, quali la medicina, scienza, finanza, ricerche in ambito militare e la tendenza in genere a delegare a microchips, robot ed intelligenze artificiali attività notoriamente svolte da esseri umani, con relativa ricaduta occupazionale.

Gli interrogativi fondamentali che scaturiscono dall’osservazione di questi fenomeni evolutivi inducono a riflettere innanzitutto su utilizzo ed applicazioni su larga scala di scoperte nei settori strategici e vitali quali l’ordine pubblico, la salute, la gestione del denaro e tutte quelle attività demandate agli organi istituzionali (o entità private delegate) finalizzate all’agevolazione delle funzioni di governo delle comunità, società o nazioni che dr si voglia.

Uno dei quesiti fondamentali, considerando l’imperfezione etica del genere umano, l’avidità e la tendenza al potere ed alla prevaricazione (homo homini lupus), è chiedersi innanzitutto quali entità, siano esse società, lobbies, private o pubbliche, abbiano la gestione ed il controllo di intere masse attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie; soprattutto nelle mani chi (fisicamente) sono custodite e gestite le innovazioni attraverso le quali modificare la vita di intere comunità.

Gli esempi in tal senso sono molteplici, si pensi alla Cina, ed a molti stati con ordinamenti non democratici, ovvero repressivi, in cui i cittadini vengono controllati addirittura singolarmente attraverso gli scanner facciali che non solo li identificano ma ne controllano i comportamenti in pubblico, rilevano violazioni, determinano il merito creditizio e molto altro, in pratica, nel caso specifico, la tecnologia viene utilizzata per limitare le libertà individuali e rendere i cittadini schiavi o automi prigionieri in perimetri virtuali dai quali non possono uscire.

La tecnologia, pertanto, in qualsiasi ambito sia essa applicata, è un elemento che riduce le distanze tra le democrazie ed i regimi repressivi perché il controllo dell’individuo attraverso strumenti tecnologici sofisticati è il medesimo sia in uno stato liberale e democratico sia in una nazione governata su princìpi autoritari.

Pertanto, il concetto di prigionia o schiavitù virtuale, che si traduce in realtà comportamentale degli individui che sanno di essere controllati, è il medesimo e non dipende da alcuna forma di governo, sia essa autoritaria o meno.

Ciò è ulteriormente aggravato dalla sempre maggiore diffusione delle cosiddette intelligenze artificiali create nel tentativo di sostituire completamente gli esseri umani, i quali diventerebbero sudditi e non più liberi cittadini.

Esiste però un’altra faccia della medaglia, o lato oscuro della luna, ed è paradossalmente un bene nonostante sia in antitesi con il progresso e la tecnologia estrema: l’ampio gap economico-sociale, culturale ed industriale che separa il nord del mondo dai continenti definiti poveri, o terzo mondo, come Africa ed America Latina, e parte dell’Asia.

Questa enorme distanza tra le differenti aree del pianeta frena l’applicazione delle innovazioni tecnologiche su qualche miliardo di individui che, però, sono resi “schiavi” in ogni caso perché lasciati in balìa di dittatori sanguinari con i quali il mondo “civile” si accorda per lo sfruttamento delle risorse naturali presenti nelle zone più povere della terra.

Esiste, quindi, una regìa occulta con un piano predefinito al fine di controllare l’umanità attraverso la tecnologia e gestirne anche la riproduzione?

Non dimentichiamo che siamo oltre 7 miliardi e che lo spazio fisico per ospitarci tutti si sta assottigliando e, di conseguenza, anche il cibo, prima o poi, non sarà sufficiente a sfamare gran parte della popolazione mondiale.

In realtà ora neanche lo è ma perché il cosiddetto mondo civile ne ha in eccesso e non lo divide con chi ne ha bisogno per sopravvivere, oltretutto sfruttando, come detto, le stesse popolazioni povere.

Il progresso dovrebbe essere strumento (termine un po’ forzato) per livellare la qualità della vita di ogni abitante della terra verso l’alto ma a quanto pare, e ciò che osserviamo ne è una ulteriore conferma, la strada intrapresa è quella di utilizzare la tecnologia, e la ricerca in ogni ambito, al fine di rendere gli individui dipendenti a vantaggio di poche lobbies che ne controllano la vita e fare dei paesi poveri un serbatoio di lavoratori a basso costo per quelle attività, spesso pericolose, che richiedono ancora la mano dell’uomo.

Sarebbe il caso che ci si iniziasse a rendere conto di ciò che sta accadendo e di socializzare fisicamente di più e non stare attaccati H24 a smartphone, televisioni, tablets, computers ed agire come se già fossimo schiavi a tal punto da non poter fare a meno di nulla; tutto ciò non è altro se non la distruzione del corpo umano perché si accetta che siano i chip a lavorare e non la mente, le onde radio ed elettromagnetiche a muoversi facendo diventare il nostro corpo pigro e sedentario… ed ecco gli infarti o i malori per repentini e temporanei mutamenti di abitudini e così via.

Se è questo ciò che gran parte degli umani preferisce non è altro se non la strada verso l’auto-distruzione del genere umano.

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