La strategia di Putin

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di Pierre De Fiippo-

Nella cronaca della giornata di guerra di oggi non si può che partire da Mariupol, protagonista sempre più muto delle ostilità. È morta, dopo giorni di agonia, la donna estratta dal palazzo colpito proprio nella città a sudest dell’Ucraina. È morta insieme al bambino che aveva in grembo. Mortali le sono state le ferite ricevute, che sono un po’ le ferite di tutti noi.

È la Croce Rossa internazionale a lanciare l’allarme: “nella città c’è una situazione estrema se non totale mancanza di beni di base come il cibo, l’acqua e le medicine. Corpi senza vita di civili e militari sono abbandonati all’aria aperta”.

La città è assediata ed i bombardamenti proseguono senza sosta. I corridoi umanitari che erano stati messi in piedi sono stati puntualmente presi di mira dalle milizie russe che, bombardando, hanno impedito ai civili di fuggire.

Questa è una catastrofe alla quale il mondo non ha dato il giusto peso”. Il lamento di Zelensky è costante e continuo. Ha ragione. Spesso, però, c’è davvero poco che si possa fare per salvare il salvabile. I morti nella sola Mariupol sono già arrivati a quota 2.500.

C’è un dato che colpisce e sul quale occorre riflettere: oltre agli obiettivi sensibili che Mosca si sta preoccupando di colpire – ospedali, università, centrali nucleari – la città di Mariupol è una delle più colpite e sulla quale l’attenzione del Cremlino è molto alta.

Come si vede nell’immagine, Mariupol – così come Melitopol – si trova esattamente lungo un corridoio che lega la Crimea, in mano russa dal 2014, alle repubbliche separatiste del Donbass. Un obiettivo, realistico, di Putin potrebbe essere quello di dividere in due l’Ucraina, lasciando a Zelensky il lato a ovest del fiume Dnipro ed impossessandosi di quello est, nel quale creare una sorta di Stato cuscinetto gestito da un governo fantoccio.

Ma è in tutta l’Ucraina che si continua a sparare: Leopoli è ancora nell’occhio del ciclone dopo il bombardamento di ieri che ha fatto 35 morti e oltre 150 feriti, tra cui molti della legione straniera provenienti dall’Olanda. A 20 chilometri dalla Polonia, Unione Europea, Nato.

Questa mattina è stato colpito un edificio a Kiev: due persone sono morte e tre sono rimaste ferite dai colpi d’arma da fuoco esplosi. Sono 90 i bambini uccisi nella sola capitale dall’inizio del conflitto.

A Cernihiv, “stanotte i russi hanno distrutto l’università politecnica”, ha riportato il governatore dell’autorità regionale, che ha aggiunto: “la situazione continua ad essere difficile. Oggi parleremo col governo sulla possibilità di aprire un corridoio verde a Cernihiv”.

Anche Papa Francesco ha fatto sentire nuovamente la sua voce: all’udienza di oggi con l’Associazione Anima per il sociale nei valori di impresa ha detto che “diverse guerre regionali, specialmente la guerra in corso in Ucraina dimostrano che chi governa le sorti dei popoli non ha ancora recepito la lezione delle tragedie del XX secolo”.

Da un lato, secondo Zelensky, i negoziati di pace di oggi avrebbero testimoniato l’intenzione russa di dare vita a “colloqui più costruttivi”; d’altra parte, ribadiscono da Mosca l’intenzione ad assumere il “totale controllo delle città ucraine”.

La guerra è ancora un rebus e, ad oggi, non vede soluzioni a breve termine.

 

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