La scuola al tempo del Covid 19: didattica digitale come opportunità

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-di Claudia Landolfi

In un momento delicato come quello che stiamo attraversando, il sentimento della nostalgia del passato è uno dei più infruttuosi. Non possiamo guardarci indietro. Non ora. Viviamo in un’era in cui lo “stato di eccezione” costituisce la nuova normalità, con vite al limite, velocizzate e spremute fino all’ultima goccia di sangue, equilibrismi esistenziali camuffati sotto il diktat della flessibilità, perdite umane, isolamento e forti limitazioni, crisi del senso della vita, disorientamento.

Il nostro compito ora è, innanzitutto, stare accanto ai giovani ritrovando la saldezza in noi stessi. Non si può rimanere aggrappati ai modelli e stili di vita che, fino a un anno fa, ci davano sicurezza. Ciò è ancora più valido se riportato all’ambito scolastico.

L’autonomia scolastica ha avuto come conseguenza una sperimentazione continua e molteplice dei modelli educativi e delle metodologie di insegnamento, nonché dei parametri di valutazione. Questo percorso innovativo ha rappresentato una crescita importante in Italia, nonostante le criticità che innegabilmente si possono riscontrare in tali esperienze.

Con la pandemia, siamo chiamati, nuovamente, a inventarci il presente e plasmare il futuro, senza dare nulla per scontato né puntare a costituire sistemi duraturi. La didattica digitale, nelle sue varianti, è stata la risposta a un’emergenza innegabile, nonostante si siano levate voci negazioniste. Essa ha determinato grandi sofferenze nei giovani ma adesso non è il ritorno in aula la soluzione. I docenti hanno dovuto fare uno sforzo immane per perseguire gli obiettivi didattici prefissati, ma anche per prendersi cura delle ragazze e dei ragazzi che vedono dietro a uno schermo.

Come portare avanti un’idea di crescita intellettiva, psichica, emotiva attraverso i media digitali? La risposta potrebbe essere: non limitarsi a quello che sappiamo delle tecnologie digitali, non adattarsi ad esse bensì adattare le tecnologie digitali a noi, renderle funzionali alle nostre necessità, senza subirne le impostazioni predefinite. Non c’è ragione di farlo: la tecnologia digitale può essere liberatoria e creativa, se esploriamo le sue potenzialità, e forse può contribuire alla serenità dei giovani.

Siamo a conoscenza dei rischi del web e dell’alienazione che il digitale può comportare ma l’adolescenza è stata sempre una fase critica, inoltre non dobbiamo dimenticare che, nelle generazioni passate, la scuola era luogo di scontro ideologico violento. Sicuramente la mancanza di di contatto, di incontro e di relazione ha prodotto nei giovani delle crisi depressive però noi dovremmo anche accompagnarli in questo processo di familiarizzazione con il digitale che comunque rappresenta il loro futuro.

Le nostre vite non devono necessariamente essere adattate ad uno schema univoco perché il digitale ci consente un’estrema flessibilità, un’estrema creatività. Ciò implica una maggiore consapevolezza del mezzo. Dovremmo dunque cogliere con uno spirito costruttivo e possibilista questa opportunità della didattica digitale anche per sviluppare altre modalità di conoscenza e di comunicazione. Effettivamente abbiamo sperimentato la pesantezza di alcune alcune forme di organizzazione della vita scolastica laddove si è tentato di imitare la strutturazione della didattica in presenza, anche, forse, schiacciati dal complesso di dover comunque “fare lezione” nel timore di essere giudicati.

Si potrebbe comunque riconsiderare il tutto dal punto di vista, ad esempio, dei contenuti, delle modalità di verifica, dei linguaggi, ma anche dell’orario, della durata delle lezioni, delle attività sincrone e asincrone, in modo da consentire ai ragazzi di gestire in maniera più personalizzata l’accesso alle piattaforme e, soprattutto, consentire loro di essere meno passivi, come se fossero i semplici destinatari di un messaggio prodotto altrove, e meno frustrati, esplorando nuovi software, nuove nuovi linguaggi, al fine di renderli co-autori delle lezioni, co-produttori del sapere e protagonisti della vita mediale.

Le nostre ragazze e i nostri ragazzi dovranno necessariamente imparare a comunicare attraverso il web, qualunque sia il loro progetto di vita, e non rimanere schiacciati in questo rapporto con la tecnologia digitale così come è stato vissuto. La  didattica digitale potrebbe spingersi oltre e diventare ancora più virtuale, ancora più digitale non perdendo di vista, ovviamente, gli obiettivi scolastici che sono comunque obiettivi di crescita della persona nella sua interezza. 

 

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