Home Editoriale La pillola del Lunedì: L’emigrante, un dono o un danno?

La pillola del Lunedì: L’emigrante, un dono o un danno?

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di Luigi D’Aniello

Partendo dal concetto che l’immigrazione non comporta di per sé una minaccia mentre la mancata integrazione invece sì, devo constatare che, purtroppo oggi, nelle nostre città la qualità della vita sta sempre di più peggiorando e ciò è dovuto in modo particolare all’aumento dei flussi migratori e all’esacerbarsi degli effetti della crisi economica.

Ormai sono aumentati in modo esponenziale i casi di accattonaggio e di commercio abusivo ed è sempre più frequente fuori dai grandi magazzini, nelle vie del centro, nei mercati rionali e alle fiere cittadine, imbattersi in personaggi che chiedono “un’offerta” o che vendono accendini, braccialetti, fazzoletti, calzini, portachiavi, fiori, oppure capi di abbigliamento contraffatti.

Per non parlare del disagio e delle minacce che le donne avvertono quando si trovano da sole in luoghi isolati o dell’incubo degli automobilisti, i lavavetro, che stazionano agli incroci e ai semafori di quasi 
tutte le città, con un manico di scopa, una spugna, un secchio o una bottiglia di acqua mischiata a qualche goccia di detersivo che se non riescono a lavarvi il vetro, tentano la vendita di prodotti che vanno dai fazzoletti agli oggetti più svariati.

Specialmente la mattina e nelle ore di punta, la presenza di queste persone si fa abbondante e insistente.

Inoltre, a causa della mancanza d’integrazione, che da noi ha dimensioni in precedenza mai conosciute, la quasi totalità degli accattoni e dei senza fissa dimora che bivaccano in quasi tutte le stazioni ferroviarie e sotto i portici delle vie del centro, sono immigrati stranieri, che tentano di sbarcare il lunario in qualsiasi modo ed orinano e defecano ovunque.

Tutto ciò non fa altro che aumentare il degrado urbano, oltre che sociale delle nostre città.

La città è fatta dalle persone che ci vivono e dalle autorità che la governano e quando non vi è sinergia fra questi, quasi sempre si va incontro alla sporcizia sulle strade, alla decadenza architettonica, alla povertà, alla delinquenza, alla corruzione e all’occupazione indebita di parti del territorio, perché la responsabilità di ciò che succede in città, è di chi ci lavora, ci abita, di chi la frequenta per qualsiasi motivo e di chi la governa.

L’immigrazione va regolata, gestita, non subita e non va neppure vissuta come una minaccia; abitiamo in un mondo globale, in cui circolano liberamente i capitali, le merci e le informazioni.

I migranti sono l’elemento umano della globalizzazione.
Ormai è quasi normale nascere in un Paese, crescere in un altro e lavorare in un altro ancora. Non dobbiamo avere paura di questo. Dobbiamo aprirci al futuro. E se noi oggi siamo qui e siamo quel che siamo, non è perché nella preistoria non ci fossero i migranti, ma perché non c’era nessuno a fermarli.

L’emigrazione in sé non è un rischio, anche perché, dopo la cacciata dal Paradiso di Adamo ed Eva, noi siamo i figli dei primi emigranti, mentre la mancanza di integrazione e la cattiva gestione che se ne sta facendo qui da noi, sicuramente, si.

Immagine di Torino, Mercato, Porta palazzo. Uso gratuito.

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