La campagna elettorale prosegue, tra polemiche e slogan

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di Pierre De Filippo-

La campagna elettorale prosegue, tra polemiche e slogan. Essenzialmente, le polemiche arrivano da sinistra e gli slogan da destra, per chi volesse una sintesi molto stringata.

Dopo giorni di dubbi amletici, sono trascorse solo poche ore da quando Carlo Calenda, leader di Azione, ha deciso di accettare la corte di Enrico Letta e convolare con lui a nozze.

Nozze di convenienza, nozze elettorali, nozze programmatiche: ognuno può chiamarle come vuole. Letta, Calenda e Della Vedova hanno firmato un accordo di massima sui temi e tutto sembrava andare per il meglio, nonostante qualche perplessità interna a ciascun partito.

Poi, però, sono intervenuti Fratoianni (Sinistra italiana) e Bonelli (Europa verde) per rivendicare che loro, non Calenda, erano stati i primi a sancire un accordo col Pd e che i punti programmatici indicati nel patto con Azione non li convincevano per niente.

Distanti su rigassificatori, termovalorizzatori e agenda Draghi, la pax sinistra è durata fin troppo poco. Non che non lo si sapesse o non lo si potesse immaginare.

“Calenda è un bambino viziato. Ed è cresciuto male”, scrive Bonelli su twitter; gli fa eco Fratoianni che cestina l’agenda Draghi e tutto ciò che ne concerne.

Calenda replica tirando Letta per la giacchetta: “come si può lavorare così?”.

Ad Enrico, sempre meno sereno, il compito di dirimere questa attorcigliata matassa. Franceschini, da buon democristiano, prova a fare il pontiere ma il machismo è duro a morire.

A destra, invece, le polemiche sono sostituite dagli slogan.

Giorgia Meloni, a Fox News – la rete repubblicana per eccellenza – dà sfoggio di inglese (un’ottima cosa) e poi parla del suo programma, dei suoi temi (una cosa meno ottima).

Non manca nessuno tra i cavalli di battaglia: dal presidenzialismo, al blocco navale, dai giovani alle tasse fino all’onore che avrebbe se diventasse il primo Presidente del Consiglio donna di questo Paese.

Tra l’impraticabile (il blocco navale) e l’irrealizzabile (sanzionare i giovani che non accettano un lavoro), tra l’effimero (la riforma costituzionale) e l’utopistico (ridurre le tasse aumentando magari la spesa) c’è tutto l’inventario di ciò che abbiamo già visto e che non vorremmo risorbirci.

E poi c’è Salvini, di ritorno da Lampedusa, dove forse è andato a chiedere i voti di qualche migrante, che la dice seria e grossa: per contrastare le baby gang, la patente dopo i diciotto anni. E certamente, perché chi sta in una baby gang poi si presume si faccia problemi morali a guidare senza…

A letto senza cena forse avrebbe più senso.

Senza parlare di Berlusconi, che parla di alberi, pensioni ed altre sue storiche amenità.

Il quadro è desolante ma si sta, pian piano, componendo. La destra corre unita nonostante le sue ambiguità: sul carro sono saliti anche Cesa e Lupi, Brugnaro e Toti. I cosiddetti cespugli.

Renzi gode del suo splendido isolamento, che è però “o la va o la spacca”. Potrebbe sopravvivere con una piccola pattuglia parlamentare o sparire dalla circolazione. Il rischio, per lui, è grande.

Del centrosinistra s’è già parlato ed è quello che è sempre: un cantiere aperto, con qualche ottuagenario a braccia conserte ad ammirarlo e poco altro.

Ed il Movimento 5 Stelle è preda dei suoi dissidi interni: Conte contro la Raggi che è contro la Lombardi, che adora Zingaretti, che però strizza l’occhio a Calenda, che detesta Di Battista, che odia tutti, tranne Travaglio.

Una Dc fatta di nani e ballerine.

Al 25 settembre manca un mese e mezzo. E il caldo inizia già a darci alla testa.

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