La caccia alle streghe, il neomaccartismo all’italiana  

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di Giuseppe Esposito

Quello che già avevamo etichettato come neoconformismo, si è trasformato, oggi in Italia, in qualcosa di peggiore, in una forma italica di maccartismo, quella persecuzione contro intellettuali ed uomini di spettacolo che funestò i primi anni Cinquanta gli Stati Uniti. In quel periodo il senatore Joseph McCarthy, con false accuse rovinò la vita di numerosissime persone. Con prove false, accusò di spionaggio a favore dell’Unione Sovietica cittadini integerrimi, solo perché manifestavano idee progressiste in contrasto con la sua visione retriva della politica. Per fortuna, i gionali dell’epoca scesero in campo e smascherarono McCarthy, che fu estromesso dalla presidenza della Commissione per la repressione delle attività antiamericane e scomparve, poi, definitivamente, anche dalla scena politica.

Oggi in Italia si vede aleggiare un fantasma assai simile a quello del senatore statunitense, con una differenza sostanziale: oggi a favore della crociata neomaccartista si sono schierati in blocco i giornali e gran parte dei politici. Segnatamente quelli del PD, antico partito di sinistra che ha perso la sua identità e la bussola della sua azione politica.

Uno dei bersagli preferiti da questi nuovi crociati dell’antiputinismo è il presidente e fondatore dell’Osservatorio sulla Sicurezza Internazionale della LUISS, il professore Alessandro Orsini.

Il professore, già ostracizzato per le opinioni espresse durante la trasmissione “Piazza pulita” condotta da Corrado Formigli su La7, fu poi richiamato dallo stesso, proprio per evitare di essere etichettato di conformismo.

Ora però che Orsini è stato invitato a scrivere su “Il fatto quotidiano” e, soprattutto, per essere stato scritturato dalla trasmissione “Carta bianca”, condotta da Bianca Berlinguer su RAI3, gli attacchi contro di lui sono ripresi con una virulenza ancora maggiore.

Al grido di “No ai sostenitori di Putin nella RAI” sono scesi in campo emeriti politici quali i parlamentari PD Andrea Romano, Stefano Boaccini e la illustre ex ministra, improbabilmente rossocrinita Valeria Fedeli, oltre a Marco Di Maio, appartenente al partito Italia Viva, il cui segretario è noto per le sue frequentazioni di veri democratici come il saudita Bin Salman al Saud, mandante dell’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi.

Insomma, questi nostri paladini per l’Ucraina si comportano allo stesso modo del tanto aborrito Putin, despota russo. Essi cioè negano a chi non la pensa come loro il diritto ad esprimere le proprie opinioni. E se qualcuno si oppone all’invio di armi in Ucraina è tacciano immediatamente di essere filo- Putin.

Nessuno di quei signori si è minimante interrogato sui rischi di tali invii. Interessante è quanto dichiarato da Marco Travaglio nel corso della trasmissione “Accordi e disaccordi”, su la NOVE, cioè:

Mandare armi in Ucraina? Non ci vedo niente di scandaloso, ma mi aspettavo che una decisone così importante fosse presa dal Parlamento Europeo nel suo insieme. Invece a Bruxelles è stato votato un capolavoro di ipocrisia. Pertanto i vari governi nazionali procedono ognuno per conto loro e stabiliscono quali armi inviare e quali no. Ma quello che è più grave, nessuno si è minimamente chiesto a chi finiscano in realtà le armi spedite. Esse debbono essere fatte entrare (somma ipocrisia della politica) attraverso un paese che non sia aderente alla NATO, per esempio la Moldavia. Inoltre devono essere trasportate con convogli spacciati per aiuti umanitari, nella speranza che essi non vengano intercettati dai Russi. Inoltre la consegna deve avvenire nelle mani dei cosiddetti contractors, ossia bande di mercenari al soldo di chi li paga di più. Pertanto se essi un domani dovessero cambiare bandiera ci ritroveremmo nella condizione di farci sparare addosso con le nostre stesse armi. Ma anche se ciò non avvenisse e il conflitto si risolvesse con una vittoria, cosa abbastanza probabile, con la vittoria della Russia, quelle armi finirebbero proprio a coloro contro cui avrebbero dovuto essere usate.”

Mi sembrano ragionamenti di buon senso ed invece i nostri paladini della guerra non intendono dare ascolto alle voci che tentano di esprimerli, anzi, tacciano di putinismo coloro che lo fanno, vedi, ad esempio il professor Orsini o Marco Travaglio e gli altri giornalisti de “Il fatto quotidiano”.

Se volessino seguire la logica di tali sostenitori dell’invio di armi sul teatro di guerra potremmo, per assurdo, tacciare anche Papa Francesco, che si è espresso contro le armi ed a favore del tentativo di adire la via diplomatica;  potrebbe essere anche Lui accusato di essere a favore di Putin. Vista la pervicacia della nuova caccia alle streghe scatenata dai nostri giornali main stream e dai nostri screditati politici, non mi meraviglierei, dunque, di vedere il Papa finire nel loro mirino.

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