L’Albania con gli occhi di Vittorio Sgarbi

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L’inversione di marcia della stampa italiana verso l’Albania e gli albanesi- di Denata Ndreca

“Albania ha il cuore italiano e si sente italiana. In loro c’è uno spirito che è come il nostro, un cuore aperto che rende vicini da due sponde lontane, il popolo italiano e il popolo albanese”.

Vittorio Sgarbi

Sono passati un po’ di anni da quando sulle coste italiche arrivarono le prime ondate di profughi. Eravamo proprio noi a trasformare di colpo l’Italia da terra di emigrazione in terra di immigrazione, ed eravamo proprio noi a dover pagare il prezzo più alto, non solo per il fatto che stavamo uscendo da una lunga dittatura comunista, ma anche perché l’Europa e specialmente l’Italia, non erano preparate a tutto ciò che stava accadendo. Parlavamo già questa lingua, e la conoscenza di una lingua che non è la tua, avvenuta in silenzio, o tramite la musica e quello che potevano captare le antenne, non poteva che essere un atto di amore incondizionato verso qualcosa che inconsciamente sognavamo. Un amore a volte, tante volte, rifiutato, perché velocemente la parola straniero nell’uso quotidiano si sarebbe trasformata nel sinonimo di delinquente e prostituta.

È così che ci siamo sentiti sbriciolare le ossa nel petto, pur mantenendo la nostra integrità, perché malgrado le cose cambiavano, sembrava che non cambiassero mai; è stringendo i denti che siamo andati avanti, con un cuore rimasto in sospeso tra le due rive, con una mano che raccoglie i ricordi delle nostre vite rimaste là e l’altra che cresce i figli nati qua. Figli che presto impareranno a difendersi da soli nei banchi di scuola, con la profondità del loro pensiero, con gli sguardi decisi e con pochi vizi. Anni che lasceranno il segno a tanti di noi, anni incisi con la voglia di farcela.

All’improvviso accade un’inversione di marcia della stampa italiana verso l’Albania e gli albanesi (a mio modo di vedere con molto ritardo) e mi spinge a voler parlare e vedere l’Albania con gli occhi di Vittorio Sgarbi, un uomo che aveva già sentito parlare suo padre delle giornate felici trascorse a Tirana. Un uomo che poi troverà la forza di carattere della donna in quello di una donna albanese, sua figlia Alba. “Un nome di grande poesia.

“Trovo la differenza nei confronti dello straniero un errore. Ho sempre negato anche contro amici e persone importanti, che ci fosse un tipo – carattere violento, criminale, che è una forma di razzismo, perché considera un popolo dannato dalla sua stessa natura; impossibile per me. Sono stato sempre principale difensore del popolo albanese. Sempre affascinato e attratto da questo piccolo paese. Tante osservazioni, ma sempre con un’istintiva amicizia.

Non esiste un popolo cattivo, esiste un individuo cattivo.  Non esiste mai un diverso cattivo. C’è un diverso che vive dei problemi, a volte si organizza tramite una criminalità che è l’unica alternativa che gli viene concessa. Immaginare gli albanesi diversi da noi, era un errore che io non potevo non contrastare. È merito del popolo albanese che questo pregiudizio è sparito. Si sono inseriti in attività oneste, hanno fatto prevalere le loro capacità talvolta perfino superiori a quelli degli italiani che non venivano da lontano con le difficoltà di cercare asilo e lavoro. Hanno mostrato la loro parità come gli uomini sono tutti uguali, ma parità anche di impegno, determinazione, identità culturale, lingua comune, perché quasi tutti parlano l’italiano e si sentono componente istintiva dell’Italia. Una passione fino a considerarsi un pezzo d’Italia dall’altra parte del mare, dando prove di grande lavoro e di pensiero.

E quindi improvvisamente qualcosa è mutato, fino ad arrivare alla posizione nobile del Presidente Del Consiglio e dei trenta medici e infermieri. Il paese più povero che aiuta il paese fratello. Il punto di arrivo della parabola di Edi Rama, è una gloria e un onore che è stato riconosciuto agli albanesi. La stampa italiana ha dato larghissima prova di giudizio positivo, consenso e approvazione, dopo il gesto di fratellanza.

È effettivamente un’inversione totale. È la definitiva riabilitazione, la rigenerazione e la conferma che l’Albania è parte dell’Italia. Sicuramente è tardi, ma meglio tardi che mai. Sono felice che oggi il giudizio sia definitivamente positivo e che il popolo albanese possa stare davanti al popolo italiano a testa alta.

L’ Albania ha il cuore italiano e si sente italiana, così come noi dobbiamo sentirci un po’ albanesi e vedere quanto di meglio c’è in un paese schierato con la sua bellezza sul mare da Valona a Scutari.

Un paese che ha saputo proteggere non solo le coste, ma anche la parte caratteriale, una verginità di emozioni, di sentimenti e di valori. In loro c’è uno spirito che è come il nostro, un cuore aperto che rende vicini da due sponde lontane, il popolo italiano e il popolo albanese”.

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