Joe Amoruso, il ricordo di Valeria Saggese

0
286
Joe Amoruso - Foto di Giuseppe Acanfora

La musica a lutto. La notte fra il 23 e il 24 marzo, all’Ospedale del Mare di Napoli, muore a 60 anni il pianista, tastierista e compositore Joe Amoruso.

A dicembre 2017, durante un concerto in Puglia, fu colpito da un’emorragia cerebrale e da allora non si era più ripreso.
Enfant prodige, fra i pilastri del Neapolitan Power, entrò presto nella super band di Pino Daniele con De Piscopo, Rino Zurzolo, Toni Esposito e James Senese. Genio delle tastiere, precursore di nuove sonorità, ha aperto la strada a tanti musicisti che ancora oggi seguono le sue orme. Lo ricordiamo in particolar modo negli album Vai mo’, Bella ‘mbriana e Musicante.  Come dimenticare Maggio se ne va insieme a Wayne Shorter. Sue le malinconiche note di pianoforte nel film Ricomincio da tre di Massimo Troisi. Produttore artistico raffinato, ha collaborato anche con Alberto Fortis, Mauro Pagani, Vasco Rossi, Zucchero e tra gli altri,  ha prodotto e arrangiato anche l’album di Andrea Bocelli Romanza e l’album Fuiente di Enzo Gragnaniello. Lungo sodalizio con il chitarrista Antonio Onorato che per più di vent’anni ha condiviso amicizia, album e concerti in tutto il mondo. “La rosa del mare di mezzo”, il suo album da solista e “Accordati con me”, le alchimie della musica il suo libro.

Artista amato da tutti per il suo carattere schivo e nobile era una persona di una grande spiritualità. Un essere evoluto che guardava oltre le stelle, al contempo fragile come cristallo.

Caro Joe, ora che te ne sei andato, lasci un vuoto grande. Definitivo. Ciò che mi consola, però, è che sei di nuovo libero e che le tue mani non sono più in gabbia come questi ultimi due anni e più. Allora inizio a ricordare i momenti veri. Quelli semplici, felici.
Tra le cose che ci accomunavano c’era la passione per gli astri, l’esoterismo, la musica. La mia macchina e la tua sempre a riserva, mentre Antonio continuava a mettere altro gasolio alla sua anche se aveva il serbatoio sempre mezzo pieno. Quanti battibecchi per questo. Quante risate. La tua R moscia, il tuo parlar veloce, la tua dialettica colta, i tuoi consigli da fratello più grande. I litigi fra te e Antonio sulle “scemenze”, come due fratelli bambini, veri. Io vi guardavo e ridevo. Quanta anima in quelle note, quanta armonia, la tua.
Il tuo genio, la tua creatività nelle più belle canzoni della storia. Sempre le tue mani.
I tasti bianchi e neri. Il piano, le tastiere. I tuoi suoni, quelli che cercavi con la luce di un accendino o di una candela nei posti bui. I fazzoletti di carta, il sudore, un ventilatore nella scheda tecnica. Unico. Semplice.
Gli applausi, le standing ovation che quasi non volevi ricevere per quanto era immensa la tua umiltà. Il suono della tua risata incontrollata, come potrei dimenticarla. La sento qui. Le tue paranoie, quelle di un genio evoluto e troppo sensibile per questo tempo. L’ultimo saluto il mese scorso. Ti ho detto, Lo sai che ti voglio tanto bene Joe? E tu, in quel silenzio costretto, hai fatto di sì con la testa, tante volte. L’unica cosa che potevi muovere. Discreto, dignitoso. E con immensa dignità te ne sei andato. In silenzio. Lontano dagli applausi, quelli che rigiravi ai tuoi colleghi sul palco. Ora vola Joe e suona per noi, perché solo la tua musica mi può consolare nel silenzio di questo caos.
Per sempre, tua amica
Valeria.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui