Il potere dei social oggi: intervista a Manuela Mangia, psichiatra

0
170

Alla ricerca di brividi in bilico tra la vita e la morte-di Claudia Izzo-

Sono tanti i casi registrati negli ultimi tempi che hanno visto bambini e ragazzi compiere gesti estremi, una sorta di riti di iniziazione per dimostrare qualcosa soprattutto agli altri, visto che il tutto viene ripreso e pubblicato sui social. Sfide restando in bilico tra la vita e la morte, challenge, gesti punitivi verso se stessi ma anche verso gli altri, per vedere fin dove ci si può spingere, dimenticando completamente il valore della vita. Siamo nel 2016 e nasce La Blue whale, la Balena azzurra che prevedeva 50 sfide da superare dal tagliarsi le vene al salire sul tetto di un palazzo e arrampicarsi sul cornicione. Poi è stata la volta del “Knock out challenge” dare all’improvviso un pugno ad un passante. La finalità? Vedere cosa succede.

Ancora, vestiti con solo una camicia da notte bianca con volto coperto da lunghi capelli, andare in giro per la città spaventando, picchiando, aggredendo, ancora, guidare ad occhi chiusi “Bird box challenge”; appendersi a testa in giù per la strada ancorati come pipistrelli a cartelli autostradali, “Batmanning”. Come dimenticare “Jonathan Galindo”, un mostro che spingeva all’autolesionismo? E poi il “Skullbreaker challenge”, una vittima al centro che viene fatto cadere da altri due ai suoi lati con sgambetti.

Ultimo caso quello dell’Hanging challenge, che prevede il legarsi una cintura al collo e resistere più possibile, il pericolo è la morte per soffocamento. Vince chi resiste di più. A morire è stata la piccola Antonella, a Palermo. Appena 10 anni.

Ne parliamo con la dr.ssa Manuela Mangia, psichiatra.

Dr.ssa Mangia, perché tutto questo potere ai social?

Questa vicenda ha suscitato una serie di commenti e tante considerazioni perché effettivamente, al di là dell’aspetto umano, finisce per toccarci da vicino.

Premesso che a quanto pare siamo i più analfabetizzati dal punto di visto informatico e contemporaneamente, quelli con il maggior numero di apparecchiature pro capite, dovremmo stabilire che la “colpa” non è dei social e di internet ma dell’ uso che se ne fa.
I genitori di oggi, spesso, affidano i propri figli ai social, come nuovi strumenti di intrattenimento…
In maniera generica possiamo dire che è abitudine largamente diffusa quella di regalare telefonini e smartphone ai bambini e di lasciare che “navighino“, senza alcun controllo. Ci preoccupiamo di accompagnarli a scuola e non riflettiamo che nel momento in cui li  affidiamo ad internet li lasciamo soli per le strade del mondo , esposti a ben altri pericoli
E qui veniamo al punto…da soli…
Cosa sta succedendo ai nostri ragazzi, quale vuoto cercano di colmare con questi gesti estremi?
Dietro tanti bambini c’è il vuoto, l’assenza di un mondo adulto che dovrebbe vivere con impegno la genitorialita’, dovrebbe aver cura dell’educazione emotiva dei propri figli, trasmettere valori e accendere la passione per la vita, suscitare interessi e stimolare la curiosità, non attraverso lo schermo di un computer ma nella quotidianità della vita, nell’ intimità della propria casa che dovrebbe continuare ad essere il porto sicuro da cui partire un domani.
La quotidianità della vita, i problemi, le scadenze, il lavoro, quando c’è e a maggior ragione  quando non c’è, crea tensioni che spesso si traducono in stanchezza. I social diventano così un riempitivo per i genitori da offrire ai propri figli…
Ho immaginato questa coppia giovanissima con quattro figli in un vicolo di Palermo….ho pensato a due ragazzi che si sono sposati e messo su famiglia sicuramente con amore ma anche con poche risorse e scarsa consapevolezza dei compiti da assumere. Ho pensato ad essi stessi immersi in un mondo social… come i tanti che vedo al ristorante muti e presi ciascuno dal proprio tablet. Il vuoto finisce con il riempirsi di cose sbagliate se gli adulti di riferimento non sono in grado di suggerire alternative.
Cosa impareremo noi genitori da questa vicenda? Abbiamo davvero tutti i mezzi per decodificarla e comprenderla fino in fondo?
Questi genitori hanno donato gli organi della loro piccola. Sarebbe stato bello se qualcuno avesse chiesto loro di far dono di questa terribile vicenda per offrire uno spunto di riflessione agli adulti, per innescare una costruttiva ricerca delle cause.
Occorrerebbe una sorta di alfabetizzazione alla genitorialita’ per spiegare quanto il “lasciar correre” possa trasformarsi in incuria e lasciare nell’adulto che verrà gli stessi deleteri segni dell’abbandono.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui