Il Paese delle Aquile lontano da regole antisismiche e idrogeologiche

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Un massacro forse evitabile ?- di Claudia Izzo-

Il terremoto del 21 settembre scorso sembrava essere destinato ad essere ricordato, in Albania, come quello più forte negli ultimi 30 anni, con la sua magnitudo 5.8, invece è stato solo un avvertimento da parte della terra.

Dopo la tragedia del 26 novembre scorso, ancora ieri la terra in Albania ha tremato con scosse di assestamento con magnitudo 4.3 ed epicentro a 27 chilometri  a Nord Ovest di Tirana. Terminate le ricerche degli eventuali superstiti tra le macerie. Non si cerca più.

Il Paese delle Aquile resta in ginocchio con i suoi 51 morti, 26 a 20 km a Nord di Tirana, sotto il crollo di due palazzine; 24 a Durazzo dove son venuti giù una villetta a tre piani, due palazzi in città, due alberghi sulla spiaggia. Oltre 2000 i feriti visitati nelle tendopoli allestite e persone trasferite d’urgenza in Italia. 900 gli edifici a Durazzo e 1465 nella capitale Tirana ad aver subito ingenti danni.
Ad aiutare l’Albania è prontamente intervenuto il Kosovo, repubblica indipendente dopo una sanguinosa guerra ed Italia, Francia  e Grecia sul campo, da subito, con soccorsi di ogni tipo.

Al dolore si somma il peso delle parole. In un’intervista all’emittente tv albanese Top Channel, Valbona Sako, sindaco di Durazzo in carica da quattro mesi, ha affermato:” Dobbiamo essere soddisfatti anche di 50 morti” provocate dal sisma. Il sindaco intendeva probabilmente dire che il bilancio dei morti avrebbe potuto essere più grave, cosa che però non ha saputo dire, forse dato lo stato di stress in cui era. Fatto sta che le parole non perdonano, come gli albanesi, già distrutti dal dolore. E le dimissione del sindaco non si sono fatte attendere.

Dopo la tragedia ed il dolore, con la terra che sembra non volersi fermare più, si fanno i conti. Dei morti, dei danni, della verità non tanto occultata quanto palese.

Si, perchè in Albania l’edilizia post comunista ben mostra tutte le sue falle. Emerge più vivo che mai, agli occhi di tutti, ciò che tutti sanno, e cioè che si tratta di costruzioni realizzate in piena anarchia da investitori stranieri, boss locali, con una politica consenziente ora di destra, ora di sinistra. Un vero abusivismo edilizio possibile grazie al riciclaggio di denaro proveniente dal traffico di droga, armi, prostituzione. Un andare a braccetto della politica con la malavita che ha reso possibile la realizzazione di ecomostri, sontuosi resort a picco sul mare, suites da mille e una notte. Di qui un boom di turisti con picchi nel 2018 attratti dallo splendore delle spiagge e dalla grande quantità di offerta recettiva che permette bassi costi. Un turismo balneare spregiudicato, con costruzioni prive di regole antisismiche e idrogeologiche, lontane, dunque, da ciò che dovrebbe essere il bene di un Paese.

Qui come altrove, certo.

Altrove crollano ponti. Qui, però è crollata la speranza.

 

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