Il Movimento 5 Stelle e la legge ferrea dell’oligarchia

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-di Pierre De Filippo-

Quando Roberto Michels, nel 1911, scrisse Sociologia del partito politico, all’interno della quale opera sintetizzava la formula della “legge ferrea dell’oligarchia” il Movimento 5 Stella era, evidentemente, di là da venire.

Di acqua sotto i ponti ne sarebbe passata tanta – finanche l’alluvione di Firenze, datata 1966 – prima che Beppe Grillo aprisse il suo blog e desse vita al Vaffa Day con il quale volgarizzare la politica italiana più di quanto non lo fosse già.

Il ragionamento di Michels era semplice: l’iniziale approccio democratico di ogni partito politico perde di senso e di realtà nel momento in cui all’interno di esso viene a crearsi una struttura burocratica col compito di gestirlo. Si creano dei quadri intermedi, dei capicorrente, dei colonnelli che, per tutelare i propri interessi e le proprie rendite di posizione, trasformano il partito in una oligarchia altamente elitaria: la precisa, spietata e inequivocabile descrizione di ciò che sta accadendo all’interno del Movimento 5 Stelle, all’indomani della caotica presa di posizione circa l’appoggio al nascente governo guidato da Mario Draghi.

Dopo sperticate moine delle prime ore, per assicurare che mai e poi mai il Movimento avrebbe appoggiato un Esecutivo guidato da un banchiere, il reggente Vito Crimi era approdato a ben più miti consigli, attraverso la solita formula del “ascoltiamo le proposte e valutiamo”.

Il voto sulla piattaforma Rousseau è poi stato, dobbiamo ammetterlo, abbastanza surreale: un chiaro ed esplicito invito a votare che alcuni tra i più intransigenti – Alessandro Di Battista e Barbara Lezzi, in primis – hanno mal digerito, per usare un eufemismo.

Dopo i voti di fiducia sono partiti avvisi di sfratto, sia dai gruppi parlamentari e sia dal partito nel suo complesso, che hanno lasciato sul terreno uomini che, del M5S, avevano fatto la storia: Nicola Morra, attuale Presidente della Commissione parlamentare antimafia, e Alessio Villarosa, ex sottosegretario all’economia nei governi guidati da Conte.

Per aggiungere ulteriore caos al caos, la reggenza – che ora è in mano a Crimi – dovrebbe essere sostituita da un direttorio, triste simulacro di quello di rivoluzionaria memoria.

Molti tra gli espulsi hanno già fatto sapere di voler fare ricorso, rivolgendosi anche alla magistratura ordinaria, pur di far valere le loro ragioni mentre pensano già di costituire nuovi gruppi in Parlamento sotto lo stemma dell’Italia dei Valori che fu di Di Pietro.

Si è arrivati, a quanto pare, al redde rationem del Movimento: una resa dei conti pronosticata dagli analisti, temuta dai sostenitori e sperata dagli avversari.

Forse inevitabile.

Volendo fare un processo alla storia, meglio, alla cronaca degli ultimi dieci anni, nei quali i grillini sono passati dall’essere una mina forcaiola che riempiva le piazze alzando i toni del conflitto all’essere la forza di maggioranza relativa del Paese, due o tre sono i temi che possono fungere da insegnamento.

In primo luogo, non l’aver abiurato ai propri principi o essere stati palesemente incoerenti (mai alleanze, mai col “partito di Bibbiano”, mai con Renzi, mai con Berlusconi) ma non aver avuto la forza politica di spiegare al proprio elettorato come e perché alcune scelte si fossero, nel frattempo, rivelate obbligate.

In secondo luogo, non essere riusciti a creare una classe dirigente seria e radicata sui territori (il Movimento non ha mai vinto un’elezione regionale e le vittorie alle amministrative si contano sulle dita di una mano).

Terzo, non essere riusciti a raggiungere una completa maturità politica, che gli permettesse di accettare le regole del gioco e non allontanarsene (dalla richiesta di impeachment per il Presidente Mattarella al complotto dei poteri forti dietro la caduta di Conte).

Il Movimento è stato vittima della legge ferrea dell’oligarchia, si è trasformato in struttura iperpiramidale e verticistica, senza poter contare, al tempo stesso, su una classe dirigente altrettanto astuta e carismatica da permettergli di continuare ad imbonire il proprio elettorato.

Perché, in Italia, il potere logora anche chi ne ha troppo…

 

 

“Vito Crimi of the Five Star Movement briefs OSCE PA observers, Rome, 2 March 2018” by oscepa is licensed with CC BY-SA 2.0. To view a copy of this license, visit https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0/

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