Il mio esame di maturità, tra trigonometria e scoperta di nuovi mondi

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-di Maria Gabriella Alfano

La trigonometria non era il mio forte. Al liceo classico le ore settimanali di matematica erano solo due, per fortuna. Cimentarmi con seni, coseni, tangenti e cotangenti che i programmi ministeriali prevedevano per l’ultimo anno non mi entusiasmava. Studiavo svogliatamente la materia: non ne vedevo l’utilità pratica ed ero certa che in futuro non avrei utilizzato quelle nozioni. È così è stato.

In quel periodo l’esame di maturità verteva solo su alcune materie che venivano sorteggiate qualche mese prima della prova finale. Quell’anno toccò a “Italiano” e “Greco” per lo scritto e per l’orale Storia” e, fatto inaspettato per un tipo di scuola di impostazione umanistica, “Matematica”.

Ero brava nelle materie umanistiche, mi piaceva la Storia che mi appassionava perché mi offriva certezze su ciò che era stato prima di me. Ma dover essere esaminata in Matematica mi lasciò basita. Dopo quei primi momenti di smarrimento, complice una buona dose di incoscienza giovanile, presi a studiare allegramente le altre materie d’esame.

All’epoca ero in classe con mia sorella Angela e con Piero, il mio fidanzatino, poi diventato mio marito, ma di comune accordo decidemmo che non avremmo studiato insieme. Preparai gli esami con un’allegra brigata di compagni.  Ci incontravamo da Annalaura,  nella sua villa che, essendo molto grande, ci consentiva ampi spazi di libertà. Era punto di riferimento di numerosi amici con i quali si discuteva, spesso animatamente, dei temi più ampi che caratterizzavano la società del tempo.

I miei compagni di studi erano allergici quanto me alla trigonometria, il cui studio fu relegato in un angolo, per essere resuscitato solo in qualche raro momento.Annalaura ed io preparammo perfino una tesina in Storia dell’arte, materia non obbligatoria, trascurando puntualmente la trigonometria.

Furono settimane fantastiche ed entusiasmanti. Per la prima volta trascorrevo intere giornate fuori casa, sfuggendo alle regole severe dei miei genitori. Per la prima volta mi aprivo a mondi diversi che allargarono i miei orizzonti culturali e umani.

E venne il giorno degli esami. Le prove scritte non mi diedero problemi. Feci un ottimo tema e anche una buona versione di greco. Terminate le prove scritte, presi coscienza del fatto che nei giorni successivi avrei dovuto sostenere l’esame orale e quindi anche quello di matematica. Tentai di correre ai ripari chiedendo al mio fidanzatino, che brillava nella materia, di aiutarmi a recuperare ma, per quanti sforzi facessimo, i risultati non furono entusiasmanti. Lui decise di posizionarsi alle spalle della Commissione esaminatrice per aiutarmi nelle risposte.

Non ero abituata a ricevere suggerimenti e non ero capace di leggere il labiale. L’esaminatore era molto comprensivo, mi esortava a “ragionare”, ma la mia mente era bloccata e si rifiutava di farlo. Insomma la prova di matematica si concluse in modo non entusiasmante. Forte dei buoni risultati nelle altre materie, superai gli esami, anche se il voto finale risenti (ma non più di tanto) di quella imbarazzante mia performance trigonometrica.

Il giorno in cui insieme agli altri compagni andai a prendere visone dei risultati finali dell’esame di maturità, compresi che si era conclusa una fase importante e significativa della mia vita e iniziava quella dell’università, altrettanto avvincente e in continua evoluzione che mi vedeva veramente libera e artefice del mio domani.

 

 

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