Il “matto” Trump ultimo baluardo della libertà

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-di Antonino Papa-

Le vicende afgane hanno di fatto consegnato il mondo alla Cina e decretato Putin l’uomo più influente del pianeta.

Una volta si diceva “Tele Kabul” per intendere un certo modo di fare informazione, ora diremo “The Biden Way” per definire chi percorre la maratona fino ad un metro dal traguardo e poi si lascia superare da chi quella strada dissestata l’aveva percorsa decenni prima per poi abbandonarla e riprenderla dopo che altri l’avevano asfaltata.

Quando l’ex Unione Sovietica di Breznev, in un freddissimo 24 dicembre 1979 decise di invadere quello che sarebbe stato in seguito definito come il “Vietnam Russo”, Vladimir Putin era un neo laureato in giurisprudenza all’università di San Pietroburgo (sua città d’origine) in carriera al servizio del KGB (ora FSB);  quando il 15 febbraio 1989 la Russia di Gorbachev battette in ritirata, Putin meditava di far carriera politica, ed infatti si dimise dal KGB nel 1991 per andare alla corte di Eltsin. Da allora sappiamo tutti com’è andata.

Ed oggi, dopo il secondo conflitto afgano scatenato dagli USA per “vendicare” l’11 settembre, il temerario Vladimir si ritrova a poter essere l’ago della bilancia per mantenere l’equilibrio nel mondo tra Oriente, Occidente, Cina e Mondo Arabo; soprattutto alla luce del recentissimo attentato a Kabul che ha spinto anche il nostro Presidente Draghi a chiedere un intervento Russo al fine di “mediare” e contribuire a ripristinare l’ordine a Kabul e coinvolgere la Cina essendo interlocutore preferenziale anche grazie ai recenti accordi militari russo-cinesi.

Contemporaneamente all’altro capo del pianeta, i media e gli stessi democratici non lesinano attacchi al neo Presidente Biden che ha avuto la “colpa” (sia secondo i media USA che occidentali) di aver abbandonato l’Afganistan (e con gli USA anche gli alleati) vanificando venti anni di sacrifici e lasciando gli afgani alla mercé dei Talebani.

E così molti occidentali iniziano a “rimpiangere la follia di Trump” che con la sua tracotanza ha sempre affrontato a muso duro governanti e dittatori di ogni Paese con i quali si sono venute a creare crisi, basti ricordare la guerra commerciale con la Cina, la guerra reale sfiorata con la Corea Del Nord e le sue parole nei confronti dell’Italia (attraverso il suo portavoce Pompeo) in merito agli accordi commerciali con la Cina: “ve ne pentirete”.

Senza dubbio Trump, anche in virtù dei suoi rapporti “amichevoli” con Putin (accusato dai democratici di averlo aiutato ad essere eletto) avrebbe garantito più sicurezza a livello internazionale proprio per quel suo pensiero imperialista secondo il quale gli USA, non dovevano essere “secondi a nessuno”, “né lasciar campo libero a dittatori e governi autoritari che avrebbero potuto minare la democrazia e la libertà nel mondo”.

Ed infatti lo stesso Trump ha affermato che a suo avviso “Biden dovrebbe dimettersi”.

La morale della favola è che la dura realtà pone Putin quale arbitro unico per spegnere la scintilla afgana e mettere intorno ad un tavolo Talebani, Occidente, Cina e Turchia.

Dopo decenni di equilibrio, l’Occidente ha consegnato il mondo nelle mani di Russia e Cina, due paesi in cui la democrazia è un concetto sconosciuto, ed ha eletto, di fatto, Putin quale interlocutore che si pone nel mezzo … e state pur certi che ne approfitterà.

 

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