Il giallo resta irrisolto: Oleya Rostova non è Denise Pipitone

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Ci abbiamo sperato tutti, ma l’incubo non è ancora terminato. La notizia è stata  ufficializzata: Oleya Rostova non è Denise Pipitone.

Tutto nasce da un appello nato da una ragazza russa ed affidato alla tv del suo Paese per ritrovare la sua mamma. L’età coincideva con quella di Denise Pitone, la bimba di Mazzara del Vallo scomparsa nel 2004, ad appena quattro anni, mentre giocava innanzi all’abitazione della nonna. Una infermiera russa residente Val Seriana contatta la trasmissione Chi l’ha visto?. Dalla Russia alla provincia di Bergamo, dalla redazione romana di Chi l’ha visto alla provincia di Trapani, al cuore di una mamma. Si riaccendono le speranze di ritrovare Denise Pipitone.

Da Nord a Sud l’Italia è stata col fiato sospeso nella speranza che la ragazza ventenne russa, Oleysa Rostova, potesse essere in realtà Denise. Il gruppo sanguigno è risultato però  negativo,  non è quello della bimba di Mazzara e quindi il test del DNA che era in ballo si è reso perfettamente inutile. Pista sbagliata.

Inoltre, per arrivare all’epilogo di questa vicenda si è dovuto attendere  che il format russo, la trasmissione televisiva a cui si era rivolta Oleysa Rostova, facesse il suo iter. E’ nell’ambito della trasmissione che il conduttore ha infatti aperto una busta con il responso circa le analisi del sangue eseguite della ragazza.

Dolore sotto i riflettori, spettacolarizzazione di una tragedia che ha assunto i toni di un reality che ha ben saputo cavalcare l’onda del caso, fortemente sentito dall’opinione pubblica italiana. Intanto il difensore di Piera Pipitone, l’avv Frazzitta, per accorciare i tempi, ha deciso di partecipare al collegamento del programma tv russo sottolineando però la cattiva gestione del caso da parte della tv russa stessa, affermando di essere fiero di essere italiano perché in Italia qualcosa del genere non sarebbe mai accaduta.

Un incubo riuscito che rende ancora dolorose le giornate di Piera Maggio e Piero Pulizzi, padre biologico di Denise. Troppo tempo è trascorso alla ricerca della loro piccola, ben 17 anni interminabili tra piste sbagliate, indagini, processi e speranze mai soffocate.

E’ il 2005 quando Jessica Pulizzi, sorellastra di Denise, è indagata, verrà assolta dal Tribunale di Marsala, solo nel 2013 a 26 anni; gli indizi non provano il coinvolgimento nel sequestro. Suo padre è il padre di Denise, avuta da una relazione extraconiugale con Piera Maggio, il movente era “gelosia ed astio”. Spunta nel 2007 un pentito che confessa di aver aiutato l’ex moglie di Pulizzi a disfarsi del corpo della piccola che sarebbe stato nascosto in un congelatore e poi buttato a mare. La pista risulterà falsa. Si apre una speranza in Grecia nel 2008, una bimba sull’isola di Kos viene fermata. Sta con una donna albanese e parla molto bene l’italiano, ma il DNA non è quello di Denise. Si indaga per omicidio. Nel 2014 alcune intercettazioni ambientali riferiscono, per bocca di Jessica Pulizzi, che la madre di quest’ultima avrebbe ucciso Denise. Il caso viene riaperto.

Piera Maggio continua affannosamente a cercare la sua Denise.

 

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