Il falso ottimismo e la realtà sconfortante della UE

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di Giuseppe Esposito

Dopo e sue dure parole, pronunciate all’avvio della riunione dei leader europei il giorno 20 ottobre, Mario Draghi ha tenuto, alla fine della seconda ed ultima giornata dell’incontro, una conferenza stampa in cui i suoi toni sono apparsi più concilianti e l’orizzonte delineato è sembrato meno fosco, ma non privo di ombre.

I leader riuniti a Bruxelles non sono nemmeno questa volta riusciti a trovare una soluzione condivisa sulla scottante materia del prezzo del gas ed, ancora una volta, hanno rilanciato la palla alla Commissione Europea, la quale nel mese di dicembre proporrà al Consiglio un nuovo documento.

Nel frattempo nei vari paesi, soprattutto quelli del sud, la crisi morde ed il caro bollette rende assai difficile la vita di imprese e famiglie ed assai scuro il futuro prossimo.

Il nostro Premier, alla sua ultima missione in questa veste ha affermato: “È andata bene.”  A ben guardare però ci sembra che tali parole siano animate da un ottimismo del tutto inappropriato. I Paesi del Sud Europa hanno infatti incassato una cautissima apertura a un eventuale nuovo debito comune. Ed anche il comunicato finale del presidente Charles Michel presenta lo stesso difetto. Egli ha infatti affermato:

Il Consiglio europeo ha raggiunto un accordo sull’energia. Prevalgono unità e solidarietà. Si è concordato di lavorare su misure per contenere i prezzi dell’energia per imprese e famiglie. Il Consiglio europeo richiama il Consiglio stesso e la Commissione a proporre con urgenza decisioni concrete su acquisto congiunto volontario di gas, l’accelerazione delle negoziazioni con partners affidabili ed un nuovo benchmark complementare entro l’inizio del 2023, che rifletta in modo più accurato le condizioni del mercato ed un corridoio temporaneo dei prezzi sulle transazioni, per limitare immediatamente gli episodi di prezzi eccessivi.”

Sembra davvero la solita aria fritta e, soprattutto, quello che manca è la necessaria tempestività a fronte di un fenomeno che sta mettendo in ginocchio l’economia di un intero continente e soprattutto quella dei principali pese manufatturieri, tra cui l’Italia.

Dunque ottimismo fuori luogo e dichiarazioni vaghe dopo due giorni di riunioni su un argomento così urgente. Questa è la UE? Si ha l’impressione che le sue strutture operino su una scala temporale assolutamente lontana da quella che scandisce i tempi di una crisi devastante e che non trova uguali negli ultimi settant’anni.  I burocrati di Bruxelles sembra che vivano in una dimensione tutta loro, all’interno di una turris eburnea in cui gli echi della realtà giungano assai attutiti oppure non vi giungano per niente.

Per fortuna in questi giorni, per ragioni imprevedibili le quotazioni del gas al Ttf di Amsterdam si sono attestate intorno ai 117 Euro/Megawattora. Assai inferiori ai picchi vicini ai 300 euro ma pur sempre pari a cinque volte i 20 Euro/ Megawattora di aprile 2021.

Certo che il fatto veramente inquietate è che la riunione dei leader europei non sia stata capace di produrre se non vaghe linee guida su cui la Commissione tornerà a lavorare, per produrre poi in novembre un nuovo documento al Consiglio. Sembra che questi burocrati europei abbiano preso gusto a giocare un tragico pin pong sulla pelle dei cittadini.

Nel frattempo si continua a bruciare denaro per l’invio di armi a Kiev e non si prende posizione sulla ricerca di una via negoziale per l’uscita dal conflitto in Ucraina.

Nessuno osa affrontare la realtà e si perde solo tempo, a causa degli ostacoli che, sulla via della definizione di un limite al prezzo del gas, pongono i soliti paesi del nord quali Olanda e Germania. Quest’ultima ha deciso di procedere per conto suo nella ricerca di una soluzione alla crisi enrgetica in atto. Altro che unità e solidarietà sventolati da Michel.

La UE è a tutti gli effetti incapace di prendere decisioni concrete su una materia vitale quale l’energia e non produce che dichiarazioni fumose e prive di contenuti e dilazioni. Nel frattempo l’orlo del baratro è sempre più vicino e tutti noi ci si avvia quasi rassegnati, senza una vera protesta, come agnelli condotti al macello.

L’accenno ad emettere nuovo debito comune, così come si è fatto in seguito ai danni prodotti dalla pandemia, è piuttosto vago e ci si gingilla nel considerare le due possibili strade da imboccare.

La prima prevede la creazione di un piano che si potrebbe denominare Sure 2, ossia un nuovo stanziamento di fondi europei simile al Recovery Fund che ci ha portato a disporre di crediti per 209 miliardi di euro. La seconda strada sarebbe quella di esplorare la possibilità di utilizzare fondi residui e già stanziati nell’ambito sia del Recovery Fund che del RePowerEu.

Naturalmente i paesi cosiddetti frugali spingono per la seconda ipotesi ed il premier olandese Mark Rutte afferma:

C’è ancora bisogno di discutere molto. Il dibattito proseguirà.”

Tanto l’Olanda è energeticamente autosufficiente e degli altri partners europei chi se ne frega.

Quanto all’Ungheria di Orban va, come al solito, per conto suo e continua ad acquistare gas dalla Russia a prezzi di favore e vede l’inserimento di un price cap come una turbativa per i suoi acquisti.

Quanto al cancelliere tedesco Scholz, egli è prigioniero della sua debolezza politica sul fronte interno e cerca di barcamenarsi, in maniera assai poco elegante, senza riuscire ad assumere una posizione chiara.Nel frattempo ha stanziato 200 miliardi per aiuti alle imprese e famiglie tedesche. Alla faccia della unità e solidarietà richiamata da Charles Michel.

Alla luce di tutto ciò l’ottimismo esibito dal nostro Draghi alla fine dei lavori appare quindi inopportuna a fronte di una reale condizione della UE che ci appare davvero sconfortante. L’Unione sembra esposta al rischio di una dissoluzione per conclamata capacità di reagire alle minacce di una realtà davvero assai preoccupante. Una realtà in cui siamo scivolati proprio per la mancanza dell’Europa di assumere un proprio ruolo sullo scacchiere mondiale. Gli interni egoismi e la mancanza di solidarietà oltre che alla soggezione al verbo neoliberista porteranno la UE alla sua fine.

 

 

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