Il caso: morire a dieci anni per un sfida su TikTok

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-di Claudia Izzo

Ci stavo pensando da quando la notizia è ribalzata ovunque, ma le parole non venivano. Non oso immaginare il dolore dei genitori, perché è al di là di ogni logica umanamente accettabile. Non oso immaginare come questi possano continuare a vivere sapendo che la loro figlia di appena dieci anni sia morta per propria scelta. Anzi, per una sfida estrema su TikTok. Ed oggi il prelievo degli organi per una donazione multipla destinata a quattro bambini in altre regioni d’Italia, così come hanno deciso i genitori di Antonella.

Palermo, via Schiavuzzo, una giornata come tante, vissuta con la pandemia in atto e Antonella a casa per paura del Covid. Antonella ha 10 anni, è una bambina piena di vita ed ubbidiente. Da grande sogna di fare l’estetista, una bambina molto social, con 3 account Facebook ed una decina su Instagram, balla, canta, scarica dai social tutorial per truccarsi e per provare nuove acconciature. Una famiglia unita la sua, con il papà Angelo, 33 anni, muratore a giornata, mamma casalinga, due sorelline ed una in arrivo.

Ma qualcosa ha preso il sopravvento. Un gioco su TIkTok, il social musicale cinese, una prova estrema, si chiama  Blackout Challenge ed è  l’assurda sfida che sta spopolando tra i giovanissimi che invita i partecipanti a stringersi una corda intorno al collo per provare la propria resistenza, vince chi  resiste più a lungo. Secondo ricerche varie, 1 ragazzo su 6 conosce questa challenge online e, 1 su 5, ha sfidato se stesso almeno una volta.

Antonella va in bagno e lega la cintura dell’accappatoio attorno alla gola, l’aggancia al termosifone. La stringe bene intorno al collo, bisogna vincere la sfida, tutto rigorosamente da riprendere con il cellulare per pubblicarlo su TikTok. Antonella muore così, “coma profondo da encefalopatia post anossica prolungata”, asfissia da strangolamento, come ha dichiarato la direzione sanitaria dell’Ospedale dei Bambini. Antonella è riuscita a diventare una  “star di TikTok” mentre la Procura apre un’inchiesta.

Infiniti  e legittimi gli interrogativi in un momento storico in cui i social diventano l’unica agorà in cui socializzare, essere presenti e protagonisti ad ogni costo. Trucchi estremi, prove estreme, foto in posizioni e luoghi estremi, perché la parola d’ordine è ” farsi notare”. Si esiste solo se si è protagonisti di social, se ci si mostra, se  si offre in pasto a tutti, ad ogni ora del giorno e della notte, la nostra bellezza, la nostra bravura, il nostro coraggio oltre ogni limite. Tutto è al vaglio degli sguardi altrui, in una affannosa ricerca di consensi. Acquisiamo valore in relazione al numero di coloro che alzando un pollice in segno di approvazione. Siamo tornati all’epoca degli imperatori romani.

Intanto, la vita vera scorre, altrove. Bisognerebbe andare alla riscoperta della nostra interiorità, anestetizzata da video, monitor, chat, immagini a gogo, perché la vita vera, la sua profondità più autentica la sua intrinseca bellezza, l’assaporiamo sicuramente quando non siamo connessi ai social.

Forse, la speranza delle nuove leve sarà in un click.

Di spegnimento dei social.

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