Il Canto degli Italiani

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di Nicola Olivieri-

In Italia non c’è nulla di più definitivo del provvisorio” diceva Giuseppe Prezzolini, giornalista, scrittore e fondatore nel 1908 de La Voce. E mai come nel caso dell’Inno di Mameli, la Canzone degli italiani, quello che cantiamo tutti quando vogliamo sentirci tutti insieme italiani in un impeto di sentimento unitario, che si tratti di una specie di esorcismo verso la pandemia di Covid-19 o di una finale di calcio, questa frase calza come un guanto.

Scritto nel 1847 dal genovese Goffredo Mameli in occasione di una protesta su alcune riforme poco gradite, fu musicato da un altro genovese, Michele Novaro, in Si bemolle maggiore per essere particolarmente adatto ai fiati di una banda che, si immaginava, lo dovessero eseguire.

Durante il Risorgimento divenne un canto molto popolare, ma fu criticato dallo stesso Mazzini che lo considerava “troppo poco marziale” e dopo l’Unità d’Italia non fu scelto come inno ufficiale perché gli fu preferita la Marcia Reale di Casa Savoia.

Mameli era un giacobino sostenitore della Rivoluzione francese e fu proprio La Marsigliese ad ispirare i versi della sua composizione, la quale dovette attendere la fine della Seconda Guerra Mondiale prima di essere scelto come Inno Nazionale.

Il 2 giugno 1946, con un referendum, l’Italia divenne una Repubblica Parlamentare ma solo il 12 ottobre di quello stesso anno, l’Inno di Mameli (il nome più popolare, conosciuto anche come Canto degli Italiani, Fratelli d’Italia o Inno d’Italia) venne scelto come inno nazionale… provvisorio.

E resterà tale fino al 4 dicembre 2017 quando con la legge 181 diventa inno nazionale de iure, ma contrariamente a quanto si immagina c’è ancora un po’ di strada da fare perché manca ancora il decreto attuativo.

Ecco il testo completo

Fratelli d’Italia
L’Italia s’è desta,
Dell’elmo di Scipio
S’è cinta la testa.
Dov’è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l’ora suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Uniamoci, amiamoci,
l’Unione, e l’amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Dall’Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn’uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d’Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d’ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l’Aquila d’Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d’Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

(Evviva l’Italia
Dal sonno s’è desta
Dell’elmo di Scipio
s’è cinta la testa
Dov’è la vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò).

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