I ragazzi e il mostro chiamato Covid 19: la vita è adesso.

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-di Claudia Izzo-

E’ il popolo dei giovani, dei ragazzi dai jeans a vita bassa, strappati, con piumini ben chiusi e cuffiette nelle orecchie a cercare un senso a tutto questo periodo.

Hanno sognato di diventare grandi da quando hanno fatto il loro ingresso negli austeri licei. Hanno sognato di crescere tra versioni da tradurre, letteratura e matematica ma anche tra feste e gite scolastiche perchè si sa quanto sia bella l’aggregazione soprattutto a questa età.

E invece ci ha pensato il Covid 19 a diffondersi, ad allontanarli gli uni dagli altri, a cambiare abitudini, stili di vita, a  frantumare la scelta delle camere da condividere alla gita, ad annientare la scelta del vestito dei 18 anni, a dividere gli stessi ragazzi tra pro vaccinazioni e no vax perchè a casa i genitori sono no vax. E c’è chi sogna università lontane, “ma poi se il virus ci tiene sempre distanti?”. E c’è chi per un anno, impaurito, a scuola non c’è più tornato dopo il lockdown, chiudendosi in un mondo tutto suo, fatto di buio e di solitudine.

E’ il popolo dei ragazzi, che seguono in DAD appena si verificano casi in aula e continuano a seguire le lezioni dietro uno schermo, con il pigiama sotto. Sono i nostri ragazzi a cui il virus ha rubato lo stare insieme, la palestra, le attività pomeridiane. Gli abbracci. Quelli meglio davvero dimenticarli. Ma è di questo che i ragazzi hanno fame: d’affetto in un periodo in cui le famiglie scoppiano ancora di più perchè il lockdown, inutile negarlo, ha cristallizzato tante coppie ad un passo dal chiedere il divorzio. I nostri ragazzi hanno bisogno di credere che la vita porti anche bellezza e non solo malattia e morte.

E la vita cammina con il loro cassetto dei sogni che si riempie ogni giorno di più.

Ci auguriamo di venir fuori presto da questo incubo ben riuscito. Sul fatto che si possa diventare migliori dopo questa pandemia non ci ho mai sperato. Ognuno si manifesta per quel che è e le sciagure credo che non facciano altro che acuire la pasta di cui siamo fatti. Un po’ come il tempo e le situazioni che ci mettono alla prova.

Così, soprattutto adesso, siamo noi stessi che veniamo messi a nudo, incapaci anche di provvedere alla spesa del nostro vicino che si è “beccato” il covid. Evitiamo di porci il problema. Come se fossimo immuni da tutto, noi.

Incapaci d’amare perchè privi d’amore. I ragazzi questo ce l’insegnano, la loro voglia di voler bene non si riesce a contenere e se le candeline non si possono spegnere a scuola perchè c’è la DAD, si vola a casa dell’amica che festeggia i 18 con la candelina sul cornetto, che si spegne e basta, prima dell’inizio delle lezioni. Per amore e per tradizione. Altrimenti porta sfiga.

Osserviamoli questi ragazzi sui nostri lungomari assolati a rincorrere quello spicchio di sole che avevamo loro promesso, desiderosi di andare lontano a scoprire il mondo, anche se con la mascherina a coprire il sorriso. Perchè è per loro che dobbiamo rispettare le regole e dare l’esempio affinchè essi, prima di tutti, escano da questo caos fatto di ospedali pieni e no vax a manifestare, per giungere in un tempo migliore pieno di pagine da scrivere e canzoni da gridare al vento della loro primavera che, nonostante tutto, deve avere i suoi fiori.

 

Immagine Pixabay Licence

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