I primi passi dell’Internazionale sovranista

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-di  Pierre De Filippo-

Internazionale sovranista: solo la politica avrebbe potuto concepire e credere davvero in un ossimoro come questo. Perché, oggettivamente, delle due l’una: o si è internazionali – che significa, in soldoni, europeisti – o si è sovranisti, che è nulla di più e nulla di meno del suo inverso.

Non si può stare un po’ di qui e un po’ di lì, perché il rischio è non significare nulla.

Certo, in Italia questa manifesta ambiguità piace perché permette alle forze che la ostentano – la Lega e Fratelli d’Italia – di dare un colpo alla botte ed uno al cerchio, di avere la botte piena e la moglie ubriaca: l’Unione europea deve assolutamente aiutarci se abbiamo dei problemi, se siamo in difficoltà, se i migranti ci invadono, se la crisi economica ci mette alle corde, se non siamo efficaci nella somministrazione dei vaccini ma, allo stesso tempo, non deve mettere becco nei nostri affari, che sono nostri proprio perché noi siamo uno Stato sovrano.

Sovrano nella buona sorte, non sovrano nella cattiva.

C’è, dietro questo ragionamento – mi sia consentito – del fanciullesco e dell’infantile, un po’ come credere a Babbo Natale o a che l’Italia possa migliorare così, con uno schioppo di dita.

È notizia di pochi giorni fa il comunicato – a firma Marine Le Pen – col quale si chiamano a raccolta tutti gli antieuropeisti d’Europa. La leader del Rassemblement national è uscita sconfitta alle regionali di giugno, in cui, nonostante le rosee aspettative, non è riuscita ad accaparrarsi alcuno scranno a causa del cordone sanitario organizzato da tutto quello che, in Italia, avremmo definito arco costituzionale.

È stata la spinta decisiva alla chiamata alle armi: “l’Unione europea continua a perseguire la strada federalista che la allontana inesorabilmente dai popoli che sono il cuore pulsante della nostra civiltà. La Conferenza sul futuro dell’Europa, lanciata lo scorso maggio, è l’ennesima cortina fumogena che consentirà all’Ue di espropriare gli Stati della capacità di controllare il proprio destino”, si legge, categoricamente, nel documento.

Dunque, pare voler dire la bionda Marine, i sovranisti devono coalizzarsi al fine di evitare questo svuotamento di funzioni e valori degli Stati. E sì, perché quello dei valori è un tema altrettanto sentito, pari alla perdita di funzioni e competenza: si rimarca la comune origine alla cultura religiosa giudaico-cristiana, ai valori della famiglia e si accusa l’Ue di minare la morale collettiva con una visione eccessivamente liberale e lassista.

Resistere in luogo di concedere.

Chi ha risposto all’appello della Le Pen?

Ha risposto prontamente Viktor Orbàn, che quando c’è da ribadire l’importanza della da lui creata democrazia illiberale è sempre in prima fila; ha risposto prontamente Jaroslaw Kaczynski, che nella sua Polonia sta mortificando l’autonomia del potere giudiziario e la libertà di cronaca di tanti giornalisti; ha risposto prontamente Santiago Abascal, il leader spagnolo di Vox, partito in grande crescita; e hanno risposto prontamente Giorgia Meloni e Matteo Salvini, che proprio non hanno bisogno di presentazioni.

Fratelli d’Italia intende legittimarsi anche internazionalmente dopo l’esponenziale crescita nei sondaggi che la vedono, secondo qualche indagine, addirittura primo partito.

E poi gode di una condizione invidiabile: vivendo una fase di grande crescita ogni possibilità di OPA ostile alla leadership, di politica di potenza di qualche colonnello è ridotta al lumicino. Si segue pedissequamente ciò che Giorgia dice, anche perché è forse l’unica ad averci creduto davvero.

In casa Lega la situazione è diversa: dopo il picco delle Europee il partito ha perso oltre 10 punti percentuali e qualche voce, seppur timida, di dissenso inizia a serpeggiare.

Serpeggia quella importante di Giancarlo Giorgetti, ministro al MISE, che ha detto di non aver letto il comunicato, riducendone – di fatto – l’importanza.

È, però, un fatto che Giorgetti vorrebbe maggiormente istituzionalizzare il partito, renderlo più moderato, più liberale e più vicino alla grande e storica famiglia del Partito popolare europeo, quella della quale fa parte Forza Italia, per capirci.

E non è nemmeno un caso che Giorgetti sia uno di quelli, sponda Lega, ad insistere maggiormente per una federazione tra i due partiti; una federazione difficile da realizzare e, forse, anche da immaginare.

Proprio sull’appartenenza ai gruppi parlamentari in seno al Parlamento europeo potrebbero sorgere le prime questioni tra gli aderenti al documento che, oltre ai già citati leader, conta anche partiti olandesi, estoni, greci per un totale di sedici soggetti politici.

Sostanzialmente divisi a metà tra ECR, il Gruppo dei Conservatori e dei Riformisti – il gruppo di Fratelli d’Italia e del polacco PiS, per capirci – più orientato ad una visione conservatrice della società, soprattutto in materia di moralità e di religione e ID, Identità e Democrazia – di cui fa parte la Lega e il RN francese – che, con più ostinazione, si batte contro i cosiddetti euroinomani di Bruxelles.

Si discute di fondere i due gruppi ma, credo, con difficoltà si arriverà a farlo poiché le stellette piacciono a tutti e mantenere la propria autonomia ha sempre la sua convenienza.

Resta l’interrogativo di fondo: cosa significa internazionale sovranista?

Probabilmente nulla, è un ossimoro e, se non fossimo in politica, verrebbe visto come tale, adatto ad una commedia di Pirandello, non alla vita reale.

 

 

 

 

“Marine Le Pen, Leader of the French National Front” by theglobalpanorama is licensed under CC BY-SA 2.0

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