I colpevoli silenzi della stampa ed il pragmatismo di un quasi centenario.

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di Giuseppe Esposito-

In questi torridi giorni di un’estate giunta al suo culmine, la nostra informazione ha messo in secondo piano quanto avviene in Ucraina, dove la guerra continua, per interessarsi allo squallido teatrino offerto dalla politica nostrana, causa le elezioni del  settembre prossimo.

Quello offerto di quel che resta dei partiti è davvero uno spettacolo inverecondo. A causa della riduzione del numero di parlamentari stabilita da una recente legge, all’interno dei partiti si è scatenato uno scontro furibondo per accaparrarsi i pochi posti disponibili, posti assegnati dalle segreterie dei partiti, grazie alla pessima legge elettorale, voluta dal PD quando alla sua guida vi era lo sciagurato Renzi.

Il dibattito politico ha raggiunto i livelli più bassi della storia repubblicana e di tutto si parla fuorché dei veri problemi del Paese. Nessuno dei cosiddetti partiti dispone di un programma o di una visione del futuro per il nostro paese, né, tantomeno, di una qualche pallida idea su come affrontare lo tsunami che sta per rovesciarsi su di noi, grazie alle scelte improvvide, fatte per obbedire ai desiderata di Washington.

La siccità, l’inflazione giunta a livelli mai più visti negli ultimi quarant’anni, la penuria di risorse energetiche e la crescita vertiginosa dei prezzi delle materie prime, sembrano dettagli trascurabili nel dibattito politico. Nel frattempo le aziende falliscono, i lavoratori si ritrovano per strada e le famiglie non sono più in grado di pagare i costi di gas, energia elettrica, e la spesa al supermercato diviene sempre più gravosa.

Dopo la caduta del governo Draghi sembrano tutti orfani dell’ex banchiere centrale anche se il Governo da lui presieduto è responsabile della situazione attuale. Pur essendo prevedibile la situazione gravissima in cui ci troviamo immersi, nulla ha fatto il Governo per scongiurarla. Anzi, ha scelto la strada dell’invio di armi in Ucraina, di incrementare il bilancio statale per gli armamenti ed ha trascurato completamente ogni altro aspetto della nostra, oramai traballante, economia.

Intanto la guerra ucraina e la speculazione internazionale continuano a produrre i loro letali effetti, mentre i nostri politici danzano sulla tolda della nave che affonda.

Unica voce a levarsi contro la guerra, continua ad essere quella di Papa Francesco, senza che nessuno si prenda la briga di ascoltarla. Nel recente convegno di Rimini, organizzato come ogni anno da Comunione e Liberazione, associazione in cui confluiscono i peggiori interessi di un mondo che si stenta a definire cattolico, il pubblico si è spellato le mani per applaudire i politici sfilati sul palco ed ognuno dei quali sembrava vivesse in un altro mondo in cui gli echi della grave condizione attuale nemmeno riescono a giungere. Il Premier, orami ex, ha fatto un bilancio più che lusinghiero della sua azione politica, trascurando il fatto che i risultati di quella azione sono sotto gli occhi di tutti e sono tutt’altro che lusinghieri, anzi sono drammatici. Ma che importa, la realtà è completamente ignorata in nome di una narrazione falsa ed ipocrita.

Mentre tutto ciò avviene in questo Paese davvero sciagurato, dall’altra parte dell’Oceano, un ex segretario di Stato, ai tempi di Nixon e di Ford, ha fatto sentire la sua voce ed ha lucidamente condannato la propensione del suo Paese all’escalation bellica. Ha condannato e bollato come estremamente pericolosa la volontà di perpetuare quel conflitto che era sembrato all’inizio quasi un blitzkrieg e si sta ora trasformando in una guerra di posizione, di logoramento dove ogni ragionevolezza è stata abbandonata.

Ora l’ex comico Zelenskij, a capo del governo ucraino, ha preso a cianciare che la fine delle ostilità si potrà avere solo quando i confini del suo Paese potranno tornare ad essere quelli di prima del 1994, includenti cioè anche la Crimea. Una posizione oltranzista e fuori dalla realtà del momento. Posizione che non permette certo l’avvio di un negoziato. E ciò accade perché i suoi sponsor di oltreoceano sembrano essere interessati a far proseguire la guerra, per inseguire i loro interessi. Ma, con lucidità invidiabile per un quasi centenario, Kissinger invita ad adoperarsi nella ricerca di una via negoziale di uscita dalla crisi in atto. La sua posizione è scevra completamente da ogni ideologismo ed improntata al pragmatismo che lo ha sempre caratterizzato.

Per Kissinger la cosa più importante è il primato dell’equilibrio nei rapporti internazionali, equilibrio che deve spingere verso un novo e stabile ordine mondiale dove ogni potenza potrà continuare a coltivare i propri interessi, ma essi vanno contemperati a quelli di ognuno degli altri attori che agiscono sulla scena mondiale. Nulla di nuovo solo l’applicazione del vecchio e, spesso dimenticato, buon senso.

In caso contrario l’esito dello scontro in atto può rivelarsi fatale per il mondo intero. Spingere la Russia nell’angolo può essere fatale perché potrebbe spingere Putin a far ricorso al suo arsenale nucleare. E questo sarebbe solo l’ultimo atto della tragedia in corso.

Del resto, anche dal punto di vista politico, la Russia nelle braccia della Cina non sembra essere un risultato molto conveniente. L’Europa non può fare a meno dei suoi rapporti commerciali con la Russia e l’effetto delle sanzioni irrogate sulla spinta americana sta già producendo i suoi effetti: l’economia dei principali Paesi del vecchio continente è sull’orlo del baratro e, se non si trova al più presto il modo per far tacere le armi, in quel baratro precipiteremo tutti.

Quanto agli americani, essi sono fuori dalla tempesta poiché sulla loro economia le sanzioni non hanno prodotto effetto alcuno. Bisognerebbe dunque prendere atto che gli interessi europei non collimano in alcun modo con quelli di Washington. Una volta chiarito ciò occorrerà muoversi di conseguenza ed affrettarsi a ricercare una soluzione diplomatica in luogo di spingere per il prosieguo della guerra in corso. Del resto, contrariamente a quanto si è spesso affermato, il pericolo che la Russia possa diventare un impero euroasiatico è davvero assai remoto, vista la limitatezza dei mezzi militari di cui dispone.

Il vero pericolo è quello di spingerla nell’abbraccio, quello si davvero pericoloso, con la Cina. Ciò metterebbe a rischio l’economia del vecchio continente. Esso sarebbe così condannato all’irrilevanza e non potrebbe svolgere invece l’importante ruolo cui, nella conservazione dell’equilibrio generale, esso è destinato.  La soluzione verso cui tendere, dice ancora Kissinger, è quella di un accordo in cui l’Ucraina neutrale potrebbe essere la condizione basilare su cui poggiare l’avvio di trattative di pace. Soluzione già balenata all’inizio del conflitto e che è stata lasciata cadere colpevolmente da chi aveva interesse a far deflagrare questo scontro in cui i veri interessi non sono quelli dell’Ucraina, ma quelli non dichiarati apertamente, dell’America. Quella in Ucraina sembra essere una guerra per procura dell’America contro la Russia di Putin ed il cui prezzo è pagato dagli ucraini in primis, ma anche dall’Europa. Bisogna allora affrettarsi e cercare la via diplomatica alla fine della crisi, prima che sia troppo tardi e nella speranza che il tempo non sia già scaduto.

 

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