Hiroshima, Nagasaki e l’orgoglio del popolo dei Samurai

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“L’uomo ha scoperto la bomba atomica, però nessun topo al mondo costruirebbe una trappola per topi.” (Albert Einstein)

Ore 8.00 del 6 agosto 1945, Hiroshima è una città del Sud Occidentale ed ancora non sapeva che sarebbe diventata famosa nel mondo per la prima esplosione di una bomba atomica sul suo territorio. Di lì a 15 minuti sarebbe stata colpita al cuore con una nuova arma “capace di distruggere il mondo intero”, come riferì il Ministro della Guerra Henry Stimson all’allora presidente americano Truman.

Poco prima delle ore 8 di quel 6 agosto, la stazione radar di Hiroshima ridimensionò l’allarme per i velivoli entrati nello spazio aereo giapponese, in fondo erano solo tre.  Si trattava  però dei tre bombardieri statunitensi poi passati alla storia: Enola Gay, così chiamato dal nome della mamma del bombardiere, The Great Artiste e un altro aereo, in seguito chiamato Necessary Evil, cioè “male necessario”, la cui unica funzione era quella di documentare attraverso una serie di fotografie gli effetti causati dal nuovo mezzo di distruzione. Morirono sul colpo tra le 70 000 e le 80 000 persone, il 90% degli edifici venne completamente raso al suolo insieme a tutti e cinquantuno i templi della città. A non crollare fu la sala della prefettura per la promozione industriale, ora comunemente conosciuta come Genbaku o “Cupola della bomba-A”, le cui rovine furono chiamate Memoriale della pace di Hiroshima e sono sito Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO dal 1996, nonostante le obiezioni degli Stati Uniti e della Cina. Le necrosi e l’avvelenamento da radiazioni causarono nel tempo ulteriori stragi tra la popolazione, ad Hiroschima persero la vita, alla fine del 1945, circa 200mila persone

Little Boy quindi non è un piccolo ragazzo ma il nome in codice della bomba Mk 1, la  prima arma nucleare della storia, seconda detonazione dopo quella fatta esplodere il 16 luglio di quello stesso anno ad Alamogordo nel Nuovo Messico.

La bomba atomica aeronautica impiegata nel bombardamento strategico da parte degli Stati Uniti contro contro la città giapponese pesava 4037 Kg, tre metri per un diametro di 71 cm, un proiettile di uranio arricchito all’80% sganciato a 9467 metri di quota  e fatto esplodere all’altezza di 580 metri per sortire i maggiori effetti distruttivi. Little Boy era un prototipo non provato, quello su Hiroshima fu un vero e proprio test di funzionamento.

Obiettivo americano:  la resa incondizionata dell’impero giapponese. Il bombardamento aveva come finalità la rapida fine della guerra, infliggendo una distruzione totale, infondendo quindi nel governo giapponese il timore di ulteriore distruzione. La bomba doveva avere un effetto a dir poco spettacolare su tutto il resto del mondo. E così fu. Tutto avvenne così come fu dettagliatamente studiato a tavolino dal governo americano.

«Se non accettano adesso le nostre condizioni, si possono aspettare una pioggia di distruzione dall’alto, come mai se ne sono viste su questa terra». affermò il presidente Truman. A questa affermazione fecero seguito lanci di  volantini e furono dati avvertimenti al Giappone da Radio Saipan mentre l’Unione Sovietica rotto il patto di neutralità dichiarò guerra all’Impero giapponese. Di risposta l’esercito imperiale giapponese impose la legge marziale per arrestare chiunque avesse tentato di firmare la pace, forti della loro  tradizione di orgoglio e onore del codice dei samurai.

Il Giappone era intenzionata a non arrendersi e fu la volta di Nagasaki: la mattina del 9 agosto 1945 l’equipaggio del Boeing B-29 Superfortress, il bombardiere scelto per la missione, si alzò in volo con a bordo la bomba atomica soprannominata “Fat Man”, alla volta di Kokura, l’obiettivo iniziale della missione.

Furono sganciati  tre paracaduti contenenti messaggi per il fisico nucleare Ryokichi Sagane dell’Università Imperiale di Tokyo. Era lui ad aver studiato all’Università di Berkeley assieme a tre degli scienziati responsabili della bomba atomica, era lui che avrebbe potuto informare la popolazione dell’immane pericolo. I messaggi non furono mai consegnati al destinatario. Alle 11:02, il nuovo obiettivo era ancora una volta nascosto dalle nubi, impensabile dunque tornare indietro con un’arma atomica a bordo, il comandante decise, in contrasto con gli ordini, di individuare il bersaglio anche attraverso le nubi:  “Fat Man”, fu sganciata a quasi 4 km a nord-ovest dall’obiettivo, “sbaglio” che  salvò gran parte della città.

Circa 3500040 000 dei 240 000 residenti a Nagasaki vennero uccisi all’istante e oltre 55 000 rimasero feriti. Morirono in totale circa 80 000 persone, incluse quelle esposte alle radiazioni nei mesi seguenti. Tra le persone presenti a Nagasaki il 9 agosto vi era anche un ristretto numero di sopravvissuti di Hiroshima. 

Il 15 agosto 1945 il Giappone firmò la resa. Finì la seconda guerra mondiale. I superstiti del bombardamento vennero chiamati hibakusha (被爆者) letteralmente “persona esposta alla bomba”.

 

 

 

 

 

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